Caro Nichi, porti la sinistra verso una Svendola
Nichi Vendola (Ansa)

Caro Nichi Vendola, le scrivo questa cartolina dopo averla sentita paragonare Roberto Vannacci ad Adolf Hitler. E la ringrazio perché finalmente ci ha avvertito di ciò che ci aspetta con l’ascesa del generale: campi di sterminio e camere a gas, come nella Germania nazista.

Era ora che qualcuno lo dicesse in modo chiaro: del resto l’abbiamo visto tutti il generale Vannacci nella birreria di Cernobbio preparare il putsch insieme a quella plebaglia del Forum Ambrosetti. Ancora non porta i baffetti e la svastica al braccio ma, stando a quel che dice lei, dovrebbe essere questione di poco. Perciò, caro Nichi, la invitiamo a venire con noi in montagna dove si prepara la resistenza. Se lei accetta di essere il nostro capo, ci chiameremo Brigata Nichi-che-stai-a-di’.

Se la ricorda la fortunata rubrica del Foglio dei tempi che furono? Si chiamava proprio così: Nichi che stai a di’. Quegli scapestrati la prendevano in giro per il suo modo di parlare. Le primarie? «Un alito profumato in sintonia con la società». L’orecchino? «Una micro-mutazione della corporeità».

La democrazia: «Una proiezione diacronica che assume la bisessualizzazione del linguaggio». Erano i tempi in cui lei si dichiarava «colpevole di porto abusivo di sogno», in cui definiva le parole «fonemi e sintagmi che danzano nel vuoto riempiti di idrolitina» mentre ribattezzava la patria «matria» in onore del politicamente corretto.

Mi è tornato in mente tutto ciò perché pensavo che non ci dovremmo stupire quando la sentiamo dire una minchiata, con tutte quelle che ha accumulato nella vita. E invece lei, davvero grande, è ancora in grado di sorprenderci. Anche quando finisce all’angolo, ci mette nulla a trasformarlo nell’angolo del buonumore.

Pugliese di Terlizzi, 68 anni, soprannominato Niki in onore di Nikita Chruscev, figlio del sindaco Pci del paese, iscritto alla Fgci nel 1972, già giornalista di Rinascita e Liberazione, performer a Sanremo con La Riserva Indiana nel ruolo di Alce e Martello, poeta (ultima pubblicazione a un passo dalla blasfemia: Sacro Queer), ha cominciato la sua carriera politica sostenendo Pietro Ingrao e l’ha finita sostenendo Antonio Decaro.

Se non è un declino questo. Per altro Decaro ha vinto ed è diventato presidente della Puglia, ma lei, che lo sosteneva, è stato trombato.

Si può sempre consolare con il vitalizio regionale (4.300 euro al mese) che si somma al vitalizio da deputato nazionale (altri 5.000 euro al mese): non poco per chi aveva proclamato: «Abbiamo cancellato i vitalizi». Intendeva per gli altri, ovviamente.

Con suo marito, il grafico canadese Ed Testa, nel 2016 ha avuto un bimbo attraverso l’utero in affitto. In pratica, siete andati in California a comprarvelo. Le sue foto da mammo tenerissimo con la carrozzina hanno fatto il giro del Web.

Un po’ meno tenerezza l’aveva mostrato qualche anno prima, nel 2010, quando al telefono con un responsabile dell’Ilva di Taranto rideva di gusto sui morti di tumore. Ma tant’è, non si può essere sempre coerenti nella vita.

L’importante è che lei ci abbia illuminato su Vannacci: «Un troglodita», lo definì qualche tempo fa. «Hitler», aggiunge ora, dimostrando come sempre di avere le idee chiare. E soprattutto indicando la strada alla sua amata sinistra per prendersi, un’altra volta, una sonora Svendola.

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