
Prima di tutto le madri e i bambini. Nella lunga vita dello scrivente, passata in gran parte a ricordare ai padri i loro compiti verso i figli e le mogli, ho dovuto in ogni caso riaccorgermi che l’unità base, che va sempre confermata perché la vita continui nel mondo, è quella madre-bambino. Al di fuori non c’è storia, almeno storia umana. Dunque il fenomeno, semplicemente umano, che fa sì che la signora Catherine Trevallion sia separata dai suoi tre piccoli figli deve venire ormai riconosciuto nel suo aspetto di atto contro l’umanità.
Tanto più che - come ha già ricordato Marina Terragni, Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza - qui l’unità famigliare era già stata interrotta dall’espulsione del padre. L’intervento del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, «i figli non sono dello Stato, sono della mamma e del papà», ha poi chiarito per ora le cose, non solo per questo caso.
L’equilibrio Stato-famiglia è sempre stato una delle questioni più delicate per la salute, il benessere e la felicità di tutti i cittadini dello Stato, come racconta Hannah Arendt nel suo Vita Activa. Dall’intensità equilibrata dei loro rapporti dipende la salute e la felicità tra le persone, ma anche quella degli Stati, i cui cittadini si ammalano fin da piccoli se non vengono garantiti e tutelati da norme che ne consentano lo sviluppo.
La gran parte dei problemi contemporanei è nata proprio dalle difficoltà che si sono sviluppate nei tentativi di armonizzare i problemi che hanno preso forma negli ultimi secoli nel mantenere da una parte la salute e gli orientamenti dei cittadini e dall’altra le ideologie e i gruppi che prendevano forma negli Stati.
Molto importanti sono state, da questo punto di vista, tutte le leggi votate nei Paesi occidentali dopo la seconda guerra mondiale, riguardanti il divorzio e l’aborto, grazie alla quali si impennarono i divorzi, le donne scelsero in gran parte di andare a lavorare e molti padri furono in gran parte cacciati da casa. Agli enormi problemi suscitati in quegli anni dai figli del divorzio e delle droghe stanno cercando di rimediare i più impegnati e silenziosi figli degli ultimi matrimoni, il cui numero ha ora smesso di precipitare.
Il malessere ha però un’origine più lontana; nell’imbarazzato (e imbarazzante) Novecento occidentale, e in un personaggio che ne fu per molti versi uno dei principali ispiratori e testimoni, anche se non direttamente politico: il medico austriaco Sigmund Freud. Il riferimento ispirativo principale di Freud è una figura che finisce con l’assumere un ruolo straordinariamente destabilizzante dell’antica cultura greca: Edipo.
Questo personaggio poi invece ha assunto da noi - anche grazie a Freud - un ruolo importantissimo nella storia della psicologia familiare perché uccide il padre, Laio e fa l’amore con la madre, Giocasta. È questa la figura maggiormente considerata nella psicologia freudiana. Anche se è una predilezione un po’ strana, non deve meravigliare troppo perché lo stesso Freud, poi, raccontò in numerose situazioni e documenti di essersi eccitato molto, ancora infante con la madre nuda, e di non avere in effetti amato mai veramente il padre, di cui l’aveva deluso lo scarso successo in società.
Non c’è da stupirsi se una civiltà che ha un padrino simile abbia poi cittadini psicologicamente complicati. Però lasciate almeno crescere tranquillamente quelli che hanno papà e mamma che li amano, assieme al bosco e al cavallino. Tutto a posto, Trevallion.





