Pure all’estero «correggono» il voto
Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier (Ansa)

In Europa sono talmente preoccupati per le sorti della democrazia, che cercano di addomesticarla.

Secondo lo Spiegel, il presidente federale della Germania, Frank-Walter Steinmeier, è intervenuto a gamba tesa per stemperare le tensioni tra i partiti di governo ed evitarne la caduta.

Martedì ha telefonato al vicecancelliere, nonché ministro delle Finanze, nonché leader dei socialdemocratici, Lars Klingbeil, e al ministro dell’Interno, esponente di punta della Cdu, Alexander Dobrindt, per indurli a fare la pace.

Oggetto della contesa tra le forze della grande coalizione tedesca era la riforma dell’assicurazione sociale per le persone non autosufficienti: il centrodestra vuole una stretta per evitare un buco di bilancio da 7,5 miliardi di euro nel 2027; la Spd si oppone ai tagli.

Merz e la Spd ai ferri corti sulla riforma dell’assicurazione sociale

Temendo che l’esecutivo potesse implodere, l’omologo teutonico di Sergio Mattarella, allarmato da una conversazione con il cancelliere Friedrich Merz, ha disinnescato la crisi, consentendo l’approvazione di un primo provvedimento al quale, inizialmente, il centrosinistra era contrario.

Al di là dei motivi per cui cristiano-democratici e Spd bisticciano, è interessante sottolineare quanto sia stata irrituale, viste le prerogative che la Costituzione della Germania assegna al presidente, la mossa di Steinmeier.

Berlino teme il voto e l’avanzata di AfD: il ruolo di Steinmeier fa discutere

A mali estremi, estremi rimedi: evidentemente, a Berlino hanno così paura del popolo, cioè di una forte affermazione di Alternative für Deutschland a livello federale, da essere disposti a stiracchiare le competenze del capo dello Stato pur di evitare il ritorno anticipato alle urne.

Eventualità che forse non riuscirà a schivare Pedro Sánchez, ma che in Svezia stanno provando a scongiurare, dopo che il voto ha consegnato alla sinistra una risicatissima maggioranza di tre seggi, insufficiente, finora, a formare un governo.

Svezia, Norlén concede altro tempo ad Andersson per formare il governo

Ieri, il presidente del Parlamento di Stoccolma, Andreas Norlen, esponente del Partito moderato (centrodestra), che finora aveva goduto dell’appoggio esterno dei sovranisti di Jimmie Akesson, senza dar loro alcun ministero, ha concesso alla leader della socialdemocrazia, Magdalena Adersson, un’altra settimana, a partire da lunedì prossimo, per trovare il sostegno adeguato a un governo presieduto da lei medesima.

Tutto, pur di non riconvocare nuove elezioni, rischiando magari che i Democratici svedesi, stavolta, conseguano il risultato che hanno mancato qualche settimana fa.

Regno Unito, Burnham riapre il dossier Brexit: «Valutiamo le opzioni»

Infine, il paziente inglese. Quello messo peggio. Il premier laburista, Andy Burnham, ha gettato la maschera sulla Brexit, dichiarando alla Bbc che è pronto a «valutare le opzioni» sul futuro dei rapporti tra Regno Unito e Ue, compresa quella del ritorno nell’Unione: «Potremmo rimanere così come siamo; potremmo considerare quanto detto dall’ex cancelliere, George Osborne, riguardo a un’unione doganale; potremmo esaminare quanto proposto dai liberaldemocratici alla loro conferenza, sul mercato unico; oppure potremmo spingerci fino in fondo».

In teoria, è acqua al mulino di Nigel Farage, che ieri, in un’intervista su Repubblica, ha definito «assurdo» il progetto per indire un nuovo referendum.

Spacciando per democrazia il patetico tentativo di «correggere» la democrazia stessa. E cercando di far passare per nemici delle elezioni quelli che considerano un’eresia che si rigiochi la partita, solo perché il risultato non è piaciuto a una delle squadre.

Dalla Germania al Regno Unito, l’Europa cerca di tenersi «al riparo dal processo elettorale»

In sintesi: Paese che vai, partito del Colle che trovi. C’è chi si ispira direttamente alle gesta di Re Sergio e al piano Garofani; chi reinterpreta i confini delle cariche apicali, come Steinmeier; chi decreta i supplementari per fermare la famigerata «onda nera»; chi pensa di sfruttare il simulacro della democrazia per disinnescarne i verdetti sgraditi.

Fatto sta che, nel Vecchio continente, a 28 anni dalla dotta analisi di Mario Monti, per il sistema resta valida la solita strategia: tenersi il più possibile «al riparo dal processo elettorale».

Da non perdere

Medici no Cpr. Non è obiezione di coscienza ma reato
L'editoriale

Medici no Cpr. Non è obiezione di coscienza ma reato

Chi recita il giuramento di Ippocrate non può arrogarsi il «diritto» di falsificare i certificati per attestare condizioni di salute che non sono reali solo per tornaconto ideologico. Non si tratta di obiezione di coscienza ma di un’associazione a delinquere.

Gli immigrati non salvano l’Inps, lo prosciugano
L'editoriale

Gli immigrati non salvano l’Inps, lo prosciugano

Secondo la sinistra, gli immigrati sono indispensabili per sostenere il nostro sistema di welfare, ovvero per pagarci le pensioni. Come si concili questo convincimento con i dati Istat, dai quali risulta che il 35,6% degli stranieri - vale a dire…

Gli immigrati non salvano l’Inps, lo prosciugano
L'editoriale

Gli immigrati non salvano l’Inps, lo prosciugano

Secondo la sinistra, gli immigrati sono indispensabili per sostenere il nostro sistema di welfare, ovvero per pagarci le pensioni. Come si concili questo convincimento con i dati Istat, dai quali risulta che il 35,6% degli stranieri - vale a dire…