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La base siriana di Abu al-Duhur nei pressi di Idlib in Siria (Getty Images)

La base aerea di Abu al-Duhur, nella provincia di Idlib, nella Siria settentrionale, è stata colpita otto volte dall’aviazione israeliana. Anche se non ci sono state vittime, questa serie di raid ha pesantemente danneggiato le piste e le infrastrutture della base che era in fase di riallestimento.

Benjamin Netanyahu ha rivendicato l’attacco alla base dichiarando che Israele e Siria avevano concordato di mantenere lo status quo in materia di sicurezza e che la Siria era sul punto di violarlo consentendo alle truppe turche di dispiegarsi in una base aerea nei pressi di Aleppo.

L’avvertimento di Netanyahu

«Abbiamo avvertito ripetutamente Damasco che una simile presenza avrebbe rappresentato una minaccia per la sicurezza di Israele ed hanno scelto di ignorare questi avvertimenti», ha continuato Netanyahu, «Israele non tollererà minacce alla propria sicurezza, ma accoglierebbe con favore un ritorno allo status quo».

La base di Abu al-Duhur nelle settimane scorse aveva effettivamente ricevuto la visita di una delegazione militare turca, arrivata con l’idea di riattivare l’aeroporto e utilizzarlo come hub militare. Un fatto inaccettabile per Tel Aviv che mal sopporta la presenza di Ankara nell’area.

Il ministro degli Esteri di Damasco Asaad al-Shaiban ha risposto duramente ai raid israeliani.

«Il mio governo condanna questi attacchi come un’aggressione e una violazione della sovranità nazionale siriana. Israele vuole minare la stabilità regionale, nonostante la linea di moderazione tenuta dal governo del presidente Ahmad al Shara. La comunità internazionale e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite devono obbligatoriamente assumere una posizione ferma contro le ripetute violazioni della nostra sovranità da parte di Tel Aviv. La Siria continuerà a difendere i propri diritti e interessi nazionali attraverso i mezzi legittimi garantiti dalle leggi e dalle norme internazionali, ma la nostra pazienza ha un limite.»

Tom Barrack, l’inviato statunitense per il Medio Oriente, si è detto profondamente preoccupato, ha parlato di un’inutile escalation ed ha invitato tutte le parti al dialogo.

La presenza turca nel nord della Siria

Questa area settentrionale della nazione mediorientale ha avuto per molti anni una forte influenza turca e sul confine Ankara aveva creato il cosiddetto Esercito Siriano Libero, una formazione di mercenari che rispondeva alla Turchia e che agiva per combattere i curdi e le forze di Assad.

I miliziani dell’Esercito Siriano Libero sono poi confluiti nell’esercito nazionale, ma hanno ottenuto i comandi provinciali dell’area Nord del paese, compresa Idlib, e Ankara considera questa regione come sua sfera di influenza esclusiva.

La Turchia ha respinto con fermezza quelle che ha definito come accuse infondate da parte di Israele sul suo impegno militare in Siria, perché non esiste alcun accordo per la gestione di una base da parte dell’aviazione turca.

La presidenza turca ha dichiarato che le accuse provenienti dall’ufficio di Netanyahu nascevano dalla sua intenzione di perseguire politiche espansionistiche e destabilizzanti in vista delle imminenti elezioni nazionali e che la pace duratura sarà possibile solo se Israele rispetterà il diritto internazionale e abbandonerà le sue politiche aggressive e coercitive.

«Le accuse insostenibili avanzate da Tel Aviv mirano a legittimare gli attacchi aerei di Israele contro la sovranità e l’integrità territoriale della Siria», ha dichiarato su X il portavoce del ministero degli Esteri.

«La Turchia continuerà con determinazione a collaborare con il governo siriano, su basi legittime, per costruire la pace, la stabilità e la prosperità in Siria, e non permetterà mai la destabilizzazione del paese»

I media turchi hanno attaccato duramente Israele e il quotidiano Takvim ha scritto che Israele è in preda ad attacchi di panico isterico in seguito al recente patto di difesa siglato tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan.

Ankara sta addestrando il nuovo esercito nazionale siriano, contribuendo alla ricostruzione delle istituzioni statali e delle infrastrutture, oltre a fornire sostegno militare e diplomatico, una serie di mosse che Tel Aviv reputa minacciose per la sua sicurezza.

Il raid come avvertimento ad Ankara

Il bombardamento di Abu al-Duhur, effettuato prima dell’arrivo dei militari turchi, appare come un avvertimento ad Ankara da parte di Israele, evitando comunque uno scontro diretto.

Questo attacco preventivo non esclude però che la Turchia voglia comunque schierare uomini e mezzi in territorio siriano, perché Erdogan ne ha parlato più volte pubblicamente.

Un mosaico complesso che vede gli Stati Uniti, nel ruolo di mediatori fra due alleati che hanno ambizioni geopolitiche nella stessa area.

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