Caro Grillo, le scrivo questa cartolina perché così almeno c’è qualcuno che parla un po’ di lei. In effetti mi fa tristezza vedere il disinteresse con cui è stato accolto il suo annunciatissimo «ritorno in scena».
È successo esattamente una settimana fa: per il rientro in pompa magna aveva scelto il podcast più trendy del momento (quello di Fedez), aveva preparato l’evento con battage d’altri tempi ed era anche riuscito a creare l’attesa per qualcosa di importante, quasi epocale. E poi? Flop. Bluff. Sdeng. Praticamente il nulla. È scivolato via tutto come acqua fresca sulla roccia. Qualche articoletto di giornale qua e là, una citazione a margine, niente di più. Non l’hanno proprio filata di pezza. E come se, dopo aver mandato affanculo il mondo, adesso il mondo mandasse affanculo lei. Ma senza neanche bisogno di urlare. Sottovoce.
Il ritorno in scena finito nel nulla
Ah che nostalgia per le sue uscite di un tempo, quando ogni discesa a Roma era inseguita dai giornalisti. Quando sotto il suo hotel c’erano bivacchi diurni e notturni. Quando le sue traversate dello Stretto a nuoto erano seguite in diretta tv. Quando ogni sua parola rimbalzava moltiplicata su mille canali. Adesso c’è Giuseppe Conte che le ruba la scena. Com’è che l’ha chiamato? Reverendo Jones. Non fa nemmeno ridere. Che nostalgia per gli anni d’oro quando s’inventava soprannomi esilaranti come Gargamella Bersani, l’ebetino di Firenze (Renzi), Rigor Montis, Fabio Strazio (Fazio) e Morfeo (Napolitano). Dove è finito quel sarcasmo graffiante? Da quando le hanno sfilato il partito sembra che le abbiano sfilato anche la verve.
La coerenza di Grillo e le vecchie battaglie
Peccato eh, perché ci sarebbe ancora un gran bisogno di lei. Uno che spaccando i computer durante gli spettacoli è diventato il profeta di Internet. Uno che ha sempre attaccato i ricchi e i privilegi pur avendo la Ferrari in garage e lo yacht in porto. Uno che ha chiesto di escludere i condannati dalla politica mentre faceva politica pur essendo condannato per omicidio colposo (l’incidente in montagna). Uno che ha sempre difeso i giudici fino a quando i giudici non hanno processato il figlio per stupro. Uno che si è battuto per la trasparenza della politica e poi prendeva i soldi dall’armatore Onorato mentre i suoi ministri decidevano sui soldi pubblici al medesimo (tutto regolare, ha deciso il tribunale, ma tutto un po’ imbarazzante a cominciare dai messaggi in cui lei diceva: «Ho attivato Di Maio e Toninelli»). Ebbene uno così, con questa coerenza, come lei, non potrebbe forse essere ancora uno dei protagonisti della politica?
Il simbolo dei 5 stelle e il «ritorno» di Grillo
E invece lei si definisce «postumo», dice di non aver più la capacità di fondare un partito e si limita a dare battaglia in tribunale per avere il simbolo dei 5 stelle. Ma poi, scusi, che se ne fa del simbolo dei 5 stelle? Se lo appende come un quadro nella sua villa in Liguria? Ci mette una panchina davanti così lo può rimirare nei suoi lunghi pomeriggi vuoti? Magari ripenserà anche al suo idillio con Mario Draghi, «una persona intelligente» come lo ha definito da Fedez. Ha raccontato anche i vostri dialoghi. Lei diceva: «Le fragole sono mature». E lui: «I mirtilli ancora no». Caspita, che intelligenza. Peccato solo che, fra fragole e mirtilli, alla fine sono rimasti i Meloni. Oltre alla vostra figura da cachi.
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