Si fa sempre più tesa la crisi ucraina. Ieri, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che Mosca risponderà agli attacchi ucraini condotti con materiale fornito da Londra, colpendo «qualsiasi installazione ed equipaggiamento militare britannico in Ucraina e altrove».
La minaccia della Zakharova è arrivata dopo che, alcuni giorni fa, il governo del Regno Unito aveva deciso di condividere con Kiev delle informazioni classificate necessarie per la realizzazione del missile a lungo raggio Storm shadow.
Crisi ucraina, Mosca minaccia Londra e la Nato
Sempre ieri, la portavoce del ministero degli Esteri russo ha dichiarato che qualsiasi forza militare straniera in territorio ucraino che «ostacoli lo svolgimento dell’operazione militare speciale e il raggiungimento dei nostri obiettivi è categoricamente inaccettabile e diventerà un obiettivo militare legittimo». «La Gran Bretagna è al fianco dell’Ucraina e ci impegniamo a fornire all’Ucraina l’equipaggiamento necessario per difendersi dall’invasione illegale di Putin.
La Russia non deve avere dubbi sulla determinazione di questo governo a opporsi all’aggressione russa, in Ucraina, nel Regno Unito e contro i nostri alleati», ha replicato un funzionario del ministero della Difesa britannico.
Nel frattempo, la Cnn ha riferito che, durante la sua breve visita a Mosca di martedì, il direttore della Cia, John Ratcliffe, avrebbe messo in guardia il Cremlino dallo sferrare un eventuale attacco ai danni dei Paesi della Nato. «Funzionari americani ed europei sono sempre più preoccupati che il presidente russo Vladimir Putin possa mettere alla prova la Nato con un’incursione limitata, potenzialmente in uno dei Paesi confinanti», ha riportato la testata statunitense.
È probabilmente anche in considerazione di questo rischio che, la scorsa settimana, l’Alleanza atlantica ha condotto una vasta esercitazione aerea su Polonia e regione baltica, nei pressi dell’exclave russa di Kaliningrad.
È inoltre sempre in un’ottica di deterrenza che, secondo il Telegraph, Berlino sarebbe in trattative con Londra per contribuire al finanziamento del programma nucleare britannico Trident. Al contempo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annunciando di aver parlato con Putin, ha dichiarato che lo zar non attaccherà l’Alleanza.
In questo quadro ingarbugliato, il governo di Kiev ha affermato che Mosca avrebbe in programma di mobilitare 600.000 reclute nel biennio 2026-2027. Secondo gli analisti, è tuttavia improbabile che tale eventuale mobilitazione possa essere decretata prima delle elezioni parlamentari russe di fine settembre.
Eppure l’Ucraina si dice ottimista sulla possibilità di un rilancio della diplomazia. Ieri, Kyrylo Budanov, il capo di gabinetto di Volodymyr Zelensky, ha affermato che dei colloqui tra russi e ucraini potrebbero tenersi il mese prossimo. «E anche con gli americani. Non possiamo fare a meno di loro», ha precisato. Tuttavia, sempre ieri, la Zakharova ha fatto sapere che, almeno per ora, non sarebbero pervenute a Mosca nuove proposte negoziali da parte di Kiev e dei suoi alleati.
Putin prepara l’escalation mentre resta aperto il canale negoziale
Tutto questo, mentre, mercoledì, Bloomberg News riferiva che, visto lo stallo nei negoziati con l’Ucraina, Putin si starebbe preparando a una escalation. In particolare, secondo la testata, il presidente russo starebbe anche valutando l’impiego di armi nucleari tattiche come estrema risorsa.
Dal canto suo, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha negato che Mosca stia per avviare un’escalation, sostenendo che la Russia «non ne ha bisogno». Ha tuttavia promesso una «dura risposta» agli attacchi ucraini contro le infrastrutture economiche russe.
La tensione, insomma, resta alta. È in questo quadro che, ieri, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha incontrato a Bruxelles il sottosegretario alla Difesa statunitense, Eldridge Colby. «Dobbiamo valutare costantemente quale sia la migliore strategia per la presenza degli Stati Uniti in Europa, tenendo conto del contesto di sicurezza», ha affermato Rutte.
Dal canto suo, Colby ha auspicato «un mondo in cui l’Europa può assumersi la responsabilità primaria della propria difesa convenzionale». Al contempo, il sottosegretario americano ha sottolineato che «ovviamente, gli Stati Uniti restano impegnati nella Nato e rimangono legati a questa alleanza».
Non si placano frattanto le azioni belliche. Il ministero della Difesa russo ha infatti reso noto di aver effettuato un «massiccio» attacco contro nove città ucraine nella notte tra mercoledì e giovedì.
Trump, Putin e il possibile spiraglio per i negoziati
Insomma, la situazione complessiva resta ricca di incognite. E, alla fine, la domanda è una. Ci si avvia verso un’escalation o assisteremo nei prossimi giorni a una ripresa dei negoziati? Gli Usa, in questo momento, appaiono in affanno a causa della crisi iraniana. Putin, dal canto suo, può sfruttare la situazione, ma fino a un certo punto.
La caduta di Bashar al Assad in Siria e la pressione sull’Iran hanno ridotto l’influenza russa sullo scacchiere mediorientale. Se le difficoltà in quest’area possono spingere lo zar verso l’inasprimento della linea in Ucraina, potrebbero però al contempo aprire paradossalmente uno spiraglio diplomatico.
Trump sa che il presidente russo vorrebbe diventare mediatore sul dossier del nucleare iraniano, proprio per recuperare terreno in Medio Oriente. Chissà quindi che la Casa Bianca non punti a riconoscere allo zar questo ruolo, per spingerlo ad ammorbidire la sua posizione sul tavolo ucraino.
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