Il molestatore bengalese è recidivo: gogna per la gip che l’ha scarcerato
Ansa

Ci aveva già provato. Il commesso bengalese del minimarket del quartiere Madonna di Campagna lasciato generosamente in libertà dalla gip di Torino perché «incensurato, collaborativo e pentito», in realtà doveva avere il vizietto di molestare le donne. Meno di un’ora prima degli abusi sulla tredicenne (palpeggiamenti e commenti sessisti) lo aveva fatto ai danni di un’altra cliente, una signora di circa 40 anni che si è limitata ad allontanarlo prima di uscire.

Cosa ha fatto il molestatore bengalese a Torino

È tutto documentato dalle telecamere del negozio, visionate dalla polizia. Negli atti si legge che la donna «è stata ripetutamente palpata sul seno e sui glutei»; il video mostrerebbe il molestatore mimare l’atto sessuale dopo essersi posto alle sue spalle e lei che lo spinge via infastidita. Gli investigatori stanno provando a identificarla per contestare all’uomo, Rahaman Ocikur e ha 42 anni, anche questa aggressione sessuale.

Nell’ordinanza di non carcerazione firmata dalla tenera gip c’è scritto che «lui ha difficoltà a contenere gli impulsi ma l’obbligo di firma è sufficiente». La prima parte è condivisibile, e c’è di più. Il bengalese fermato e rilasciato solo dopo due giorni in attesa di processo per violenza sessuale avrebbe intenerito la giudice professandosi «profondamente pentito, non accadrà mai più, avevo bevuto due tequila». Ma il suo approccio sessuale non è sembrato istintivo e occasionale, anche perché la stessa vittima minorenne ha rivelato nella denuncia – come scrive il Corriere della Sera – una precedente aggressione sessuale.

Gli episodi di molestia e di ossessione

«Due settimane prima ero andata a comprare ancora delle bibite e degli snack e lui mi ha rivolto le stesse domande», ha spiegato la ragazzina. «Avevo una giacca nera, per salutarmi ha infilato il suo braccio e lo ha appoggiato al mio fianco destro arrivando fino al seno, allora senza toccarlo. Volevo reagire ma temendo di passare dalla parte del torto sono uscita frettolosamente». Va ricordato che nell’episodio successivo il commesso l’ha abbracciata e le ha toccato il seno commentando: «Molto buono». L’adolescente è rimasta paralizzata, poi è uscita dal negozio. E ricorda: «Non riuscivo più a muovermi, ero nauseata. Ho chiamato un amico e gli ho detto che non stavo bene».

Nonostante i gravi indizi di colpevolezza, Ocikur è libero di replicare le sue effusioni. Non ha residenza e nessun parente dal quale farsi ospitare poiché la sua famiglia è rimasta in Bangladesh. Lavorava in nero nello store e aspettando il processo vive in un’abitazione nel quartiere torinese Barriera di Milano con una decina di connazionali. Si è presentato in questura a firmare, è in possesso di un permesso di soggiorno e di un documento valido per l’espatrio.

Cosa potrebbe succedere ora al molestatore di Torino

Il pericolo di fuga, neppure ipotizzato dalla gip, sarebbe tutt’altro che remoto. Ed è la ragione di una mossa a sorpresa: l’impugnazione del provvedimento da parte della Procura di Torino (che aveva chiesto la carcerazione del commesso) e ha fatto ricorso al tribunale del Riesame. Il procuratore aggiunto Dionigi Tibone e la sostituta Eleonora Sciorella dubitano della sincerità del pentimento, sottolineano che le molestie sono documentate dal video e che «ci sarebbe il rischio di reiterazione del reato in ragione delle modalità della condotta attuata».

Di fatto la Procura smentisce il giudice Anna Mascolo (bersaglio degli hater sui social, con insulti e minacce molto gravi) e implicitamente giustifica la decisione del ministro Carlo Nordio di mandare gli ispettori a guardare con la lente una vicenda paradossale. Gli incaricati hanno già sulle scrivanie tutta la documentazione recapitata via telematica al ministero e la prossima settimana dovrebbero presentarsi a Torino. La mossa è stata molto criticata dall’Anm che, come di consueto, si è arroccata attorno alla bandiera dell’indipendenza della magistratura ma il Guardasigilli ha spiegato l’ispezione con «l’eccezionalità del caso e l’allarme sociale generato».

Il premier, Giorgia Meloni, ha chiuso il cerchio così: «Le leggi le abbiamo scritte e sono più severe che mai. Le forze dell’ordine hanno fatto il loro dovere in poche ore, benissimo. La Procura ha chiesto la misura più dura: tutta la catena ha funzionato. Poi arriva un provvedimento che la spezza in 48 ore e noi non possiamo fare niente, se non inviare gli ispettori del ministero. Ma chi lo spiega a quella famiglia? Chi lo spiega a quel quartiere, che stanotte sa che quell’uomo è di nuovo lì?». Peraltro un uomo che, a detta di chi lo ha lasciato libero, «ha difficoltà a contenere gli impulsi».

Ora il minimarket è chiuso. Il titolare ha abbassato le serrande in attesa che passi la tempesta, ma nottetempo è comparsa sulla saracinesca la scritta «Pedofilo infame in mano al popolo». Fdi ha organizzato un presidio davanti alla questura con lo striscione «Chiudiamo il pedomarket». La tensione è altissima. L’ultimo dei problemi del proprietario sarà pagare la multa per il commesso in nero.

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