Gli Usa valutano altre azioni in Iran
Il Segretario della Difesa Usa Pete Hegseth (Ansa)

Gli Stati Uniti non escludono un nuovo ricorso alla forza contro l’Iran, anche nell’area dello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato il capo del Pentagono Pete Hegseth: «Non escludiamo affatto attacchi cinetici nello Stretto o nelle vicinanze». Secondo Hegseth, Teheran non sarebbe in grado di sostenere a lungo la pressione economica imposta da Washington.

La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha spiegato a Fox News che Donald Trump sta utilizzando «ogni strumento economico» per mettere in difficoltà la Repubblica islamica.

L’inflazione iraniana, ha sostenuto, avrebbe superato il 100% e il governo faticherebbe a pagare poliziotti e militari, oltre a dover affrontare i danni provocati dall’Operazione «Epic Fury».

Trump aumenta la pressione mentre Teheran sfida Washington

L’obiettivo americano resta impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare. Al momento, però, non sono in corso negoziati e, secondo Leavitt, riprenderanno soltanto quando Trump riterrà possibile un confronto costruttivo.

Gli effetti della pressione statunitense si fanno sentire anche sulla popolazione. Il vicepresidente iraniano Mohammad Jafar Ghaempanah ha riconosciuto che il Paese non riesce a importare benzina sufficiente a compensare la ridotta produzione interna a causa del blocco navale americano.

Negli ultimi giorni sono state segnalate file davanti alle stazioni di servizio. Il capo di gabinetto del presidente, Mohsen Haji-Mirzaei, ha annunciato una revisione delle quote di carburante, senza fornire particolari.

Teheran respinge le accuse e sfida Washington e Israele

Teheran respinge tuttavia l’immagine di un Paese vicino alla resa. Il presidente Massoud Pezeshkian ha affermato che l’Iran «non si trova in una posizione di debolezza e sa come difendersi», accusando gli Stati Uniti e Israele di avere mosso guerra mentre erano ancora in corso i colloqui con Washington.

Ancora più duro il segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale, Mohsen Rezaei. Durante un incontro con il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, Rezaei ha dichiarato che Teheran non si fida degli americani, responsabili, a suo giudizio, di avere «ripetutamente tradito la diplomazia e i negoziati».

L’Iran minaccia una risposta «catastrofica» e cerca una via diplomatica

Ha quindi avvertito che un nuovo atto di aggressione provocherebbe una risposta capace di causare danni «catastrofici» agli interessi militari ed economici statunitensi.

La missione del premier qatariota a Teheran punta proprio a evitare un’ulteriore escalation e a creare le condizioni per la ripresa del dialogo tra Iran e Stati Uniti.

Secondo il ministero degli Esteri di Doha, negli incontri con i funzionari iraniani sono stati esaminati gli ultimi sviluppi regionali e le iniziative necessarie a rafforzare sicurezza e stabilità.

Una petroliera in navigazione nello Stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile di origine non ancora identificata.

L’impatto ha provocato un incendio a bordo, successivamente domato. Lo ha riferito l’agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto. Tutti i membri dell’equipaggio sono incolumi e non risultano danni ambientali.

Dallo Yemen a Taiwan, la crisi con l’Iran rischia di allargarsi

Le autorità competenti hanno avviato un’indagine per ricostruire l’accaduto. La crisi rischia intanto di allargarsi. Secondo analisti citati dal New York Times, settimane di attacchi degli Huthi contro obiettivi sauditi avrebbero portato la milizia yemenita sostenuta dall’Iran e l’Arabia Saudita sull’orlo di un nuovo conflitto.

Riad potrebbe tentare di indebolire il gruppo per costringerlo a negoziare una soluzione della guerra civile yemenita più favorevole ai propri interessi. Da entrambe le parti emergerebbero segnali di rafforzamento militare.

La guerra in Iran mette in difficoltà la difesa di Taiwan e Giappone

Preoccupazioni arrivano anche dall’Asia. Il Washington Post riferisce che il forte consumo di munizioni americane in Medio Oriente potrebbe ridurre la prontezza operativa nell’Indo-Pacifico in caso di crisi con la Cina.

Taiwan prevede ritardi nelle consegne dei Patriot Pac-3, mentre il Giappone sarebbe stato avvertito di possibili slittamenti: un segnale degli effetti globali che un prolungamento del conflitto potrebbe produrre.

Da non perdere