Caro Carlo Calenda, le scrivo questa cartolina a nome del comitato O.Ca, Orfani di Calenda, che si è costituito a Cernobbio non appena arrivata la drammatica notizia della sua defezione dal Forum Ambrosetti.
Attraversati da un dolore lancinante, attoniti come la terra che davanti al nunzio sta, profondamente turbati dal non poter assistere alle sue memorabili performance, ci chiediamo che senso abbia ancora frequentare questo covo del «peggior lobbismo italiano», come l’ha definito lei, senza neanche avere il conforto del suo brillante intervento. Quelli preferiscono Vannacci, si rende conto? Solo perché il consenso del generale nel Paese sta crescendo. Ma non hanno capito questi lobbisti che il consenso, in ogni democrazia che si rispetti, va tenuto lontano? E, onore al merito, questo va detto: a tenere lontano il consenso nessuno è bravo come lei.
La sua carriera politica è stata infatti una scalata di insuccessi. Ha fondato Italia Futura con Montezemolo, ed è fallita. È entrato in Scelta civica, ed è stato trombato. Nel 2018 è entrato nel Pd proclamando: «Non serve un nuovo partito», e subito dopo è uscito dal Pd per fondare un nuovo partito. Si è alleato con Emma Bonino, poi ci ha litigato. S’è alleato con Matteo Renzi, poi ci ha litigato. Si è candidato sindaco di Roma e non è riuscito nemmeno ad arrivare secondo. Negli ultimi referendum (2016, 2019, 2026) è sempre stato dalla parte che ha perso. Sinceramente non capisco come facciano a Cernobbio a fare a meno dei suoi consigli, che sono una bussola infallibile. Infatti basta fare sempre l’opposto di quel che dice lei.
Eppure ha lasciato ricordi indelebili dei suoi passaggi sul lago di Como, quando nel «peggior lobbismo italiano» ci sguazzava a meraviglia. Nel 2022 per esempio sostenne «l’agenda Draghi»: infatti pochi giorni dopo vinse le elezioni Giorgia Meloni. Nel 2025 difese invece l’idea di «costruire un’area liberale»: infatti subito dopo è nato il Campo largo che ha tagliato le gambe a ogni area liberale. Insomma: lei non sbaglia un colpo. Ora è diventato il leader del pareggismo, sogna che nessuno vinca le prossime elezioni e che così possa diventare premier Paolo Gentiloni, detto Er Moviola. Un’idea davvero intelligente: non vediamo l’ora di sentirgliela ripetere in tv, così sappiamo con precisione quand’è ora di cambiare canale.
In tv peraltro, ultimamente lei è un vero spettacolo. Sempre sovreccitato, altro che moderato. Ne ha per tutti. I suoi toni sono sempre più sprezzanti. Renzi? «Un buffone, gli interessa solo fare i soldi e dire idiozie». Meloni? «Un’influencer». Schlein? «Pure». Michele Emiliano? «Come politico è una sega». Francesco Boccia? «Totalmente inetto». Conte? «Abolitore della dignità». Da ultimo ha proposto lo «scudo democratico» per «isolare e perseguitare a norma di legge» i «traditori al soldo di una potenza straniera», che lei ha già identificato in «Afd, Rassemblement National, Lega Salvini, M5s e Il Fatto Quotidiano». Bravo, Carlo, così si difende la democrazia: chiudendo partiti e quotidiani. E chiedendo di tappare la bocca a Vannacci. Del resto lei da sempre è ricordato come quello di Cuore. Mica come quello di cervello.
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