Oggi il Consiglio regionale del Veneto discuterà la proposta di legge sul suicidio assistito. Si tratta di un’iniziativa promossa dall’Associazione Coscioni, cioè di un’organizzazione che porta il nome del leader radicale morto 20 anni fa di sclerosi laterale amiotrofica.
Negli anni l’organizzazione, assai vicina alla sinistra, ha rivendicato, oltre al diritto al fine vita a spese dello Stato, anche l’eutanasia e pure l’utero in affitto. Ma pur essendo le proposte di legge del gruppo radicale assai distanti dalla sensibilità dell’elettorato moderato, la maggioranza di centrodestra che guida il Veneto ha deciso di mettere in calendario la proposta di legge e, nonostante un precedente pronunciamento contrario, questa volta sembrerebbe intenzionata a votare, insieme all’opposizione, a favore della proposta. A spingere in tal senso è il presidente del Consiglio regionale, cioè l’ex governatore Luca Zaia, il quale ha sostenuto in una lettera ai consiglieri che dire sì al suicidio assistito non significa votare a favore della morte, ma della libertà della persona.
Lo scontro nel centrodestra
Ma non tutti sembrano pensarla allo stesso modo. Elena Donazzan, europarlamentare di Fratelli d’Italia, che di Zaia è stata assessore per 14 anni, non solo si dichiara contraria, ma attacca pure il suo ex presidente, accusandolo di volersi «ricollocare». Non ci sono solo esponenti di centrodestra con sensibilità diverse. A dichiararsi contrarie a una legge che «trasformi il Veneto in una regione della morte» sono diverse associazioni cattoliche come il Forum per le famiglie e il movimento di Comunione e liberazione. In pratica, non soltanto il voto di oggi rischia di spaccare la maggioranza, con parte di Fratelli d’Italia contro la proposta di legge, ma potrebbe dividersi lo stesso mondo che alle elezioni ha votato per il centrodestra. In pratica, sulla questione del suicidio assistito, in Veneto rischia di riprodursi lo scontro che si registra a livello nazionale e che finora ha suggerito alla maggioranza di governo di lasciar perdere la questione, nonostante alcune regioni di centrosinistra (Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna) si siano spinte in avanti votando regolamenti che consentono tra le prestazioni sanitarie il fine vita.
È davvero una priorità per il Veneto?
La domanda a questo punto è inevitabile: ma è proprio necessario riproporre l’argomento dopo che il Consiglio regionale aveva già bocciato la legge proposta dall’Associazione Coscioni? Zaia dice di sì e ne fa una questione di civiltà (ma chi dice che sia civile che lo Stato, insieme alle cure, somministri anche la morte?). Se davvero dovessimo badare a tutto ciò che consideriamo civile forse l’elenco sarebbe lungo e non è detto che la questione del suicidio assistito si collochi al primo posto.
Per quel che mi riguarda, ho sempre la sensazione che il tema dei diritti nasconda posizioni ideologiche e un po’ preconcette, per cui personalmente eviterei di fare leggi che pretendano di imporre a tutti un’unica visione. Tuttavia, vedere un Consiglio regionale che di fretta affronta la questione, mi spinge anche a un’altra riflessione: è proprio così urgente? Io non vedo file di persone che rivendichino la somministrazione di quella che con una certa ipocrisia viene chiamata «dolce morte».
Le vere urgenze del Veneto
A metà luglio, a Venezia, Panorama ha organizzato una giornata con politici, imprenditori e uomini di cultura per parlare delle urgenze del Veneto e nessuno ha segnalato il suicidio assistito come una priorità . Si è parlato di infrastrutture, di collegamenti ferroviari e stradali, di opere pubbliche, di burocrazia, di energia, di voglia di crescere e di come recuperare il gap perduto in una delle regioni più dinamiche d’Italia. Nessuno, tra gli intervenuti, ha parlato di fine vita. Forse perché più che della fine ci sarebbe da parlare dell’inizio, dato che l’Istat segnala un drammatico calo demografico, che nemmeno l’immigrazione è in grado di colmare.
Perciò sono ancora più sorpreso delle intenzioni di una parte del centrodestra veneto. E non capisco se dobbiamo registrare l’adozione del suicidio assistito o, invece, il suicidio di una comunità politica che negli ultimi 30 anni ha consentito al Veneto di raggiungere livelli mai visti. Purtroppo, temo che delle due ipotesi, sia vera la seconda.
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