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Ignacio Lula da Silva e Flavio Bolsonaro (Ansa)

È un’attesa significativa quella che si registra per le elezioni presidenziali di oggi in Brasile. Secondo un recente sondaggio di Datafolha, al primo turno il presidente uscente di sinistra, Inácio Lula ​da Silva, sarebbe avanti di quattro punti sul principale sfidante, il senatore conservatore Flavio Bolsonaro.

Un vantaggio che si ridurrebbe a soli tre punti in caso di ballottaggio (che sarebbe previsto il 25 ottobre, nel probabile scenario in cui nessun candidato oggi riesca a superare il 50% dei consensi). Insomma, lo stacco tra i due rivali è molto risicato.

Brasile al voto, Lula e Bolsonaro separati da pochi punti

A fine settembre 2022 (vale a dire pochi giorni prima delle elezioni presidenziali di quell’anno), un sondaggio Genial/Quaest dava Lula 13 punti avanti rispetto all’allora presidente Jair Bolsonaro.

Eppure, alla fine Lula, al primo turno, vinse di soli cinque punti e, al ballottaggio, riuscì a prevalere appena d’un soffio, con un vantaggio inferiore al 2%. Insomma, la partita, quest’anno, è apertissima. E il figlio di Jair Bolsonaro spera nel colpaccio.

Tuttavia attenzione: lo scontro elettorale che si gioca oggi va ben al di là delle dinamiche politiche interne al Brasile. La questione è molto più complessa. E chiama in causa importanti fattori di natura geopolitica.

Lula guarda a Pechino, Bolsonaro punta su Trump

Non è un mistero che Flavio Bolsonaro intrattenga solidi legami con Donald Trump. E infatti è stato ricevuto alla Casa Bianca lo scorso maggio. Ne consegue che una sua eventuale vittoria porterebbe Brasilia più vicino all’orbita statunitense.

Il candidato conservatore lo ha già fatto chiaramente capire, dichiarando, il mese scorso, che, se eletto, farà entrare il suo Paese nello «Scudo delle Americhe»: un’iniziativa promossa dall’amministrazione Trump per combattere il narcotraffico.

Non solo. Oltre ad aver partecipato al Cpac tenutosi in Texas a marzo, il senatore brasiliano ha anche offerto a Washington un rafforzamento dei legami nel settore delle terre rare in funzione anticinese. Senza poi trascurare che, a luglio, Bolsonaro ha incassato l’appoggio del presidente argentino, Javier Milei, che è notoriamente un alleato di ferro dell’attuale Casa Bianca.

Lula, di contro, ha un profilo politico nettamente filocinese. Pochi giorni fa, il presidente uscente ha chiaramente detto che Pechino potrebbe essere un partner per assistere il Brasile nella lavorazione dei minerali strategici.

Era inoltre aprile 2023, quando si recò in Cina per incontrare Xi Jinping e firmare ben 15 accordi. Fu proprio durante quel viaggio che appoggiò esplicitamente l’avvio di un processo di de-dollarizzazione. «Perché tutti i Paesi sono obbligati a commerciare in dollari? Perché una banca come quella dei Brics non può avere una valuta in grado di finanziare le relazioni commerciali tra il Brasile e la Cina, e tra il Brasile e gli altri Paesi Brics?», dichiarò polemicamente.

Era infine lo scorso giugno, quando fu rivelato che il governo di Brasilia aveva intenzione di emettere obbligazioni sovrane in Cina denominate in yuan.

Non va tra l’altro trascurato che una stretta alleata politica dell’attuale capo di Stato brasiliano, Dilma Rousseff, è presidente della New Development Bank: la banca dei Brics con sede a Shanghai.

Brasile, la sfida elettorale diventa una partita geopolitica

Pechino vede quindi in Lula uno dei propri principali punti di riferimento in America Latina: il che è alla base delle fibrillazioni commerciali scoppiate l’anno scorso tra Brasilia e Washington. Dal canto suo, l’attuale governo brasiliano ha appena invocato un’inchiesta, accusando gli Stati Uniti di interferenze politiche.

Una vittoria di Bolsonaro rappresenterebbe quindi un duro colpo per gli interessi cinesi nell’area. Non è detto che farebbe uscire il Brasile dai Brics, ma il senatore potrebbe comunque indebolire la presa del Dragone su questo blocco.

In tal senso, l’eventuale vittoria di Bolsonaro si inserirebbe nella riedizione della Dottrina Monroe, promossa dall’amministrazione Trump per arginare l’influenza di Pechino sull’Emisfero occidentale.

Non solo. Il senatore conservatore è sostenuto anche da Elon Musk, che, oltre a essere entrato in rotta di collisione con Lula nel 2024 per la questione della censura ai danni di X, punta verosimilmente a ritagliarsi in Brasile un ruolo simile a quello di Peter Thiel in Argentina.

Dal Pd a Bruxelles, il voto brasiliano preoccupa gli alleati di Lula

Tutto questo, mentre, secondo Politico, l’avvicinamento di Bolsonaro a Trump potrebbe allontanare Brasilia da Bruxelles, rendendo più incerto il destino dell’accordo commerciale Ue-Mercosur.

Lula – che nel 2010 rifiutò l’estradizione in Italia dell’ex terrorista dei Pac Cesare Battisti, salvo poi chiedere un po’ speciosamente scusa dieci anni dopo – è considerato un punto di riferimento anche per il nostro Pd.

Nel giugno 2023, Elly Schlein e Peppe Provenzano lo incontrarono, sostenendo che il faccia a faccia fosse finalizzato alla «difesa e alla promozione della democrazia».

È quindi abbastanza evidente come, dopo l’uscita di scena di Gabriel Boric in Cile l’anno scorso, il Nazareno, qualora Bolsonaro dovesse vincere, tema di perdere un altro interlocutore in America Latina.

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