Matteo Salvini
Matteo Salvini (Getty Images)

Il vicepremier rivendica le battaglie della Lega sullo stop al blocco dei diesel Euro 5 e sul divieto di burqa e niqab a scuola. E sul futuro del partito assicura: «È da 30 anni che celebrano il funerale della Lega, e invece siamo ancora qua».

Ministro, finalmente ha inaugurato l’aeroporto «Silvio Berlusconi» a Malpensa. La sinistra si era opposta, qualcuno era andato pure al Tar per bloccare l’intitolazione. Perché tutto questo odio in politica?

«È stata una bella giornata lombarda e italiana, per ricordare uno dei più grandi imprenditori della storia, oltre che uomo politico, dello sport e delle istituzioni. Mi è dispiaciuto per gli assenti, perché quella di oggi non era una cerimonia di parte o di partito, anzi. Berlusconi è stato protagonista della storia italiana: si può essere avversari, si possono avere idee diverse, ma penso che il rispetto venga prima di tutto. Continuare a combattere Berlusconi anche dopo la sua morte non fa bene a nessuno. E per citare proprio lui, l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio. Lo abbiamo dimostrato».

Quanto servirebbe un Silvio Berlusconi oggi in politica?

«Da amico, prima ancora che da leader di partito, Silvio manca davvero tanto. Servirebbero il suo ottimismo, la sua ironia, la sua generosità, la sua capacità di guardare avanti e di pensare in grande. Berlusconi vedeva opportunità dove altri vedevano problemi, costruiva invece di distruggere. E soprattutto aveva capito una cosa fondamentale: che l’Italia può essere protagonista nel mondo senza rinunciare ai propri interessi».

«La Lega è ancora qua»: Salvini difende il partito

Come sta la Lega? C’è chi vi dà per morti…

«È da 30 anni che celebrano il funerale della Lega, e invece siamo ancora qua. Solo nell’ultima settimana abbiamo ottenuto vittorie importanti come l’approvazione di un nostro emendamento per l’abolizione del canone Rai, mentre in Cdm abbiamo ottenuto lo stop al blocco dei diesel Euro 5, il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi e il divieto di burqa e niqab a scuola. Niente male, per un partito che deve sempre lottare contro tutto e contro tutti. E poi proseguono le battaglie su autonomia, sicurezza, flat tax e pensioni. Questo dimostra che se lavoriamo anziché fare polemiche sui giornali, i risultati arrivano».

Cosa pensa del «suo» sindaco in provincia di Padova che non dà la cittadinanza a chi non sa l’italiano?

«La Lega oggi può contare su 540 sindaci, bravi amministratori sempre in prima linea per la propria comunità, come Marco Schiesaro, sindaco di Cadoneghe, che proprio in questi giorni ha avuto il coraggio di sospendere il giuramento per la cittadinanza italiana di una donna che non riusciva a comprendere semplici domande in italiano, o come i tanti nostri amministratori che fanno rispettare le regole, chiudono le moschee abusive e difendono concretamente sicurezza e legalità. A Pontida ho visto un popolo vivo e determinato, oltre che molto affiatato e agguerrito. La Lega non sono i sondaggi di un giorno: sono migliaia di amministratori, militanti, sostenitori e persone che ogni giorno lavorano sul territorio e per il territorio».

Pensioni, flat tax e scostamento di bilancio

L’altra sua battaglia storica è la riforma della legge Fornero. Ce la farà?

«L’Italia ha un’età pensionabile legale di 67 anni, tra le più alte in Europa con la Danimarca. In Francia l’età per una carriera standard è poco sopra i 64 anni e in Germania esistono possibilità di uscita senza penalizzazioni poco sopra i 64 anni per chi ha 45 anni di contributi. Non vedo perché un lavoratore italiano debba essere condannato ad aspettare i 67 anni. L’obiettivo su cui stiamo lavorando è dare la possibilità di uscire volontariamente a 64 anni anche a chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996. Non significa obbligare nessuno ad andare in pensione: significa lasciare al lavoratore la libertà di scegliere. La proposta prevede il ricalcolo contributivo dell’assegno e potrebbe interessare circa 80.000 persone. Claudio Durigon ci sta lavorando e anche lo stesso ministro Giorgetti ha mostrato apertura sul principio della scelta del lavoratore».

Quanto costa?

«Non lo chiamerei un costo, ma un investimento. Parliamo di circa 1,6 miliardi di euro l’anno, con una sperimentazione triennale. Significa permettere a decine di migliaia di donne e uomini che lavorano da una vita di andare in pensione e contemporaneamente liberare decine di migliaia di posti di lavoro per i giovani».

Ci sono i soldi, specie dopo la conferma del deficit-Pil al 3,1%?

«Le risorse si trovano quando si stabiliscono le priorità. Per la Lega pensioni, stipendi, lavoro, sicurezza e sostegno a famiglie e imprese vengono prima. I conti pubblici vanno tenuti in ordine, ma i numeri devono essere al servizio della crescita del Paese e non il contrario. E nella prossima legge di Bilancio c’è un altro impegno che spero venga sostenuto dagli alleati: portare a 100.000 euro il limite di fatturato per la flat tax per partite Iva e lavoratori autonomi. Oggi, grazie alla Lega, sono già circa due milioni gli italiani che usufruiscono della flat tax. Vogliamo allargare questa possibilità, perché chi lavora e produce deve essere aiutato, non punito».

