
Caro Friedrich Merz, caro cancelliere tedesco, vergo questa stentorea e virile cartolina per festeggiare esultante il nuovo patto d’acciaio fra Italia e Germania e la augusta rinascita del mai dimenticato asse Roma-Berlino. I nostri due eroici popoli, stretti da vicinanza di nobili sentimenti e sospinti dall’orgoglio di antiche tradizioni, hanno suggellato nella splendida cornice di Villa Doria Pamphili, fra l’incantevole giardino all’italiana e il tappeto rosso srotolato a larghe falde, un’intesa destinata a segnare le sorti del mondo futuro. Mi resta solo un dubbio: dove starà questa volta, per noi italiani, la fregatura?
Infatti la folgorante sintonia scattata nell’ora fatale dell’incontro fra le nostre due nazioni di sicuro ci conforta e ci ristora, ma non può farci dimenticare come il destino cinico e baro colpì quest’asse in passato. L’altra volta, in effetti, non finì benissimo. Certo: spezzeremo le reni a quei mangiarane di francesi. Ed estenderemo i confini del nostro impero fino al Sudamerica (Mercosur), grazie all’importazione di polli agli ormoni, vitelli agli antibiotici e ortaggi colmi di fitofarmaci. Naturalmente coinvolgeremo nella nostra alleanza anche la nuova migliore amica, la leader del Giappone Sanae Takaichi, in modo da completare l’asse come si conviene: Roma-Berlino-Tokyo, altresì detto Ro-ber-to. Ma resta quel dubbio a tormentarci: ogni volta che siamo stati con voi tedeschi, infatti, dagli anni Trenta agli anni dell’euro, ce la siamo presa in saccoccia. Chi ci garantisce che stavolta sarà diverso?
Nel frattempo fiduciosi di un glorioso sviluppo di questo nostro asse e deferenti nei confronti della vostra augusta persona, caro Friedrich, abbiamo già chiesto ai nostri balilla di cominciare a studiare come si conviene la vostra storia. Originario della Renania, 71 anni, figlio di un giudice e militante della Cdu e di una discendente dell’aristocrazia francese, lei ha completato con brillanti risultati gli studi giuridici: diventato avvocato ha prontamente scelto di dedicare la sua vita all’aiuto dei deboli e perciò si è messo a lavorare per l’industria chimica tedesca. Nel 1989 ha compiuto la sua marcia su Bruxelles facendosi eleggere europarlamentare per la Cdu: ritiratosi a vita privata nel 2009, è tornato a fare politica nel 2018 perché richiamato dall’alta missione di diventare cancelliere. Dicono che però, nel frattempo, sia anche diventato multimilionario. Beato lei.
Sposato, tre figli, possiede due aerei privati (due) e ha una sconfinata passione per il volo. Infatti viene soprannominato «il pilota». Ed è pur vero che la sua passione per il volo la porta ogni tanto ad avere la testa fra le nuvole, pronunciando così frasi che imbarazzano i popoli tutti (come quando disse che bisogna tenere gli omosessuali lontani dai bambini o come quando disse che nessuno vorrebbe vivere in Brasile), ma noi, tifosi dell’asse Roma-Berlino, confidiamo che lei, come intrepido pilota, sappia pilotarci in questa Europa vacillante e in questo globo preoccupante, guidandoci laddove si conviene. Speriamo solo non sia Maastricht. E nemmeno Stalingrado.






