La Meloni si toglie il chicco dalla scarpa: «L’Ue tuteli il riso prodotto in Italia»
La premier Giorgia Meloni (Ansa)

Verrebbe da dire con Gioachino Rossini che l’Europa e in particolare Ursula von der Leyen siano come la donna che è «mobile e in pianto e in riso è menzognera». Già, il riso. È stata Giorgia Meloni ieri a inaugurare Risò – il festival che a Vercelli e in tutta la provincia si tiene fino a domani e ha riunito mezzo governo con i ministri Francesco Lollobrigida e Gilberto Pichetto Fratin, il sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, il presidente del Piemonte Alberto Cirio oltre alla presidente dell’Ente Risi Natalia Bobba che è il motore delle manifestazione – e a dire che l’Italia non è disposta ad avallare ancora politiche della Ue che sacrificano i nostri prodotti sull’altare della diplomazia alimentare.

Nel suo non breve discorso il presidente del Consiglio ha toccato molti argomenti: ha ripercorso la coltura e la cultura del riso trovando modo di rendere omaggio alle mondine. Un’elegante e sottile risposta a quella sinistra sempre pronta a gridare all’oscurantismo delle destre. Ha detto Giorgia Meloni: «Noi sappiamo che era proprio sulle spalle delle donne che ricadeva il peso di uno dei lavori agricoli più faticosi di sempre che è la monda del riso».

La premier è andata oltre il folklore caro alla retorica di sinistra per sottolineare: «Oggi la risicoltura è profondamente cambiata: con la meccanizzazione. Però questo non toglie che dobbiamo a quelle donne coraggiose, tenaci, agguerrite un enorme debito di riconoscenza. Con le loro battaglie e le loro rivendicazioni hanno conquistato diritti che oggi rappresentano dei veri e propri pilastri del lavoro e dello stato sociale. Su questo – lo dico per salutare una protagonista della storia politica italiana – anche Emma Bonino potrebbe essere d’accordo con me». Giorgia Meloni è tornata a sponsorizzare come direttore della Fao Maurizio Martina (ex segretario del Pd) che le sedeva accanto e il bello è che a boicottarlo è quel Pedro Sánchez tanto caro ad Elly Schlein. Così Risò diventa l’occasione per la Meloni di togliersi qualche chicco dalla scarpa.

Parla anche di Mps e a chi le chiede se il governo interverrà risponde secca: «Decide il mercato, il governo ora non ha un ruolo». Poi si gira verso Bruxelles e nota: «La regola base, che è di banale buonsenso è: non si possono fare accordi di libero scambio con nazioni che non rispettano i tuoi stessi standard. Delle due, l’una: o abbassi il tuo standard, che non è quello che noi vogliamo fare in Italia, proprio perché competiamo sulla qualità del prodotto, oppure devi difendere quello standard, perché noi non competiamo sulla quantità. Noi competiamo sulla qualità e abbiamo il dovere di difenderla». Meloni ha rivendicato due scelte del governo: porre al centro l’agricoltura e aver difeso e accresciuto in Europa i fondi della Pac.

Il presidente del Consiglio che promette anche più impegno per l’approvvigionamento idrico che col canale Cavour – ha ricordato – ha dato ricchezza grazie al riso con la risorsa acqua sostiene: «Abbiamo ripristinato con una battaglia italiana quei fondi. Non perché non riteniamo che l’Europa, come oggi si discute, debba investire in competitività, ma perché pensiamo che non sarebbe intelligente considerare l’agricoltura alternativa alla competitività, perché l’Europa e l’Italia competono soprattutto in agricoltura. E non sarebbe intelligente considerare la competitività della nostra agricoltura alternativa all’autonomia strategica».

Meloni ha ricordato come il governo si batta contro il falso Made in Italy, come – grazie anche alla caparbietà del ministro Francesco Lollobrigida – abbia investito più di tutti sui campi perché la qualità italiana è sviluppo grazie all’impegno dei produttori. L’Italia è leader europeo nella produzione di riso (2,4 miliardi il valore della produzione di 800 milioni di euro dall’export), ma oggi è minacciata da due fattori: la siccità che ha fatto diminuire i raccolti – da qui l’impegno di Meloni per l’acqua – e il dumping sul prezzo dei Paesi asiatici che esportano in Europa senza dazi grazie agli accordi firmati da Ursula von der Leyen.

Sostiene la Coldiretti col presidente Ettore Prandini, che oggi a Vercelli terrà una giornata di studio con la presidente di Coldiretti Piemonte Cristina Brizzolari una delle più importanti produttrici di riso per qualità: «L’Europa non può continuare a spalancare le porte al riso asiatico a dazio zero, prodotto con pesticidi vietati, standard sanitari e ambientali inferiori ai nostri e lavoro minorile, mentre agli agricoltori italiani impone regole e costi sempre più pesanti. Quest’anno gli arrivi di riso straniero sono aumentati del 19%: quattro confezioni su cinque arrivano dall’Asia. I prezzi riconosciuti ai produttori italiani sono crollati di oltre il 50%.

Una pressione insostenibile mentre le prime stime indicano una perdita media di produzione nazionale fino al 25% con punte del 70-80% nelle aree non irrigue, in particolare nella Baraggia vercellese». Un allarme amplificato anche dalla Confcooperaive col presidente Raffaele Drei: «A pesare su un comparto che conta 3.600 aziende agricole, 90 riserie e una produzione di 1,4 milioni di tonnellate di risone sono ancora fattori strutturali: il 60% del riso che fa ingresso nell’Ue beneficia di concessioni a dazio zero, riservata a Cambogia e Myanmar. E come se non bastasse, la metà del riso lavorato importato giunge già confezionato, mentre le verifiche fitosanitarie sui carichi provenienti da India e Pakistan risultano ancora insufficienti». Pero Giorgia Meloni ai produttori ha strappato un sorriso!

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