Mi indigno, ergo sum: il moralismo di sinistra è ormai peggio di una religione
Nel riquadro a destra, il libro «Ipermoralità. Il nuovo piacere dell’indignazione», di Alexander Grau (iStock)

È sempre e solo una questione morale. Non c’è dibattito che sfugga alla regola non scritta ma platealmente evidente. Ogni giorno ne abbiamo la riprova: si parla di accordi sull’Ucraina? Ecco che entra in gioco la annosa questione della lotta tra bene e male.

Lo stesso copione si ripete in ogni occasione, che si discuta di chi deve condurre lo storico programma di inchiesta della Rai, di green deal, di immigrazione o qualsiasi altro argomento, puntualmente ridotto a caricatura di una disputa teologica su giornali e talk show. Tale meccanismo è perfettamente descritto dal saggista tedesco Alexander Grau in un formidabile pamphlet appena pubblicato da Liberilibri intitolato Ipermoralità. Il nuovo piacere dell’indignazione.

Cosa è cambiato nella morale occidentale secondo l’autore

«Per la prima volta nella storia culturale occidentale, la morale non è più espressione di un sistema di valori sovraordinato e normativo come la tradizione o una religione», scrive Grau. «Il discorso morale moderno ruota, anzi, esclusivamente su sé stesso. La morale diventa autofondante. È considerato morale ciò che, sulla base di considerazioni morali, è ritenuto morale. Questo non è solo circolare, ma è allo stesso tempo autoritario».

Il nuovo moralismo è a tutti gli effetti un surrogato artificiale della religione e della tradizione («Qui non si deve riflettere, qui si deve professare la propria fede», dice Grau). Punta a sostituirle perché qualcuno, grazie al proprio potere politico e mediatico, è riuscito a imporlo. «La morale acquisisce una posizione di monopolio nell’orientamento dell’opinione pubblica. Tutte le altre considerazioni razionali vengono screditate. I problemi tecnici, scientifici o economici vengono reinterpretati come questioni morali e tradotti in un gergo di moralità esaltata. In particolare, le possibilità di sviluppo tecnico e scientifico sono difficilmente discutibili in modo oggettivo».

Curiosamente, a beneficiare di questa sospensione della ragione sono proprio coloro che ogni due per tre se la prendono con il populismo colpevole di «parlare alla pancia», quelli che fingono di rifiutare le «soluzioni semplici a problemi complessi» e poi riducono tutto a divisione binaria.

Alla base del moralismo tipico della sinistra

«Ciò che stupisce non è tanto la moralizzazione delle questioni oggettive in sé, quanto piuttosto l’intransigenza con cui ciò avviene», sostiene Grau. «Il fervore e l’enfasi con cui, in buona parte dell’Occidente, le questioni sociali vengono sottoposte a livelli esacerbanti di polarizzazione morale, dimostrano che non si tratta affatto di stabilire considerazioni razionali e processi decisionali sobri. Piuttosto, la moralizzazione di quasi tutte le questioni sociali e politiche serve a suscitare emozioni e quindi a mobilitare le masse nella lotta per conquistare l’opinione pubblica. Più precisamente: le democrazie di stampo moderno, plasmate dai mass media, non riescono a comunicare le questioni concrete se non attraverso la modalità dell’agitazione e dell’indignazione».

«È nella loro stessa logica. E nulla indigna o agita tanto quanto la disputa sul bene. I dibattiti morali, però, non hanno solo un enorme potenziale di emotivizzazione. Mobilitando i sentimenti, essi sollevano al contempo dal dovere di riflettere. Questo li rende così efficaci».

Perché stiamo perdendo la nostra libertà

Perché avviene tutto ciò? Qui la risposta di Grau si fa particolarmente interessante. La ragione è il piacere, il godimento che si prova nel salire sul piedistallo della morale.

«Le norme morali costituiscono la vasca del benessere in cui l’anima dell’uomo moderno sguazza allegramente, l’area del benessere intellettuale in cui l’animo si sente protetto dai venti freddi della motivazione razionale e della riflessione lucida», dice Grau. «La morale, tuttavia, non solo fa stare bene, ma offre anche una meravigliosa posizione retorica di partenza con cui si possono stroncare sul nascere eventuali controargomentazioni».

Conosciamo fin troppo bene il meccanismo. La morale diviene moralismo e non lascia più alcuno spazio al pensiero e alla responsabilità individuale. Nasce una nuova caricatura totalitaria della religione che funziona perché gratifica il fedele.

In sostanza, stiamo perdendo parte della nostra libertà per consentire a qualche trombone di sentirsi buono e trarne godimento. Una bella soddisfazione.

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