Dai verbali degli uomini del Ris di Parma che nel 2007 svolsero gli accertamenti durante le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, la giovane trovata morta il 13 agosto di 19 anni fa nella villetta della sua famiglia a Garlasco, spuntano nuovi interrogativi. Che riguardano anche il giudizio che i militari del reparto avevano del loro comandante, l’ex generale Luciano Garofano, oggi in pensione
È il 25 settembre quando Marco Pizzamiglio, nel 2007 vicecomandante del Ris entra negli uffici della Procura di Pavia, per essere sentito in relazione agli accertamenti svolti nel 2007. Ed è durante la sua deposizione che Pizzamiglio, che ha gestito la prima fase delle attività a Garlasco (mentre Garofano era in Brasile) spara un giudizio destinato a far discutere: «Poi mentre Marino (Alberto, ndr) ha un’eccellente esperienza pratica, Garofano non ce l’ha, non ce l’ha mai avuta. È un eccellente, diciamo, coordinatore, eccetera, pilota, ma l’esperienza pratica non ce l’ha, Marino ce l’aveva, come Mattei (Aldo, ndr) ce l’aveva».
Dal Brasile al caso Poggi: Garofano torna e prende il controllo dell’indagine
Come detto, al momento del delitto Garofano era all’estero, e Pizzamiglio indica a Rosa Muscio, pm titolare dell’indagine due suoi uomini da usare come consulenti di parte, Mattei e Marino. Ma al suo ritorno il comandante del Ris cambia le carte in tavola: «Solo che poi è rientrato Garofano, finalmente, dopo diverse settimane e, ovviamente, non andava bene niente di quello che avevamo fatto, quindi poi so che c’è stato qualcosa anche con la dottoressa…».
Il Ris di Parma e le tensioni interne: Mattei chiede il trasferimento
Poi entra nel dettaglio: «Non voleva che facessero le consulenze loro, voleva che le facessero d’ufficio, invece la dottoressa era stata categorica, voleva la consulenza, voleva prendere… Non so che cosa è successo, so che… c’è stata, insomma… Mattei dopo questo caso ha chiesto il trasferimento, quindi…» Pizzamiglio descrive Garofano come un accentratore: «No, no, io gli avevo fatto il quadro della… della situazione, lui m’aveva detto: “Sì, sono in Brasile, torno il…”, e poi dopo quando è arrivato ha preso in mano tutto lui… Io, per esempio, il fascicolo che aveva fatto Fratini, che era molto bello, non l’ho più rivisto».
«Poi», prosegue il teste, «dopo è subentrato Lago (Giampietro, successore di Garofano al vertice del Ris di Parma, ndr), vari gradi di giudizio, revisioni, hanno chiesto un sacco di documenti, carte, però io non ho… Io mi sono occupato della cosa solo perché Garofano non c’era, per organizzare la squadra».
Sempio e la madre contro Garofano: «Voleva dettare la strategia difensiva»
Ma a spendere parole estremamente critiche sull’ex comandante del Ris sono anche l’attuale indagato per il delitto Poggi, Andrea Sempio e la madre, Daniela Ferrari.
In quel momento Garofano è un consulente della difesa di Sempio, ma in casa pensano che l’ex ufficiale dell’Arma voglia dettare la linea della strategia difensiva, secondo i Sempio in accordo con lo storico difensore della famiglia Poggi, Gianluigi Tizzoni e dal loro consulente Marzio Capra.
Intercettata dagli investigatori la Ferrari si lamenta: «Non è normale che se tu sei stato assunto da me, per difendere me, mi obblighi a dire o metti dentro delle cose che vogliono Tizzoni e Capra nell’incidente probatorio, tipo l’impronta 33, che l’impronta 33 non c’entra niente perché mio figlio è accusato sul Dna.
È che da procedura non puoi entrarci, perché infatti dicendo: “O seguite quello che dico io o cambiate gli avvocati”, ti attacchi al tram. Perché non esiste solo Garofano, infatti hanno già parlato con un altro, Palmegiani». In effetti Palmegiani prenderà il posto di Garofano nel team difensivo di Sempio.
E anche l’attuale indagato usa parole pesanti nei confronti del suo ormai ex consulente: «Oltre al fatto che comunque Garofano era pappa e ciccia con … con Capra della parte civile, e secondo me Garofano tra virgolette ci aveva un po’ venduti nel senso “sì sì gli dico io cosa fare a loro” e via…».
Garofano replica agli ex colleghi: «Campagna mediatica costruita sul nulla»
Ieri intanto Garofano, intervistato da Lapresse, ha di nuovo commentato le notizie che stanno emergendo su di lui: «Sono sconvolto da questa campagna mediatica terribile, delegittimante, costruita veramente sul nulla, perché semmai si potrebbero fare delle ipotesi, ma non c’è alcuna ombra che possa in qualche modo intaccare quei risultati».
Su quanto messo a verbale da Pizzamiglio, Garofano ha attaccato con estrema durezza il suo ex vice: «Non c’è nessuna verità se non il fatto che io ero il comandante, davvero. Come comandante decidevo quello che era la soluzione migliore per assicurare il risultato migliore, anche non essendo d’accordo con i miei collaboratori. Questo un responsabile lo fa comunque».
Sull’ipotesi di finire indagato l’ex generale ostenta tranquillità: «Temere un avviso di garanzia? No, ma assolutamente no. È chiaro che questa è una decisione che prendono i pubblici ministeri, ma sono talmente sicuro, certo, dell’onestà dei miei collaboratori. Io non ho memoria di un risultato negativo, nel senso che escludo che ci sia stato un risultato negativo che avrebbe messo in discussione quello che mostrava il Dna di Chiara sui pedali».
Pedali della bici, Coli conferma: «Un risultato anomalo che mi lasciò perplesso»
Ma un altro militare in servizio al Ris nel 2007, Alessandro Coli, che era vicino di «scrivania» del capitano Marino, ossia colui che nel 2007 si occupò degli accertamenti biologici sul profilo genetico sui pedali della bici di Stasi, anche lui ascoltato dagli inquirenti, ha confermato quanto emerso nei giorni scorsi sui risultati dei test non consegnati a pm e difesa. «Ricordo questo argomento del discorso dei pedali […] il fatto che da un prelievo è uscito il Dna e poi da altri prelievi ripetuti non è uscito niente […] era una cosa anomala».
Ascoltato lo scorso 17 settembre, Coli ha parlato di questa «voce» che era «tramandata in laboratorio», ossia che «c’era un esito dubbio sui pedali […] dove era stato ottenuto del Dna e poi non era stato più ottenuto da successivi campionamenti» che Coli ricorda «come una cosa strana […] da esperto biologo […] questo mi lasciò più perplesso».
E ha precisato: «Non so se ne parlai direttamente con Marino, però come risultato mi sembrava un po’ strano non riottenere un profilo da una superficie». Ma dalle ultime intercettazioni depositate è spuntata anche un’intercettazione destinata a far discutere, proveniente dall’indagine – archiviata – a carico dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, relativa alla gestione della prima indagine del 2017 su Sempio.
Conversando con una donna non identificata Venditti si sfoga in relazione all’accusa di corruzione a suo carico: «Poi c’è la Barbaini (Laura, nel 2017 era sostituto procuratore a Milano, ndr) perché era quella che mi… era il mio consulente quella che mi spingeva a chiedere l’archiviazione».
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