Proponete una tassa sugli extra profitti delle banche. Ma l’anno scorso non si era fatto un accordo triennale con gli istituti? Perché questo ritorno a bussare alle banche?

«Non ce l’ho con le banche, ci mancherebbe altro. Ma se arrivano a 40 o 50 miliardi di utili, grazie agli interessi che pagano i cittadini, penso sia ragionevole chiedere un contributo del 5%. Lo scorso anno le banche hanno registrato utili per 47 miliardi e mezzo, pagando circa il 19% di tasse, molto meno di un qualsiasi imprenditore italiano. Se in un momento difficile chiediamo un piccolo contributo a chi ha guadagnato tantissimo, non mi sembra una rivoluzione bolscevica. E voglio ringraziare Eni per la scelta di rinunciare volontariamente a incassi milionari per contribuire ad affrontare questa situazione. Mi auguro che le banche e tutte le altre grandi società petrolifere ed energetiche seguano questo esempio».

Forza Italia darà il suo ok?

«Se qualcuno mi spiega perché non si possa chiedere un contributo a chi sta realizzando decine di miliardi di utili, sono pronto ad ascoltarlo. Ho detto scherzando che, se riescono a convincermi, offro anche la cena».

Facciamo debito per l’Ucraina, che bombardando le raffinerie russe fa volare i prezzi dei carburanti. Perché si fa debito per Kiev e non per gli italiani che pagano la benzina 2,2 euro al litro?

«La priorità che sostengo è tutelare gli italiani. Se l’instabilità internazionale produce aumenti dell’energia e dei carburanti, famiglie e imprese italiane non possono essere lasciate sole a pagarne il conto. Per questo chiedo una manovra coraggiosa e tutti gli strumenti necessari per difendere salari, pensioni, lavoro e produzione. Senza escludere l’ipotesi scostamento: dobbiamo osare».

Ipotizziamo che il governo decida per uno scostamento di bilancio. Quali sarebbero i tre interventi di spesa da fare subito?

«Sicurezza, sanità e lavoro. Sulla sicurezza continuo a chiedere una cosa semplicissima: portare Strade Sicure a 10.000 militari. Abbiamo decine di migliaia di donne e uomini valorosi nell’Esercito italiano: con una decisione politica del governo possiamo rafforzare già da domani la presenza nelle città. Mi domando perché non lo abbiamo ancora fatto. E poi un Centro per i rimpatri in ogni Regione. È una scelta di buonsenso alla quale purtroppo diversi governatori di sinistra continuano a opporsi. Sanità significa intervenire sulle liste d’attesa perché non è accettabile aspettare mesi per una visita. E poi lavoro, lavoro, lavoro: aiutare chi assume, produce e investe e lasciare più soldi nelle tasche di chi lavora».

Però basta soldi a pioggia… l’Isee non va cambiato?

«Sì. Dobbiamo avere il coraggio di superare un sistema che troppo spesso esclude dagli aiuti italiani che ne avrebbero bisogno e produce storture. Basta bonus a pioggia: i soldi pubblici devono andare a chi ne ha realmente bisogno, a chi lavora, alle famiglie e anche ai single che oggi troppo spesso rimangono esclusi. Non è soltanto uno slogan: lo sto facendo anche da ministro. Nel bando per il sostegno abitativo ai genitori separati abbiamo scelto di non utilizzare l’Isee, ma il reddito Irpef. Basta con chi campa di sussidi sulle spalle degli italiani che lavorano e pagano le tasse. Basta Isee, basta bonus a pioggia: serve un tetto ai contributi pubblici e un sistema più semplice, trasparente ed equo».

Germania, Europa e futuro della Lega

In Germania crescono estrema destra ed estrema sinistra. È il modello grande coalizione che è in crisi? Lo stesso modello che governa la Ue da decenni…

«I risultati elettorali mostrano una crescente pressione sui partiti tradizionali tedeschi. La mia lettura è che molti cittadini chiedano un cambiamento rispetto alle politiche portate avanti per anni dalle forze che hanno governato Berlino e Bruxelles. Quando la politica non ascolta, gli elettori cercano altre risposte. E non esiste che a sinistra considerino il voto “democratico” solo quando vincono loro».

Ora punta al 10% alle Politiche. A Pontida ha detto: «Federalisti e autonomisti in Italia, sovranisti e patrioti in Europa». Schema a due punte?

«Assolutamente sì, e non c’è nessuna contraddizione. Anzi. Essere sovranisti significa combattere il centralismo di Bruxelles e restituire agli Stati la libertà di decidere del proprio futuro. Per me sovranismo non significa isolamento. Significa un’Europa di popoli e nazioni libere che collaborano tra loro, non un super Stato governato da burocrati che pretende di decidere tutto. Ecco perché a Pontida ho detto: autonomisti e federalisti in Italia, patrioti e sovranisti in Europa. Meno centralismo, più libertà. A Roma come a Bruxelles».

Entro un mese ci sarà il congresso straordinario della Lega. Domanda secca: ha convinto Zaia a entrare nella nuova squadra?

«La Lega ha una squadra di amministratori straordinaria, di cui vado orgoglioso. Il congresso serve proprio a confrontarci e decidere insieme quale Lega costruire per i prossimi anni. Mi interessa mettere insieme le persone migliori e valorizzare amministratori e territori. Come per Milano, dove abbiamo lanciato la candidatura Silvia Sardone, miglior sindaco per la città. Come ho detto a Pontida, voglio unità, non divisioni».

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