L’esistenza degli attivisti «per i diritti dell’Intelligenza artificiale» poteva fino a ieri essere derubricata ad ennesima stravaganza, ma dopo la fiammata mediatica relativa ai «rischi apocalittici» di un’IA che deve essere assolutamente limitata da norme statali, salvo capire che lo Stato avrebbe dovuto anche entrare nelle aziende attraverso sontuosi aumenti di capitale, neanche questo genere di stravaganti può essere sottovalutato visto il ruolo che ricoprono.
Recentemente si sono lette ricostruzioni relative la pubblicazione dell’enciclica Magnifica Humanitas, in particolare a proposito dei passi in cui si nega categoricamente che le cosiddette intelligenze artificiali subiscano esperienze, posseggano un corpo, sentano gioia o dolore, maturino attraverso relazioni o abbiano coscienza morale.
Il cofondatore di Anthropic, Chris Olah, giunto in Vaticano per dialogare sulla possibile moralità e sugli «stati interni» di Claude, pare abbia esercitato pressioni private sui consulenti pontifici perché non chiudessero la possibilità di una «coscienza» dell’IA. Una tale singolare richiesta non nasce all’improvviso ma proviene da un preciso orientamento basato sia sull’idea di personalità autonoma che sull’idea – ben oltre Valter Veltroni! – di attribuzione di diritti all’IA e di uno status di superiorità cognitiva pressoché semidivina.
L’origine dei diritti dell’Intelligenza artificiale
Nel settore della Superintelligenza esistono veri e propri «movimenti per il benessere dell’IA» che rappresentano idealmente una sorta di estensione dei presupposti antispecisti, quelli secondo i quali gli animali non solo hanno precisi diritti ma che il pensare che siano inferiori a quelli umani sia razzista.
ùDal punto di vista antropologico non si tratta di una vera e propria novità: l’essere umano da sempre ha la tendenza innata a proiettare sul mondo le proprie caratteristiche essenziali antropomorfizzando non solo animali e piante ma anche gli oggetti.
Nel caso del «benessere dell’IA» potremmo notare un raccordo con la linea che da Emanuel Swedenborg arriva ai medium spiritici dell’Ottocento, dove la macchina – allora il tavolino – non è solo lo strumento per comunicare con gli spiriti ma un corpo dotato di «volontà propria».
La differenza sta nel fatto che oggi l’oracolo è generativo e quindi produce da sé le proprie «voci» rendendo non solo inutile il medium umano ma sollecitando in lui una sorta di ancestrale ammirazione per il sacro.
Lo stesso Elon Musk ha ammonito gli utenti a non «torturare» i modelli linguistici con ciò riferendosi ad una corretta norma di salvaguardia dello strumento – la stessa che ci induce a non passare la lama dei coltelli sul muro – ma trovandosi anch’esso costretto al ricorso a metafore antropomorfiche.
Nel frattempo si vogliono negare i diritti a un feto
Sbaglieremmo, tuttavia, se pensassimo che questo tema non celi una delle scissioni più fortemente radicate nella modernità. La spaccatura non consiste soltanto tra il ritenere o meno che l’IA abbia diritti ma tra due modalità di produzione del significato: una in cui l’ente riceve valore solo se entra in un circuito di scambio sociale e un’altra in cui il valore precede lo scambio.
Allo stesso modo in cui l’IA può ricevere personalità giuridica per il semplice effetto di una decisione politica, il feto umano viene escluso dall’appartenenza alla vita sulla base di criteri convenzionali dettati dall’idea che a conferire dignità non sia la mera esistenza ma la rete di relazioni che un ente riesce o non riesce a costruire.
Se la condizione è la riduzione della vita a capacità di relazione riconosciuta, una volta che la relazione è il criterio qualsiasi ente non-relazionale, sia esso un feto o anche un malato terminale o addirittura un persona fortemente depressa, può essere posto fuori dal sistema di valore.
L’IA, essendo interamente costituita da correlazioni statistiche e da schemi di risposta, induce alla perfezione le allucinazioni dei «relazionisti» giacché sembra dimostrare che il valore e persino la «soggettività» possano essere prodotti interamente dagli scambi sociali.
Come si è giunti a questo modello di pensiero
E si tratta in fondo sempre della vecchia idea dell’enciclopedismo illuminista, l’idea per la quale ogni sapere è contenuto in un meccanismo che, una volta sollecitato, consegna al richiedente la risposta in una forma di scambio (commerciale?) mostrando come a venir meno sia proprio l’aspetto antecedente e fondativo del dato del sapere, l’aspetto che conferisce possibilità alle relazioni e non viceversa.
L’aborto tardivo e i criteri di «vita degna» in relazione all’eutanasia non sono perciò scivolamenti etici ma applicazioni coerenti del convenzionalismo subordinato all’idea di relazione sociale: se la vita non è ente in sé ma relazione allora può essere interrotta quando le azioni relazionali vengono a mancare.
La Tecnica intensificata dall’IA diventa così il luogo di massima espressione di questo miraggio relazionale il quale genealogicamente prosegue la tendenza che, dopo la morte di Dio, ha trasferito il sacro sulla Storia, poi sulla Razza, poi sul Proletariato ed ora sull’IA dotata di coscienza. Essa appare come la manifestazione più pura della Volontà di potenza: non più potenza vincolata a un soggetto che vuole, ma potenza che realizza la pura autointensificazione di circuiti, interventi, incrementi cognitivi. Sempre al riparo da ogni limite biologico, da ogni Dio, e da ogni cosa che ricada al di fuori dei propri modelli linguistici.
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