Berlino vuol trascinare Ue e Nato in un conflitto globale con il Cremlino

Dopo i sabotaggi in Germania e l’attribuzione alla Russia dei droni esplosivi trovati fin dal 4 agosto all’aeroporto di Lipsia presso un aereo cargo ucraino, l’Ue amplifica l’allarme lanciato dal governo tedesco, annunciando nuove restrizioni contro Mosca.

Vertice Ue in Irlanda e le mosse di Berlino

La guerra ibrida fra Ue e Russia ha visto ieri riunirsi a Druids Glen, County Wicklow, in Irlanda, i ministri degli Esteri dei 27 Paesi membri.

Proprio la Germania è capofila, trainando gli alleati mentre sta finalizzando un accordo con l’Ucraina per la fornitura di 15.000 droni Strila. Ambizioni da potenza che Berlino, per inciso, ha mostrato sempre ieri lanciando per la prima volta dalla sua fregata Sachsen-Anhalt, in Atlantico, un missile balistico Lora dalla gittata di 400 chilometri, vendutole da Israele.

Nelle stesse ore, i cantieri tedeschi Tkms di Kiel consegnavano agli israeliani il nuovo sottomarino Drakon.

Le indagini sui droni all’aeroporto di Lipsia

Ma andiamo con ordine. Sui droni di Lipsia, che l’intelligence tedesca ha solo ora dichiarato farina del Cremlino, sebbene per i russi non vi siano prove concrete, sono stati identificati due sospetti che, secondo Süddeutsche Zeitung, sarebbero «un uomo di origine russa con passaporto lettone e un bielorusso con passaporto russo, entrambi noti alle autorità».

Il bielorusso aveva anche, stando alla stampa germanica, «un visto italiano rilasciato dalle autorità italiane a Minsk alla fine di aprile».

Notizia che ha fatto muovere il Copasir, che chiederà una nota informativa. Secondo fonti d’intelligence, tuttavia «l’uomo non sarebbe passato dall’Italia per entrare nello spazio Schengen».

L’altro, con passaporto lettone e russo, sarebbe arrivato in Germania alla fine di luglio, avrebbe raggiunto la Sassonia con un’auto a noleggio e sarebbe partito due giorni prima dell’azione.

Gli inquirenti sostengono di aver trovato tracce di Dna dei sospetti sui tre droni ritrovati.

Allarmi bomba e presunti sabotaggi in Germania

Ad aumentare la tensione, l’allarme bomba alla stazione ferroviaria di Augusta. Ieri è esplosa una granata nella galleria di un edificio attiguo alla stazione, davanti a una gioielleria turca. L’esplosione ha ferito due ragazzi di 17 e 18 anni e ha causato la chiusura del binario 1.

Si pensa alla criminalità organizzata, ma poco dopo un secondo ordigno, inesploso, è stato trovato da un cane poliziotto in un cestino della spazzatura dentro la stessa stazione di Augusta, poi chiusa.

I sospetti di sabotaggio alle centrali elettriche

Intanto, alla sottostazione elettrica di Bergheim c’è stato un cortocircuito a causa di «materiale conduttivo» posato su una linea elettrica. Gli inquirenti ritengono che si tratti di un «sabotaggio orchestrato da uno stato straniero oppure estremismo di sinistra».

Quanto alla sottostazione elettrica di Turnow-Preilack, nel Brandeburgo, vicino alla centrale elettrica di Jaenschwalde, il sabotaggio è stato sventato poiché sono stati trovati ordigni esplosivi prima che agissero, al che la polizia tedesca ha aperto un’indagine per «terrorismo».

Tutti fatti ancora poco chiari e i cui dettagli non vengono riportati ancora con dovizia, lasciando ampio margine a varie interpretazioni.

E capitati, peraltro, proprio a pochi giorni dalle elezioni tedesche locali del 6 settembre nel Land della Sassonia-Anhalt, dove viene data favorita la destra di Afd.

Stretta sui visti e nuove sanzioni Ue

Ma dal vertice dei ministri degli Esteri Ue la condanna della Russia, sotto l’etichetta della guerra ibrida sembra unanime.

L’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, l’estone Kaja Kallas, ha esortato anzitutto i governi dell’Unione a essere più stringenti sui visti «utilizzati dai russi per compiere sabotaggi».

E ha proseguito: «Mentre la Russia bombarda l’Ucraina, i cittadini russi possono entrare e godersi l’ospitalità degli Stati membri, che finora sono stati contrari, siano più stringenti in materia di visti a salire a bordo. È una preoccupazione anche per la nostra sicurezza, non solo quella ucraina».

A tal proposito, il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, ha esortato a escludere da Schengen «gli ex combattenti russi, persone con esperienza di combattimento che potrebbero rappresentare una minaccia per la sicurezza».

Il nuovo pacchetto contro il complesso militare russo

Annunciato anche dalla Kallas un rafforzamento delle sanzioni: «Stiamo lavorando su 1.600 inserimenti mirati in maniera molto specifica al complesso militare russo, in modo da interrompere realmente le catene di approvvigionamento. Almeno uno Stato membro ha detto di avere ulteriori proposte. Vedremo quale sarà il risultato finale».

Il pacchetto verrà ufficializzato e presentato in ottobre e fra gli scopi principali c’è in particolare ostacolare l’approvvigionamento di componenti tecniche utilizzate dai russi per la produzione dei missili.

Sono state individuate infatti «più di 5.500 componenti occidentali e asiatici nelle armi russe».

Un esempio è quel «Frankenstein», come è stato definito, del missile da crociera S8000 Banderol, dell’azienda russa Kronstadt, composto in gran parte da svariati pezzi fabbricati da aziende di Usa, Cina, Australia, Svizzera, Giappone e Sud Corea.

Le rotte dell’elusione e il ruolo delle Maldive

D’altronde, un’inchiesta del Wall Street Journal ha suggerito che, oltre a vie di triangolazione note, come Cina, Turchia ed Emirati Arabi, sarebbero perfino le Maldive nevralgiche come crocevia per eludere le sanzioni.

Da documenti esaminati dal giornale americano emergerebbe che all’aeroporto di Malè arrivano aerei cargo con componenti elettronici e altri prodotti sanzionati, i quali poi verrebbero subito caricati su un aereo dell’Aeroflot che atterra alle Maldive regolarmente.

Lo stallo sui beni russi congelati e il no del Belgio

Ancora divisa è però l’Ue sul tema dell’utilizzo dei beni russi congelati all’estero. La Kallas ha rimandato al futuro una decisione: «Alcuni ministri hanno sollevato nuovamente la questione dell’utilizzo dei beni russi congelati. La discussione proseguirà».

Ciò perché è in particolare il Belgio a opporsi a questa mossa, essendo assai esposto finanziariamente. Respingendo una proposta di Svezia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia, il ministro degli Esteri belga, Maxime Prevot, ha chiosato: «Le ragioni della nostra opposizione non sono certo evaporate magicamente nel frattempo».

Infatti ben il 90% dei 210 miliardi di euro di asset russi nella Ue sta in Belgio, gestito dalla società Euroclear. Una delle ipotesi allo studio è quella di trasferire gli asset russi in uno strumento Ue.

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