don tesla
Monsignor Guido Gallese (Ansa)

Da oggi sarà un ex, solo un emerito, e con questo epiteto saluterà la sua diocesi il 4 ottobre, il che sembra la chiusura perfetta di una storia che di francescano non ha nulla. Lui è monsignor Guido Gallese, 64 anni, rinominato da alcuni «don Tesla», per colpa di quella vettura elettrica, green, ambientalista, con cui girava per le parrocchie dell’alessandrino.

Da oggi, dopo i saluti finali, non sarà più lui il vescovo di Alessandria: papa Leone XIV ha accettato infatti le sue dimissioni, chiudendo una vicenda che stava diventando non più paradossale ma imbarazzante. Al suo posto, come amministratore apostolico, arriva monsignor Luigi Testore, attuale vescovo di Acqui Terme.

Colui che ormai sarà soltanto il monsignore emerito era arrivato a guidare la diocesi di Alessandria dopo aver bruciato le tappe: al momento della nomina (il 2012) era il vescovo più giovane d’Italia. Una scheggia.

Dalla Tesla al kitesurf, il vescovo che divideva clero e fedeli

Del resto la velocità è stata la sua… croce e delizia: veloce a far carriera tra le tonache; veloce in strada sulle moto e sulla Tesla; veloce in mare sulla tavola da surf, visto che pure questa sua passione aveva fatto storcere il naso a molti fedeli. I quali, nell’anno dedicato a Francesco d’Assisi, non chiedevano al monsignore di entrare sul dorso dell’asino, ma nemmeno di arrivare alla mensa dei poveri in Tesla (come pure fece una volta); né credevano che la pratica del kitesurf valesse come dialogo umile con «fratello vento» e «sorella acqua» in una specie di Laudato si’ riveduta e corretta.

Eppure, sullo stile di vita giudicato poco consono da una parte del clero e dei fedeli, monsignor Gallesi ha voluto dire la sua: sulla Tesla, per esempio, ha sempre precisato di aver usato fondi personali e poi «mi costa meno gestirla della vecchia Ford»; per non dire del risvolto ecologista ed ecosostenibile nella scelta della electric car, scelta che di questi tempi fa cool, trendy e pure radical chic, un po’ alla Fratoianni, il compagno che si è fatto beccare in una spiaggia di lusso con la vaschetta ghiacciata dello champagne (per brindare alle spiagge libere magari…).

Fondi diocesani e immobili della Curia: il Vaticano manda Bertello in visita apostolica

Ma i problemi per il vescovo di Alessandria erano pure altri, e riguardavano la gestione dei fondi diocesani e del patrimonio immobiliare della Curia, tra cui Casa San Francesco – aridaje… – l’ex convento dei Cappuccini rilevato dalla diocesi nel 2022 -e il Collegio Santa Chiara. «La nostra gestione non ha paura della luce», ha subito ribattuto. Fatto sta che per verificare la situazione, il Vaticano, a inizio 2026, aveva inviato il cardinale Giuseppe Bertello in visita apostolica, che è una bella espressione, elegante e discreta, con cui la Chiesa non fa processi ma ti fa capire che non è più aria.

E infatti così è stato: il Vaticano ha scaricato monsignor Tesla, prendendo tra l’altro due piccioni con una fava: ha tolto la diocesi di Alessandria dall’imbarazzo e – lo diciamo per scherzo, sia chiaro! – ha pure mandato un buffetto al patron dell’auto elettrica Made in Usa, quell’Elon Musk che si era permesso di fare la predica a papa Leone XIV proprio sulla ricchezza.

A settembre 2025, parlando di polarizzazione sociale e disuguaglianze economiche nella sua prima grande intervista alla stampa, il Pontefice aveva citato proprio Musk come esempio dei «troppi divari di reddito» che attraversano il mondo. Musk non la prese bene e a marzo 2026, dopo nuove critiche del Papa sulla sua ricchezza e sulla prospettiva di diventare il primo trilionario della storia, aveva risposto su X citando il Vangelo di Matteo: «Perché guardi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello e non vedi la trave nel tuo occhio?».

Il peccato del Vaticano, secondo Musk, era il valore del suo patrimonio, stimato sui duemila miliardi di dollari tra proprietà immobiliari nel mondo ed esenzioni fiscali. Chissà se Musk ha capito che i santi è meglio lasciarli stare…

Gallese si difende: «Nessuna sanzione», lascio per amore della mia Chiesa

Ma torniamo nella provincia italiana, in quell’alessandrino che avrebbe fatto volentieri a meno di così tanto imbarazzo e così tante attenzioni. «Non ho ricevuto neppure una riga scritta e nessuna sanzione» al termine della visita, ha fatto sapere il monsignore uscente che si è presentato dimissionario sua sponte, «per amore e rispetto verso questa Chiesa, per lasciare piena libertà e serenità di azione a chi verrà dopo di me».

Del resto oltre a essere uomo di chiesa, don Guido era stato a lungo uno scout in quel di Genova; prima di laurearsi in teologia, filosofia e matematica; appassionato del Pi greco come dei Matia Bazar, di Čajkovskij e degli sport, dal basket al kitesurf, dal pattinaggio allo snowbording, e ovviamente i motori.

Così da oggi mister Tesla se ne va per diventare, incaricato da monsignor Rino Fisichella, assistente spirituale del Collegamento nazionale santuari. Non ci resta che augurargli tanta fortuna e un po’ più di prudenza.

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