Famiglie arcobaleno e donne «col pisello» nei nidi di Bologna su «mandato politico»
Nel riquadro i volumi Piccolo uovo e Nei panni di Zaff, dedicati a famiglie Lgbt e fluidità di genere (iStock)

«Pure voi siete una famiglia?». «Sì! – risposero i due papà insieme ai loro piccoli». È un assaggio dell’opera che le educatrici degli asili nido di Bologna – a loro detta, su mandato «politico-culturale» dell’amministrazione di sinistra di Matteo Lepore – declamano ai bambini di un anno.

Come la figlia di Francesco Perboni, attivista cattolico di Pro vita, che ha scoperto soltanto per caso cosa era successo a scuola: «Mia moglie», racconta alla Verità, «era presente nel momento in cui la maestra ha iniziato a leggere Piccolo uovo davanti ai bimbi».

Il libro – 28 pagine – di Francesca Pardi, con illustrazioni di Altan, racconta la storia di un ovetto che, prima di nascere, vuole capire bene cosa sia una famiglia. «Ci sono talmente tanti tipi di famiglie…», lo avvisano i coniglietti eterosessuali. Gli altri tipi sono quelli non convenzionali: due mamme gatte «insieme al loro gattino», due papà pinguini.

Oltre ai nuclei arcobaleno, c’è la coppia di canguri (maschio e femmina) che adotta gli orsetti. E non poteva mancare il papà ippopotamo single. Conclusione: tutte le famiglie sono «un bel posto dove crescere».

I programmi pedagogici negli asili nido a Bologna

Avendo scoperto e non gradito il contenuto dei programmi pedagogici del nido, Perboni e consorte, con altre due famiglie, sono andati a chiedere chiarimenti alle insegnanti.

«All’incontro c’erano anche una responsabile del Dipartimento educazione, istruzione e nuove generazioni, Teresa Di Camillo, e la sua collega, responsabile di quattro-cinque asili, Anna Dimattia. Ci hanno spiegato che libri come questo vengono letti in tutti i nidi di Bologna; che le maestre da anni si formano su questi testi; che per chi non è d’accordo non è prevista alcuna alternativa; e che esiste un mandato politico-culturale dell’amministrazione, poiché l’educazione è anche politica e loro, al nido, iniziano a gettare i primi semini». Chi non ci sta? «Deve andare in una scuola privata», sospira Perboni.

Lui – che se lo può permettere; non tutti hanno questa fortuna – ha subito trasferito la figlia più grandicella (due anni e mezzo), ma non ha trovato posto per la piccina. Ha anche scelto di raccontare la sua storia in un video, rilanciato sui social da Matteo Salvini.

Proprio la Lega, attraverso il suo capogruppo in Consiglio comunale a Bologna, Matteo Di Benedetto, ha portato la vicenda all’attenzione della magistratura. Ieri, Di Benedetto ha presentato un esposto in Procura «per chiedere verifiche sul compimento di reati in relazione all’utilizzo, nei nidi comunali, di libri e materiali educativi che affrontano temi come identità e fluidità di genere e temi Lgbt, rivolti a bambini da zero a tre anni, anche di appena un anno, senza il consenso dei genitori».

I nodi legali dell’insegnamento negli istituti

In punto di diritto, in effetti, ci sarebbe una legge, la 104 del 9 giugno 2026, che impone agli istituti di chiedere ai genitori il consenso informato per le attività integrative o extracurricolari che riguardano l’ambito della sessualità. In ogni caso, vige il divieto di affrontare certi argomenti sia nelle scuole dell’infanzia sia nelle primarie.

È un’esagerazione? Finché nessuno la cambia, questo stabilisce la norma. E ciò che accade nel capoluogo emiliano è tanto più preoccupante, se si prendono sul serio il riferimento a un mandato «politico-culturale» della giunta e l’idea che, secondo le pedagogiste, l’educazione sia anche una questione politica.

Ragion per cui, già al nido, si iniziano a «gettare i primi semini», come si è sentito dire Perboni. «Parole che, se confermate», osserva Di Benedetto, «sollevano interrogativi seri sulla neutralità delle scelte educative e sul ruolo dei servizi pubblici».

Tra i volumetti che circolerebbero nelle scuole bolognesi ci sarebbe anche Nei panni di Zaff, di Manuela Salvi e Francesca Cavallaro. È un libriccino scritto per stigmatizzare «canzonature» ed «emarginazione» dei bimbi che assumono comportamenti caratteristici dei loro compagni dell’altro genere. È il caso del protagonista, che sogna di essere una principessa. Alla fine, l’amica gli dona i suoi vestiti e sentenzia, con una battuta a metà tra trivio e commedia sexy degli anni Settanta: «Sarai la principessa col pisello – e che nessuno fiati».

La reazione dei genitori, della politica e di Pro Vita e Famiglia

I genitori incacchiati, invece, hanno fiatato. Anche perché il leitmotiv degli attributi, giocato sul filo dell’equivoco con il titolo della famosa fiaba di Hans Christian Andersen, è un’ossessione del libro: «Zaff si era proprio scocciato!», si legge in una delle pagine. «E va bene, ho il pisello, ma che fastidio vi dà? Lo nasconderò ben bene sotto la gonna, i pizzi e i fiocchi».

Pro vita, ieri, ci ha tenuto a ringraziare Salvini e «il deputato Galeazzo Bignami per aver annunciato che porterà il caso in ogni sede politica e istituzionale». Fdi presenterà anche interrogazioni in Comune, Provincia, Regione e Parlamento.

«L’indottrinamento gender nelle scuole e negli asili nido», ha lamentato Jacopo Coghe, portavoce del movimento, «è un problema reale e diffuso e la pressione arriva anche dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che l’altro ieri ha raccomandato agli Stati di garantire un’educazione sessuale “completa” e “inclusiva”. Si è spinto fino a sostenere che “le esenzioni compromettono la protezione dei minori”. Tradotto: il diritto dei genitori di decidere viene trattato come un ostacolo da rimuovere».

Nella serata di ieri, il Comune di Bologna ha rivendicato la scelta: l’educazione alle differenze, ha replicato a Carroccio e Fratelli d’Italia, è prevista in tutte le linee pedagogiche. Non ci sarebbe dietro alcuna ideologia. Anna Giordano, direttrice del Sistema integrato di educazione e istruzione da 0 a 6 anni, ha trovato il cavillo: «Le pedagogiste», ha precisato, «hanno spiegato che tali attività non si caratterizzano come educazione sessuale, ma come azioni di educazione al rispetto e alle differenze».

Capito? Basta cambiare nome alla realtà, per poter cominciare a «gettare i semini». Fino a quando spunta il pisello.

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