È un appuntamento potenzialmente cruciale per Xi Jinping, il vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai apertosi ieri a Bishkek.
L’incontro bilaterale tra Xi e Putin
Il presidente cinese punta infatti a rafforzare la propria posizione in vista della visita che dovrà effettuare alla Casa Bianca il 24 settembre. In quest’ottica, Xi si è incontrato con Vladimir Putin: un bilaterale che, secondo il Cremlino, sarebbe «andato molto bene».
«La cooperazione si sta sviluppando con successo in tutti i settori, compreso quello economico. Stiamo realizzando importanti progetti nei settori dell’energia, dell’industria, dello spazio, dei trasporti e della logistica», ha dichiarato lo zar, per poi aggiungere: «Siamo pronti a collaborare per rendere permanente il regime di esenzione dal visto, se la parte cinese lo riterrà possibile e utile».
Xi, dal canto suo, si è detto pronto a «collaborare» con la Russia per la «promozione di un mondo multipolare equo e ordinato». Insomma, la convergenza tra Pechino e Mosca si è rinsaldata.
I colloqui su Ucraina e Iran
Del resto, quello tra Xi e Putin non è stato l’unico bilaterale che, ieri, si è tenuto a margine del summit. E, nei vari faccia a faccia, si è ovviamente discusso anche delle principali crisi internazionali in corso: quella ucraina e quella iraniana.
Innanzitutto, Narendra Modi, oltre a sottolineare il rafforzamento dei rapporti tra Nuova Delhi e Mosca, ha auspicato, parlando con Putin, un rilancio della diplomazia in Ucraina (tra l’altro, proprio ieri, a margine del G20 di Ashville, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent avrebbe discusso con la delegazione russa del piano di pace in 28 punti di Donald Trump).
In secondo luogo, il premier indiano ha avuto un bilaterale anche con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. «Ho incontrato il presidente Masoud Pezeshkian a Bishkek. Ho ribadito il nostro impegno a rafforzare la lunga amicizia tra India e Iran in diversi settori. Vogliamo ampliare e diversificare il nostro paniere commerciale in futuro. Abbiamo discusso della situazione attuale nella regione. L’India continuerà a sostenere tutti gli sforzi volti a garantire una pace duratura», ha dichiarato Modi a seguito del bilaterale con il presidente iraniano, il quale ha, a sua volta, avuto un incontro anche con il premier pakistano, Shehbaz Sharif.
«Il primo ministro ha sottolineato l’importanza della moderazione e di un impegno diplomatico costante per raggiungere una pace e una stabilità durature nella regione», ha fatto sapere l’ufficio di Shairf.
La sfida a Washington sulle sanzioni
Del resto, agli occhi di Xi, la presenza di Pezeshkian al summit è di fondamentale importanza. Certo, era il 2023 quando l’Iran divenne membro dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Tuttavia, la settimana scorsa, l’amministrazione Trump ha aumentato decisamente la pressione economica sul regime khomeinista, mettendo indirettamente nel mirino anche la stessa Cina (che è storicamente la principale acquirente di greggio iraniano).
Non a caso, Pechino ha criticato sin da subito le sanzioni secondarie a Teheran, minacciate dal dipartimento del Tesoro americano. In tal senso, per Xi, la presenza di Pezeshkian a Bishkek assume il significato di una stoccata a Washington.
Il presidente cinese, in altre parole, non sembra intenzionato a voler accettare le sanzioni secondarie statunitensi e punta a mostrare che Teheran non è isolata sul piano internazionale. Tutto questo, insieme alla rinnovata sponda con il Cremlino, è alla base della strategia di Xi per presentarsi da Trump, a fine settembre, nella posizione di maggior forza possibile, facendo anche leva sulle difficoltà che gli Stati Uniti stanno attualmente riscontrando nella crisi iraniana.
Le tensioni interne: gasdotti e Corea del Nord
Tuttavia, il presidente cinese deve fare attenzione. All’interno dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai non mancano infatti delle crepe. Partiamo proprio dal rapporto tra Mosca e Pechino. Putin sta cercando di convincere Xi a finalizzare gli accordi per Power of Siberia 2: un gasdotto che, se realizzato, potrebbe trasportare fino a 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia alla Cina.
Se Mosca ha urgenza di dare l’ok a quest’opera, Pechino, almeno finora, si è mostrata più scettica sia per i costi sia perché punta a mantenere il più diversificate possibile le proprie importazioni energetiche.
Un ulteriore punto di attrito tra Putin e Xi riguarda la Corea del Nord. Il presidente cinese ha guardato con apprensione ai legami sempre più stretti che, a partire dal 2024, il Cremlino ha tessuto con Pyongyang nel settore della Difesa. È quindi anche per correre ai ripari che, quest’anno, Xi ha rafforzato le relazioni tra il Dragone e Kim Jong-un.
Le vulnerabilità verso l’incontro con Trump
Pechino deve guardarsi infine da Nuova Delhi. Come sottolineato ieri da The diplomat, la disputa sui confini tra India e Cina resta, al netto di alcuni progressi, uno dei principali nodi sul tavolo. Nuova Delhi intrattiene inoltre rapporti storicamente problematici con un altro membro dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, come il Pakistan.
Non a caso, il governo di Modi ha guardato con preoccupazione al recente patto di sicurezza firmato da Riad, Ankara e Islamabad. Tra l’altro, ieri è arrivato a Bishkek anche Recep Tayyip Erdogan: pur non facendone pienamente parte, la Turchia è infatti un partner dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Insomma, se Washington è in oggettiva difficoltà con la crisi iraniana, Pechino, dal canto suo, sta facendo fatica a creare un blocco compatto su cui estendere la propria egemonia. Trump e Xi si avviano all’incontro del 24 settembre ciascuno con significative vulnerabilità.
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