Vladimir Putin ascolta Narendra Modi al vertice Sco
Vladimir Putin ascolta Narendra Modi durante il vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Bishkek, in Kirghizistan (Getty Images)

Vladimir Putin è arrivato a Bishkek con un’agenda fitta di incontri e con la necessità di consolidare i rapporti con alcuni dei principali interlocutori asiatici. Il vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), ospitato dalla capitale del Kirghizistan nel venticinquesimo anniversario della sua fondazione, offre al presidente russo l’occasione per incontrare nove leader e discutere di energia, commercio, sicurezza e rapporti internazionali.

Tra i colloqui più attesi c’è quello con il presidente cinese Xi Jinping. Mosca e Pechino continuano a presentare la loro collaborazione come un modello di rapporti tra Stati e condividono l’obiettivo di rafforzare un ordine internazionale multipolare. Ma dietro le dichiarazioni di amicizia restano anche questioni molto concrete sulle quali i due Paesi non hanno ancora trovato un accordo definitivo.

La principale riguarda il gasdotto Power of Siberia 2, il progetto destinato a collegare i giacimenti della Siberia occidentale con la Cina passando attraverso la Mongolia. L’infrastruttura dovrebbe consentire alla Russia di trasferire verso il mercato cinese fino a 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Per Mosca è un progetto particolarmente importante dopo il crollo delle forniture verso l’Europa seguito all’invasione dell’Ucraina. Per Pechino, invece, l’intesa non è ancora arrivata al punto di essere operativa.

Il gas che divide Mosca e Pechino

Putin ha cercato di mantenere aperto il dialogo offrendo anche una possibile estensione permanente del regime senza visti con la Cina, qualora Pechino lo ritenesse «opportuno e utile». Il tema dei viaggi e della mobilità si inserisce in un rapporto economico sempre più stretto, ma non cancella le difficoltà sul progetto energetico.

Il nodo, secondo l’economista Nikita Maslennikov, sarebbe legato soprattutto al prezzo del gas e al coinvolgimento delle aziende cinesi nel finanziamento dell’infrastruttura. La Cina ha quindi interesse a non chiudere la porta, ma continua a trattare da una posizione di forza, mentre la Russia ha bisogno di nuovi sbocchi per le proprie esportazioni energetiche.

Per Gazprom e per l’intero settore russo del gas, Power of Siberia 2 rappresenterebbe una soluzione strategica: spostare verso Oriente una parte delle forniture che prima erano destinate al mercato europeo. Il progetto, tuttavia, resta ancora sulla carta. Un ulteriore passaggio del confronto potrebbe arrivare al Forum economico orientale di Vladivostok, dove Putin incontrerà anche il primo ministro mongolo e il vicepremier del Consiglio di Stato cinese.

Il rapporto con Xi resta comunque uno dei punti centrali della trasferta asiatica del presidente russo. I due leader si rivedranno inoltre nelle prossime settimane, prima al vertice dei Brics di Nuova Delhi e poi al forum Apec previsto in Cina a novembre. La frequenza degli incontri conferma il peso che Mosca attribuisce alla relazione con Pechino.

Ma il vertice di Bishkek ha mostrato anche che la convergenza tra i grandi Paesi non occidentali non significa necessariamente una posizione comune su tutto.

Modi mette Putin davanti alla guerra

A mettere in evidenza questa distanza è stato Narendra Modi. Il primo ministro indiano ha affrontato direttamente con Putin la questione ucraina, in un momento in cui i combattimenti non accennano a diminuire. «Questa guerra infinita deve trovare una fine», ha detto il premier indiano al presidente russo. Modi ha insistito sulla necessità di fermare le ostilità e di cercare una soluzione attraverso mezzi pacifici: «Dobbiamo passare da una guerra senza fine alla fine della guerra».

La risposta di Putin è stata breve: «Grazie, stimato primo ministro. Ci stiamo muovendo proprio su questa strada». Il tema, invece, era emerso soltanto marginalmente nel colloquio con Xi, secondo quanto riferito dal Cremlino.

Il richiamo di Modi arriva mentre la Russia continua a intensificare la pressione militare sull’Ucraina. Mosca non ha accettato l’ipotesi di un cessate il fuoco che non sia accompagnato dal raggiungimento dei propri obiettivi, a partire dal controllo del Donbass. E la prospettiva di una soluzione negoziata appare ancora lontana.

Secondo quanto riferito dall’Economist citando fonti anonime vicine al Cremlino, Putin sarebbe convinto di dover raggiungere almeno l’obiettivo minimo della conquista del Donbass e considererebbe un eventuale fallimento un rischio anche per la propria posizione personale. Al presidente russo, secondo la stessa ricostruzione, sarebbe attribuita la frase «Mi impiccheranno». Sempre secondo il settimanale britannico, il Cremlino starebbe valutando come aumentare il numero degli uomini disponibili per il fronte, evitando però una nuova mobilitazione generale sul modello di quella del 2022.

Sono elementi che descrivono un quadro molto diverso da quello evocato dalle parole di Modi. L’India mantiene un rapporto stretto con Mosca, ma non rinuncia a chiedere pubblicamente la fine del conflitto. E proprio il rapporto tra India, Russia e Cina è uno degli aspetti politici più interessanti emersi dal vertice.

La Sco e il fronte non occidentale

La Sco, nata nel 2001, riunisce Russia, Cina, India, Iran, Pakistan, Bielorussia e i quattro Paesi dell’Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Negli anni l’organizzazione ha allargato la propria influenza e oggi comprende anche numerosi partner di dialogo. Tra questi figurano Turchia, Arabia Saudita e Qatar, mentre Afghanistan e Mongolia partecipano come osservatori.

Il vertice di Bishkek si svolge in una fase particolarmente delicata. Due dei Paesi membri, Russia e Iran, sono coinvolti in conflitti e devono affrontare una crescente pressione internazionale. Mosca e Teheran hanno rafforzato negli ultimi anni i loro rapporti militari ed economici, mentre Pechino continua a difendere i propri interessi commerciali con entrambi.

Putin ha incontrato anche il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, in quello che è il primo faccia a faccia tra i due dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran nel febbraio scorso. Altri colloqui sono stati previsti con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e con il premier armeno Nikol Pashinyan. Sul tavolo, oltre alla situazione internazionale, ci sono le questioni legate alla sicurezza regionale.

La Sco si presenta così come uno degli strumenti attraverso cui Russia e Cina cercano di rafforzare il peso dei Paesi non occidentali. Ma al suo interno convivono interessi spesso differenti. Mosca e Pechino, per esempio, competono per l’influenza in Asia centrale, mentre India e Pakistan restano divisi da una lunga rivalità.

Anche il rapporto con la Russia non è privo di sfumature. Modi ha scelto di mantenere aperto il canale con Putin, ma nello stesso tempo gli ha ricordato che la guerra non può continuare indefinitamente. Xi, invece, ha parlato con il presidente russo soprattutto di rapporti bilaterali, commercio ed energia, inserendo la cooperazione tra i due Paesi nella più ampia prospettiva di una riforma della governance globale.

Alla fine del vertice, il gesto più curioso è arrivato proprio da Putin e Modi: i due hanno raggiunto insieme l’apertura dei Giochi mondiali dei nomadi e il presidente russo ha accompagnato il premier indiano sulla sua Aurus. Un’immagine cordiale, dopo un confronto che aveva invece messo il leader del Cremlino davanti a una richiesta tutt’altro che comoda: porre fine alla guerra.

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