Ormai da molto tempo in Europa e in tutto l’Occidente quando qualcuno propone di rendere più stringenti le regole sull’attraversamento dei confini o sui rimpatri degli immigrati clandestini si scatena un uragano di accuse.
Si tirano in ballo il nazismo e il fascismo, come sta avvenendo in questi giorni con Afd. Si paragona la remigrazione alla pulizia etnica, come ha fatto il malconcio cancelliere tedesco Merz. Si scatena insomma tutto l’apparato retorico terzomondista delle grandi occasioni, quello che descrive i bianchi come oppressori razzisti e gli stranieri come vittime designate. Le conseguenze sono visibili. Nel Regno Unito, ad esempio, le forze dell’ordine intervengono a difesa delle Ong che aiutano i migranti clandestini a sbarcare, al fine di arginare le proteste e le azioni di disturbo degli attivisti destrorsi che nei giorni scorsi hanno cercato di fermare l’arrivo di un barcone a Portsmouth. Qualcosa di simile è accaduto anche in Italia, a Torino, dove gli agenti sono stati mobilitati in funzione «anti odio» per difendere i negozi etnici da possibili ritorsioni dopo che un bengalese aveva molestato una ragazzina di 13 anni. La regola è chiara: guai a sfiorare chi arriva da fuori.
È interessante, tuttavia, osservare che cosa avviene altrove in materia di immigrazione, in particolare in Africa, continente da cui provengono molti degli stranieri irregolari diretti in Europa. A quanto risulta, infatti, da quelle parti non sono esattamente premurosi come noi con i clandestini, non si fanno grandi problemi a procedere con le espulsioni e di sicuro non si struggono per il razzismo diffuso.
Il Sudafrica, ad esempio, da qualche mese ha messo in atto una politica draconiana nei confronti degli immigrati senza permesso, a seguito di clamorose proteste popolari che si sono scatenate prima dell’estate, talvolta con esiti violenti. Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia sudafricano, Mmamoloko Kubayi, ha dichiarato che «tra il 14 giugno e il 20 agosto 2026, circa 86.596 cittadini stranieri sono stati sottoposti a procedure di espulsione e rimpatrio attraverso operazioni coordinate delle forze dell’ordine», ha dichiarato il ministro. Il quale ha poi aggiunto che «oltre 4.200 cittadini stranieri senza documenti sono stati arrestati dopo aver tentato di entrare in Sudafrica al di fuori dei valichi di frontiera ufficiali tra aprile e luglio 2026». Gran parte di queste persone sono state rimandate in Malawi, Mozambico, Ghana e Nigeria. A quanto sembra, dunque, il Sudafrica non perde tempo e remigra velocemente gli stranieri sgraditi.
Non funziona molto diversamente in Kenya. William Ruto, il presidente, ha dichiarato guerra ai piccoli commercianti e ambulanti stranieri irregolari, annunciando un giro di vite utile a favorire le attività locali danneggiate dalla concorrenza illegale. Alcuni immigrati senza permesso non hanno perso tempo e sono rientrati in patria. Il governo ha poi annunciato che avrebbe concesso un po’ di tempo ai commercianti stranieri affinché potessero regolarizzarsi, ma la Bbc racconta che «centinaia di burundesi si sono riversati martedì presso la loro ambasciata a Nairobi per ottenere i documenti di viaggio necessari per tornare a casa, affermando di temere violenze anche dopo che il Kenya ha annunciato un’amnistia temporanea per gli africani orientali senza documenti presenti nel Paese.
Anche da quelle parti risulta in sostanza che non vadano troppo per il sottile. Del resto regole particolarmente restrittive sugli ingressi sono da tempo applicate in molte nazioni, a partire da Algeria e Tunisia. Dalla fine dello scorso anno anche la Nigeria ha adottato norme particolarmente rigide, introducendo per gli immigrati irregolari sanzioni in denaro e cercando di rendere più efficace il sistema delle espulsioni.
Alcune nazioni africane si fanno pochi problemi pure riguardo ai centri di detenzione per i clandestini. Una decina di nazioni tra chi Uganda, Liberia, Ruanda, ed eSwatini, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Camerun, Sierra Leone e Ghana hanno firmato accordi con gli Usa per gestire gli hub in cui saranno inviati i clandestini rintracciati sul suolo statunitense. La sola Liberia ha appena firmato un accordo per prendersi circa 1.200 persone. Altre nazioni firmeranno accordi analoghi con Stati europei.
Come vedete dunque l’atteggiamento di molti nel Continente nero è decisamente diverso dall’approccio strappalacrime che qui va per la maggiore. Metodi differenti, parole differenti. Ha suscitato un certo scalpore, ad esempio, il discorso di Ibrahim Traoré, militare che guida il Burkina Faso, rivolto ai giovani connazionali. Il leader ha parlato ai suoi concittadini esortandoli a lavorare e a rimanere in patria, evitando la via apparentemente più semplice dell’emigrazione. Da noi, per uscite simili, lo avrebbero trattato come Vannacci. In Africa, invece, si fanno meno scrupoli.
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