Rapporti diplomatici, Trump chiede a Meloni una pace inutile
Donald Trump (Ansa)

Non so se a essere provinciale sia un certo giornalismo, oppure una certa politica. O forse lo sono entrambi. Per due giorni ci siamo sorbiti la polemica sull’assenza del sindaco di Genova, Silvia Salis, alla cerimonia d’inaugurazione del Salone nautico, e dei retroscemi – perché bisogna essere scemi davvero a pensarli e a scriverli – per cui a non volere il sindaco fosse stata Giorgia Meloni, per non essere offuscata.

Trump ora ci ripensa (e strizza l’occhio a Meloni)

Oltre al retroscemo, c’è stato poi un siparietto scemeggiato dalle penne rosse e dal suo marito regista, Fausto Brizzi, con tanto di esaltazione della faccina fatta dalla Salis (mentre volgeva le spalle alla Meloni, rigorosamente a favore di telecamera) dopo la stretta di mano con il presidente del Consiglio, che – non soffrendo complessi d’inferiorità – non solo si era detta dispiaciuta per l’assenza del sindaco al taglio del nastro, ma le aveva stretto la mano nella speranza di superare le polemiche.

Torneremo sulla questione non fosse altro per evidenziare il provincialismo che c’è dietro questa operazione.

Mentre dunque si montava la panna sulla tragica assenza della Salis, un altro signore con un ego ancor più smisurato della nostra ex lanciatrice del martello (lanciata da Renzi, che pur di ego se ne intende); un signore che governa gli Stati Uniti d’America (…e non è esattamente come governare Genova…) e che si paragona a Gesù, ad Abramo Lincoln e ai Padri fondatori, a Napoleone, ad Alessandro Magno e a Ciro il Grande (dei quali non credo abbia particolari conoscenze, ma il superlativo assoluto basta e avanza per ammirarli); un signore che dichiara guerre e proclama paci secondo l’umore del mattino, ecco quel signore lì, che mette il suo nome e il suo cognome dappertutto, insomma Donald Trump, sapete che ha fatto?

Si è rimangiato le più recenti dichiarazioni contro il nostro premier e, a sorpresa, ha dichiarato: «Mi piace. Mi è sempre piaciuta. Il mio rapporto con Meloni è molto buono, mi è sempre piaciuta».

Il rapporto di alti e bassi fra Trump e Meloni

Le è sempre piaciuta?!? Negli ultimi tempi, con il nostro capo del governo, Trump non aveva affatto speso belle parole e anzi, a dirla tutta, aveva davvero rimediato delle pessime figure. Va ammesso che l’inizio era stato sotto la migliore stella: già prima dell’insediamento, ricevendola a Mar-a-Lago, Trump la definì davanti alla stampa «una donna fantastica, che ha preso d’assalto l’Europa».

La Meloni aveva bisogno di un confronto e di una convergenza rispetto alla delicata operazione legata alla liberazione di Cecilia Sala, sequestrata in Iran, per questo andò dal presidente eletto prima dell’insediamento.

Il primo incontro ufficiale fu in Florida, dove il tycoon si sperticò: «È una vera leader conservatrice e un’amica». Seguirono altre belle parole, che ovviamente la sinistra manipolò per la sua contro-propaganda: la Meloni ci ha venduto alla Casa Bianca.

Un boomerang, perché quando «l’amica Giorgia» non fornisce il supporto militare diretto alle operazioni Usa, negando Sigonella, e quando difende papa Leone XIV dalle critiche del tycoon, ecco che Trump scarica la sua frustrazione e al Corriere della Sera rivela di essere «scioccato» dalla condotta del premier italiano, accusandolo di «mancanza di coraggio».

La frattura esplode pubblicamente intervenendo a La7, dove The Donald sostiene che Meloni lo avesse «implorato» di fare una foto insieme al G7 di Evian e di averle «fatto pena».

Le scuse tardive di The Donald a Giorgia

La Meloni gli risponde con un video: «Una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai». Da allora le tensioni non si allentano e, soprattutto, il premier italiano non cede di un millimetro da quell’avvertimento: relazioni corrette, ma nessun commento personale.

Cosa succede l’altro giorno? Che, in partenza per l’Alabama è interpellato sul suo rapporto con la Meloni, Trump risponde ai giornalisti «Mi piace. Mi è sempre piaciuta». Olé! Lui, l’uomo dall’ego smisurato, l’uomo che abbina al suo nome e cognome il superlativo assoluto, l’uomo che non sbaglia mai, insomma Lui, è tornato indietro, si è rimangiato le brutte parole. Proprio sulla Meloni.

Per ricapitolare: mentre il circoletto degli «Amici della Salis» allestiva un triste e sfigato siparietto al fine di pompare un po’ il sindaco di Genova, da troppo in ombra rispetto al duo Schlein–Conte e nella speranza di un’acclamazione come donna della salvezza nel campo largo, accadeva che in America, il presidente americano Donald Trump chiedeva a suo modo scusa alla Meloni.

Con buona pace delle scemeggiature di Fausto Brizzi e del suo giretto chic, ancora troppo acerbo e viziato per poter giocare le partite che contano.

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