ranucci
Sigfrido Ranucci (Ansa)

Non so che cosa deciderà il giudice a proposito della rimozione di Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report. Forse riterrà che il provvedimento sia illegittimo oppure riconoscerà, come a me pare evidente, che i vertici di un’azienda hanno diritto di decidere da chi far presentare un programma.

Se così non fosse avremmo avuto Ruggero Orlando a fare il corrispondente da New York fino al giorno della sua morte e Carmen Lasorella condurrebbe ancora il Tg2.

Nessuno può considerarsi padrone del programma che gli viene affidato, anche perché la Rai non è di Ranucci o di altri, ma di chi paga il canone e dunque anche una star come il conduttore di Report dovrebbe adattarsi, così come pure certi giudici.

Ma a prescindere dalle decisioni della magistratura, il giornalista di Rai 3 dovrebbe avere l’intelligenza di capire che è ora di darci un taglio.

E non già per l’amicizia fraterna con un pluripregiudicato come Valter Lavitola, ma perché una stagione si è chiusa. Non c’entra l’attentato o se c’entra è solo il botto – permettetemi l’ironia – che ha fatto saltare il tappo.

Basta vedere le reazioni di quella che Ranucci considera la sua redazione: anche se i giornalisti non lo dicono apertamente, non vedono l’ora di voltare pagina e dire addio a colui che negli anni si è rivelato un padre padrone.

Gli ex collaboratori del conduttore che fino a ieri sembravano una falange macedone schierata a difesa di Ranucci, a mezza bocca parlano di servizi non andati in onda, di uno stile accentratore e personalistico, di fatti da approfondire.

E a dirlo, per di più in tv, durante una trasmissione come Filorosso, sono Alberto Nerazzini, Giorgio Mottola, Gian Gaetano Bellavia, ovvero persone che hanno lavorato fianco a fianco con Ranucci.

Il conduttore non l’ha presa bene e ha risposto ai colleghi punto su punto, con un tono piuttosto irritato. Una polemica che arriva dopo gli attacchi a Giulia Presutti e a Giulio Valesini, i due giornalisti inizialmente indicati per sostituirlo.

Può darsi che Ranucci consideri un errore le frasi di chi ha lavorato con lui fino a ieri e ritenga i colleghi, magari pure con qualche ragione, degli ingrati, ma la sua reazione testimonia che il clima è cambiato e che una stagione si è conclusa: tornare indietro non è più possibile, perché, nonostante le sue prese di posizione e le dichiarazioni del Comitato di redazione, il programma può andare avanti anche senza di lui.

Report è un marchio della Rai, non di un conduttore. Prova ne sia che anni fa era identificato con Milena Gabanelli, ma poi le cose sono cambiate ed è arrivato Ranucci. Oggi Sigfrido si crede in diritto di rivendicare la conduzione eterna, ritenendo che nessuna abdicazione o detronizzazione sia possibile.

Purtroppo di persone che si credono insostituibili ne ho conosciute parecchie e alla fine, quando se ne sono andate o sono state costrette a farlo, ho capito che nessuna era inamovibile.

Quelle più intelligenti lo capiscono per tempo, evitando brutte figure. Le altre vanno incontro a pesanti delusioni. Dunque, caro Sigfrido, dammi retta: lascia perdere, fai un passo indietro. Ti conviene.

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