Mario Monti e il consenso elettorale
Mario Monti (Ansa)

Ancora una volta Mario Monti ha dimostrato di non capire nulla di politica. In sé non è una cosa grave: ci sono milioni di persone che non sanno nulla delle dinamiche partitiche e di flussi elettorali e ciò nonostante vivono sereni. Ma se si è stati presidenti del Consiglio, si è senatori a vita, si è fondato e subito affondato un partito e, per di più, si ha l’ambizione di impartire lezioni alla classe politica, forse qualche nozione su come si forma il consenso dell’opinione pubblica bisognerebbe averla.

Invece no: sotto il titolo «Quando la politica ha paura», con un editoriale sul Corriere della Sera, l’ex rettore ha dimostrato di non afferrare un semplice concetto che è chiaro a un semplice onorevole: se centinaia di migliaia di cittadini scelgono di votare per un partito non lo fanno incantati da un pifferaio magico, ma perché hanno dei bisogni e votano quel candidato o quel partito che, con i fatti o a parole, promettono di affrontare i loro problemi. È inutile prendersela con Roberto Vannacci, il suo programma che Monti giudica irrealizzabile, o con Alice Weidel, la leader di Alternative für Deutschland. Se si vuole fermare quella che i giornaloni definiscono «l’onda nera» bisogna capire che cosa spinge centinaia di migliaia, o addirittura milioni, di elettori a votarli.

La crescita di Afd e Futuro nazionale

Io non credo che il 45% degli abitanti della Sassonia-Anhalt sia nazista. Come non penso che il 38% degli abitanti della Pomerania che ieri hanno reso Afd primo partito del Land siano nostalgici del Terzo Reich. E sono sicuro che i 150.000 iscritti di Futuro nazionale non siano tutti fascisti. In Germania come in Italia ci sono persone esasperate, che non ne possono più della criminalità straniera in città. Fino all’altro ieri era gente tranquilla ma che ora ne ha fin sopra i capelli di clandestini, ideologia woke e Lgbt, e di una dottrina politica imposta dalla sinistra. Costoro si rendono conto che il Green deal porta l’Italia e l’Europa al suicidio, assistito o meno. Ma dato che questa è la base elettorale di Vannacci e anche di Weidel, come di altri movimenti di destra più o meno estrema che in tutta Europa stanno crescendo, qual è la risposta di Monti, ovvero di colui che per conto dell’Europa di Merkel e Sarkozy, 15 anni fa, fece diligentemente dei compiti a casa che tramortirono per anni l’economia italiana? Semplicemente la proposta di Monti non esiste. L’ex rettore si limita a dire che l’abolizione del bollo decisa da Giorgia Meloni è sbagliata. E quale sarebbe dunque la cosa giusta? Monti non lo dice perché non lo sa. Si limita a sostenere che i governi, invece di approntare misure per il ceto medio impoverito (dalle scelte sbagliate di persone tipo Monti) dovrebbero spiegare che le misure di Vannacci e camerati non potranno essere attuate. Visto che parliamo di un generale, sarebbe come combattere un esercito con delle pistole ad acqua.

La risposta alle richieste dell’elettorato

È evidente che se una parte dell’elettorato si sposta a destra, verso l’ala più estrema, non lo fa perché è impazzita o ha deciso di indossare la camicia nera, ma solo perché ha un problema e vuole una risposta ai problemi che finora la classe politica non le ha dato. Dunque, il modo migliore per disinnescare l’estrema destra è capire che cosa reclama l’elettorato e trovare una soluzione alle rivendicazioni di quella fascia di cittadini. Certo, un tipo come Monti queste cose non solo non le può capire, ma non le può nemmeno sostenere. Perché significherebbe smontare la politica immigrazionista insensata che per anni la sinistra, insieme a una parte della Chiesa e della Confindustria, ha sostenuto con l’appoggio di Bruxelles. Vorrebbe dire riconoscere che il Green deal è una scemenza e che molte delle scelte Ue sono state folli. Ma tutto ciò comporterebbe non solo un’abiura di politiche sbagliate, ma anche il riconoscimento che le lezioni impartite dal professore hanno portato il Paese e l’Europa in un vicolo cieco, per uscire dal quale Giorgia Meloni non soltanto fa bene ad abolire il bollo auto, ma dovrà anche fare uno sforzo per intercettare le esigenze di quegli italiani disillusi ed esasperati che scelgono di non votare o di votare per le ali estreme.

La battuta di Berlusconi su Monti

Concludo con una frase che anni fa mi disse Silvio Berlusconi, poco dopo l’arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi: ma tu hai mai visto un Paese in crisi affidarsi a un docente? Se fare soldi fosse così facile, tutti gli economisti sarebbero miliardari e invece per arrotondare lo stipendio fanno i consulenti. Monti ha trovato un sistema più semplice: fa il senatore a vita e lo stipendio si unisce alla pensione. Mica male, no? Se poi riesci anche a impartire qualche lezione, il bilancio familiare è salvo. Il suo.

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