La sinistra non ha bisogno di primarie per scegliere il leader. E neppure serve una consultazione al vertice tra capi dei partiti progressisti. L’uomo che rappresenta il campo largo dei compagni c’è già e non ha nemmeno bisogno di passare per le elezioni: si chiama Sergio Mattarella, il quale dall’alto del suo ruolo esercita da tempo una funzione di contenimento, per non dire di contrasto, della coalizione scelta dagli italiani per guidare il Paese.
L’ultimo esempio di questo antagonismo istituzionalizzato lo si è visto nei giorni scorsi. Giorgia Meloni annuncia un provvedimento per evitare che gli studenti italiani diventino minoranza in alcune classi, con compagni di banco che neppure parlano l’italiano? Il capo dello Stato fa il controcanto, esaltando le classi multietniche e aggiungendo che gli alunni non devono essere ghettizzati. Premesso che ora a finire in un ghetto rischiano di essere i figli di quelli che in teoria dovrebbero essere padroni in casa propria, e aggiunto che 36 anni fa fu proprio il ministero guidato da Mattarella a diramare una circolare uguale alla legge annunciata da Meloni, c’era proprio bisogno che il presidente della Repubblica segnalasse il dissenso rispetto a ciò che aveva appena detto il capo del governo?
Di casi come quello dell’altro giorno negli ultimi mesi ne abbiamo registrati un’infinità. Il premier parla dell’immigrazione, dicendo che fermerà gli sbarchi? Dal Quirinale sentono l’esigenza di segnalare che l’accoglienza è una cosa buona e giusta. Da Palazzo Chigi si criticano certe decisioni dei giudici che paiono non tenere in alcun conto le norme varate dall’esecutivo? Dal Colle arriva la solita predica a proposito dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura dal potere politico. Gli episodi di contrasto sono numerosi e riguardano ogni genere di materia: ovvero, che si parli di Europa o di sicurezza, ogni occasione è buona per distinguersi. E questo è ciò che vediamo, nel senso che quelle riportate sono esternazioni pubbliche.
Poi c’è tutto il lavoro ai fianchi che gli uffici quirinalizi fanno senza che l’opinione pubblica ne sappia nulla. Si tratta di suggerimenti fatti arrivare in gran segreto, ovviamente per «spirito di collaborazione», mentre il governo prepara qualche provvedimento. Oppure di paroline sussurrate a mezza voce mentre in Parlamento si discute una legge. Un lavorio che, prima ancora che una misura veda la luce, consente di smussare, indirizzare, sostanzialmente sterilizzare, molte decisioni.
Da Napolitano al ruolo del Quirinale
Un tempo il ruolo del presidente della Repubblica era poco più che formale. Il capo dello Stato rappresentava l’unità della nazione, riceveva gli ambasciatori e faceva qualche viaggio all’estero, dedicandosi alle celebrazioni più importanti.
Da Giorgio Napolitano in avanti (ma molte forzature risalgono già ai tempi di Oscar Luigi Scalfaro) il ruolo dell’inquilino del Quirinale è cambiato e con Mattarella c’è stato un ulteriore passo verso una Repubblica presidenziale senza che il presidente sia scelto dal popolo.
Ne ho scritto in qualche altra occasione: non ce ne siamo accorti, ma la nostra è diventata una monarchia, non so se costituzionale, ma di certo sempre più lontana da una forma di Repubblica parlamentare. Il ruolo delle Camere è di fatto svuotato, un po’ perché a Montecitorio e Palazzo Madama si procede spesso a colpi di fiducia. E un po’ perché lo stesso esecutivo deve fare i conti con il presidente della Repubblica il quale, pur senza essere passato da un’elezione come accade in Francia o negli Stati Uniti, esercita le prerogative come se avesse potere di veto su leggi e orientamenti. Il risultato è evidente: mentre il centrodestra sta a Palazzo Chigi, al Quirinale c’è l’opposizione. Mattarella rappresenta il leader del campo largo. Non c’è bisogno di primarie per trovare un nome da schierare alle elezioni, perché lui c’è.
Il caso dei medici e dei Cpr
Mi aspetto che prossimamente prenda le difese dei medici che hanno firmato certificati per non spedire i migranti nei Cpr, in nome di un presunto diritto di cura. Del resto, non è una battaglia del centrosinistra? E allora vai con una predica che consenta ai camici bianchi di essere al di sopra della legge e soprattutto di prescrivere la liberazione di chi dovrebbe essere trattenuto. Questo vale se si parla di migranti, se invece la questione riguarda le vaccinazioni, allora i dottori devono assoggettarsi alla legge e se non lo fanno devono essere radiati. Quelli che «curano» gli stranieri senza neppure vederli invece vanno premiati, magari con il titolo di cavalieri della Repubblica.
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