La Siria esce dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo degli Stati Uniti. La decisione, formalizzata dal Dipartimento di Stato americano, segna un ulteriore passaggio nella svolta impressa dall’amministrazione di Donald Trump nei rapporti con Damasco e apre nuovi margini per gli investimenti e la ricostruzione del Paese dopo oltre un decennio di guerra civile.
La rimozione era stata annunciata da Trump a luglio e diventa ora effettiva dopo il periodo previsto per l’entrata in vigore. La Siria era inserita nella lista americana dal 1979, una classificazione che aveva contribuito a limitarne l’accesso ai finanziamenti, agli investimenti e alle transazioni internazionali.
Contestualmente, Washington ha revocato anche la designazione di Hayat Tahrir al-Sham (Hts) come organizzazione terroristica globale. Il gruppo, già noto come Fronte al-Nusra, è stato a lungo il principale movimento armato guidato da Ahmed al-Sharaa, oggi presidente siriano, nella guerra contro il regime di Bashar al-Assad.
La svolta voluta da Trump
La decisione americana rappresenta l’ultimo tassello di un progressivo riavvicinamento tra Washington e le nuove autorità di Damasco dopo la caduta di Assad, nel dicembre 2024. Trump aveva già annunciato l’intenzione di rimuovere la Siria dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo e aveva successivamente sostenuto un ulteriore alleggerimento delle sanzioni americane.
Secondo il segretario di Stato Marco Rubio, il nuovo provvedimento riconosce i passi compiuti dalle autorità siriane nella lotta contro le organizzazioni terroristiche e punta a eliminare quelli che Washington considera gli ultimi ostacoli rilevanti agli investimenti privati.
L’obiettivo dichiarato è favorire la ripresa economica della Siria e il suo ritorno nell’economia internazionale. Una prospettiva particolarmente importante per un Paese che deve affrontare una ricostruzione enorme dopo anni di conflitto.
La Banca Mondiale ha stimato in circa 108 miliardi di dollari i danni materiali diretti alle infrastrutture, mentre il fabbisogno complessivo per la ricostruzione arriverebbe a circa 216 miliardi di dollari.
Al-Sharaa ringrazia Trump
La risposta di Damasco è stata immediata. Al-Sharaa ha accolto con favore la decisione americana, ringraziando Trump e gli Stati che hanno sostenuto la Siria.
Il ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani ha definito la cancellazione dalla lista una «tappa storica», sostenendo che il provvedimento rifletta la trasformazione del Paese e il nuovo impegno delle autorità siriane sul fronte della sicurezza e della stabilità internazionale.
Per il governo di Damasco, la fine della designazione americana dovrebbe facilitare l’arrivo di capitali stranieri, l’accesso ai mercati finanziari e la realizzazione di nuovi progetti infrastrutturali.
È proprio questo il punto centrale della decisione di Washington: la rimozione dalla lista non risolve i problemi economici della Siria, ma elimina una delle principali barriere all’ingresso di investimenti privati in un Paese che ha bisogno di risorse enormi per ricostruire infrastrutture, servizi e attività produttive.
Il nuovo rapporto tra Washington e Damasco
La svolta assume anche un peso politico. Per decenni la Siria è stata uno degli avversari di Washington in Medio Oriente ed è rimasta strettamente legata all’Iran. Il nuovo corso americano punta invece a incoraggiare Damasco a prendere le distanze dalle vecchie alleanze e a consolidare il nuovo assetto politico.
La revoca della designazione di Hts va nella stessa direzione. Il gruppo era nato come ramo siriano di al-Qaeda, prima di rompere formalmente con l’organizzazione nel 2016. Oggi il suo ex leader al-Sharaa è alla guida della Siria e cerca di accreditare il nuovo governo come interlocutore internazionale.
Il passaggio dalla guerra alla ricostruzione, tuttavia, resta tutt’altro che scontato. La Siria deve ancora affrontare una situazione economica estremamente fragile e profonde divisioni interne. La fine della classificazione americana può quindi rappresentare un’opportunità, più che una garanzia di stabilità.
Con la cancellazione della Siria, nella lista statunitense degli Stati sponsor del terrorismo restano ora Iran, Cuba e Corea del Nord.