Sbatti il genitore mostro in prima pagina. Non hanno fatto tempo a piangere la loro bimba uccisa dalla difterite, e mamma e papà della piccola Anna Rosa già si sono trovati mostrificati sui giornali e indagati in Procura. Anzi in due Procure: quella penale li ha messi sotto inchiesta per la morte della bimba (omicidio colposo), quella dei minori per togliere loro gli altri quattro figli. E ringrazino il cielo se non li arrestano.
Del resto che cosa c’è di meglio che dare in pasto all’opinione pubblica una bella storia burioneggiante sui terribili no vax che credono alla Terra piatta, agli asini che volano e ai vaccini che possono fare male? Che cosa di meglio di una bella scoppola a questi genitori screanzati che sacrificano i loro figli sull’altare dell’ignoranza scientifica? La magistratura li indaga, i giornali hanno già emesso la condanna. Nemmeno uno che ricordi che quei genitori hanno perso una bimba in circostanze non ancora del tutto chiarite, e dunque fino a prova contraria sono solo le vittime. Per forza: sono due poveracci dello Zen di Palermo, mica conduttori di Report.
Fateci caso: non è ancora stata fatta l’autopsia, non sono ancora state esaminate le cartelle cliniche, non è stato ancora fatto nessun accertamento serio. Non c’è nemmeno la certezza sulla causa della morte. Epperò i genitori sono già indagati per la morte della piccola. Subito. Per primi. Da soli. Si dirà: indagare subito i genitori è un fatto tecnico perché così possono nominare i consulenti legali prima dell’autopsia, che è un atto irripetibile.
Molto bene: ma perché la stessa cautela non è stata usata per i medici? Per quelli che, durante il primo accesso all’ospedale, non hanno riconosciuto la difterite? Per quelli che hanno rimandato Anna Rosa a casa dal pronto soccorso cinque giorni prima che morisse? O per la pediatra di famiglia che l’aveva in cura? Per quanto mi riguarda sono innocenti anche loro, come i genitori, fino a prova contraria. Ma se dall’autopsia venisse fuori che non lo sono? Non hanno diritto anche loro a nominare i consulenti? Il fatto tecnico per loro non vale?
Indagare solo i genitori e nessun altro, è chiaro, significa dare un’indicazione molto precisa di che direzione prende l’inchiesta. E a prima vista sembra che sia la direzione già battezzata da tutti i giornali: colpa dei genitori che non hanno vaccinato la piccola. Solo loro. E basta.
I magistrati sono così sicuri che dall’autopsia non verrà fuori niente altro? Hanno già verificato con certezza che cosa è successo durante il primo accesso in pronto soccorso, quello del 13 agosto? Sanno già perché dopo due ore Anna Rosa fu rimandata a casa? Davvero alla bimba fu diagnosticata la tonsillite? Davvero il medico ha confuso la difterite con la tonsillite? E ancora: è stato trascurato qualche sintomo? Si potevano fare altri accertamenti? Una diagnosi giusta e una terapia immediata avrebbero potuto salvare la bimba, anche se non era vaccinata?
Ovviamente non lo sappiamo. Ed è per questo che si fa l’inchiesta. Per avere delle risposte. Ma se nell’inchiesta vengono indagati solo i genitori, è difficile avere altre risposte, oltre a quella che già conosciamo e cioè che i genitori sono brutti, sporchi, no vax e cattivi. Ci sono altre responsabilità? E soprattutto: qualcuno vuole scoprirle? Oppure ci si accontenta di quel che basta per proclamare il «vaccinatevi tutti» d’ordinanza? Chiedo perché, a quanto ci risulta, Anna Rosa è andata per la prima volta al Pronto Soccorso il 13 agosto, è tornata a casa dopo due ore, è stata ricoverata una seconda volta il 15 agosto ed è morta il 18 agosto. L’Istituto superiore di sanità ricorda che di fronte a una sospetta difterite è fondamentale il trattamento tempestivo con antitossina e antibiotici, che vanno somministrati il prima possibile. È stato fatto? Quando? Nessuno vuol criminalizzare i medici, sia chiaro. Ma ci chiediamo: perché criminalizzare i genitori?
La mamma l’altro giorno con un post su Facebook se l’è presa con i «medici incompetenti» che hanno «sottovalutato la situazione» e «distrutto la mia vita». Poche ore dopo si è trovata indagata due volte, insieme al marito. Colpevole di lesa maestà vaccinale.
E pazienza se il vaccino per la difterite non è obbligatorio in ben 17 Paesi europei, fra cui la Germania, il Regno Unito e tutti i Paesi scandinavi, oltre che negli Stati Uniti, in Canada e in Australia: quella povera donna, purtroppo per lei, non vive in Germania o in Svezia, ma nel regno dei Burioni, in cui ciò che conta non è la verità, ma la narrazione a favor di punturine. E dunque nessuna compassione per lei e per il suo dolore: dev’essere indagata e colpevolizzata, demonizzata e punita.
Adesso la Procura dei minori ha aperto anche una seconda inchiesta per toglierle gli altri quattro figli, pure loro non vaccinati. Così che serva da lezione, e gli altri imparino: caso mai venisse loro qualche dubbio, se lo facciano passare. Questo è quello che conta. Infatti a Palermo è già iniziata la corsa ai vaccini. Evviva. Se poi al pronto soccorso c’è un medico che scambia la difterite per una tonsillite, chi se ne importa?
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