elezioni

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Il futuro primo ministro magiaro si mostra accondiscendente verso le richieste della Commissione, come quelle sullo Stato di diritto, per un motivo molto semplice: sbloccare i fondi, congelati per ricattare il suo predecessore, che sommati fanno il 17% del loro Pil.

Nelle elezioni, l’economia conta quasi sempre più di qualsiasi altra cosa. Nel 1992 Bill Clinton vinse le presidenziali Usa contro Bush padre proprio all’insegna dello slogan «È l’economia, stupido!», che il suo capo stratega James Carville aveva fatto scrivere su un cartello che campeggiava nella sede della campagna, come uno dei punti principali su cui puntare per battere il presidente uscente.

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Elezioni Ungheria, vince Magyar. Per l’Ue c’è poco da esultare
Peter Magyar (Getty Images)
Affluenza ai massimi storici, segno che in Ungheria, a differenza di certa narrativa, la democrazia è ancora viva e vegeta. Bruxelles ha fatto pressioni per determinare l’esito del voto e l’opposizione ha saputo accreditarsi bene con la lobby europea.

Di sicuro, a dispetto della montagna di falsità raccontate in questi anni da media e politici, il popolo ungherese non ha perso dimestichezza nei riguardi della democrazia. Nel tardo pomeriggio di ieri, poco prima che le urne chiudessero, l’affluenza si era stabilizzata attorno al 77,8%, percentuale che qui in Italia possiamo solo sognarci e che in terra magiara non era così alta dal 1990, cioè dai primi vagiti democratici dopo la caduta del regime comunista.

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L’Europa si prepara a punire gli ungheresi
Viktor Orbán (Ansa)
Ricatto elettorale: Bruxelles valuta, in caso di vittoria di Viktor Orbán, di togliere il veto a Budapest o cacciarla dall’Ue.

Il 12 aprile è una data cerchiata in rosso nei palazzi di Bruxelles. Quel giorno gli ungheresi torneranno alle urne e, se Viktor Orbán dovesse ottenere un nuovo mandato, l’Unione europea si troverebbe di fronte a uno scenario che molti, nelle istituzioni comunitarie, considerano ormai inevitabile: la necessità di andare avanti anche senza il consenso di Budapest.

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Il voto anticipato è un suicidio
Imagoeconomica
Se il premier si dimette, la palla passa al Colle che può affidare l’incarico a un altro. I numeri in Parlamento si trovano, tra chi attende di maturare il diritto alla pensione o sa di non essere rieletto. Nel centrodestra ci sono già quelli che vorrebbero tenersi le mani libere...

Alle urne, alle urne! A una settimana dalla sconfitta del referendum si moltiplicano gli appelli per tornare al voto. Lo suggerisce Francesco Giavazzi, professore della Bocconi ed ex consigliere di Mario Draghi ai tempi in cui il banchiere della Bce fu prestato alla politica e a Palazzo Chigi.

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Soddisfatta anche la destra moderata dei Républicains, che vince in 1.219 città. I lepenisti conquistano (in coalizione) Nizza e altri centri minori. In Germania la Cdu spodesta l’Spd in Renania-Palatinato.

Le elezioni comunali francesi si sono concluse con molte incognite e una sola certezza: la Francia è più divisa che mai. La mappa variopinta del Paese pare un caleidoscopio di nuance politiche.

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Le Firme

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