Gli uomini di Trump riprovano a mediare. Drone sulla sede degli 007 di Zelensky
A sinistra Jared Kushner; a destra Steve Witkoff (Getty Images)

Indiscrezioni dell’agenzia russa Tass avevano già anticipato nella mattinata di ieri un’imminente visita a Mosca e anche a Kiev «nei prossimi giorni» degli inviati speciali americani Steve Witkoff e Jared Kushner, quest’ultimo genero del presidente Usa Donald Trump. In giornata è arrivata la conferma di Axios e Bloomberg, che dava i diplomatici già in partenza per Mosca, dove sono attesi oggi, per proseguire domani a Kiev.

I colloqui sarebbero volti a studiare una soluzione negoziata del conflitto e confermano come, a tutt’oggi, solo gli Stati Uniti si stiano impegnando per una mediazione degna di tale nome. Non è un caso che la missione di Witkoff e Kushner si concretizzi pochi giorni dopo la visita nella capitale russa del direttore della Cia John Ratcliffe. E chissà che non abbia contribuito anche la recente missione diplomatica dell’emissario del Vaticano, monsignor Paul Gallagher, che ha visitato Kiev e Mosca. Fonti del Kiev independent, fra cui «una persona vicina all’amministrazione Trump», tuttavia, insinuano che la trasferta prevista domenica in Ucraina dei due inviati di Trump potrebbe saltare all’ultimo momento per intimidazioni russe con le continue incursioni di droni: «Witkoff ha iniziato ad avere paura. I russi non vogliono che vengano qui a Kiev e Witkoff è sempre molto sensibile alle posizioni russe. Gli stanno dicendo che lì è pericoloso». Si dice che il viaggio in aereo fino a Kiev di Witkoff e Kushner potrebbe essere annullato per l’insicurezza dello spazio aereo ucraino, mentre lo stesso Witkoff sarebbe «a disagio» all’idea di ripiegare sull’utilizzo del treno, il mezzo usato da tutti gli statisti stranieri che si recano a incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Secondo il giornale ucraino, Washington avrebbe invitato Mosca a sospendere gli attacchi aerei sulla regione di Kiev domani ma «la Russia non si è impegnata a farlo». In serata, Zelensky ha dichiarato che «l’Ucraina garantirà il normale funzionamento dello spazio aereo russo» quando gli americani arriveranno a Mosca, e ha chiesto alla Russia di «fare altrettanto».

Proprio la capitale ucraina ha subito ieri nuovi pesanti attacchi russi nel corso dei quali un drone ha centrato la sede principale del servizio di sicurezza Sbu, il principale servizio d’intelligence del paese, insieme al Gur militare, causando danni anche alla vicina cattedrale di Santa Sofia. L’Sbu è il coordinatore delle incursioni di droni ucraini in profondità in territorio russo. Sul raid contro la sede d’intelligence, lo stesso Zelensky ha dato i dettagli su X: «Ho parlato col capo dell’Sbu, Oleksandr Poklad. Purtroppo, un drone russo ha colpito la sede centrale dell’Sbu in via Volodymyrska a Kiev, di fronte alla Cattedrale di Santa Sofia. Tutti i servizi di emergenza sono sul posto. Tutti i feriti riceveranno assistenza. Il drone ha colpito direttamente l’ufficio del capo dell’Sbu in quell’edificio. Ho incaricato Poklad di rispondere ai russi». Quanto ai danni alla cattedrale di Santa Sofia, la direttrice della riserva Sofia di Kiev, Nelya Kukovalskaya, ha specificato che «l’onda d’urto» dello scoppio ha distrutto «finestre e vestiboli» della Casa del Concistoro, che fa parte della cattedrale. Ieri ci sono state molte altre incursioni reciproche, come un raid russo su una fabbrica della Coca Cola a Brovary e nuovi attacchi russi a Odessa e ucraini a Sochi, dove sono state colpite strutture petrolifere, in quella «guerra dei porti» che prosegue senza sosta.

Intanto nel clima di allarmismo in Europa per la «guerra ibrida» russa, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha fatto notare che, mentre a proposito dei droni trovati a Lipsia «le accuse contro la Russia sono infondate», «la Germania non ha intrapreso alcuna azione simile quando coloro che hanno fatto saltare in aria il gasdotto Nord Stream sono stati colti praticamente con le mani nel sacco; non abbiamo sentito una sola parola sull’Ucraina dallo stesso ministro degli Interni tedesco». La Giustizia tedesca ha infatti da tempo indiziato ucraini per l’attentano al gasdotto baltico del settembre 2022, ma il governo di Berlino ha sempre taciuto con Kiev. E ieri è emerso che sabotaggi alla rete elettrica germanica considerati probabili atti di guerra ibrida russa, sarebbero in realtà stati commessi da un «attivista estremista del clima», descritto dal ministro dell’Interno della regione Renania Settentrionale-Vestfalia, Herbert Reulcome, come «un uomo di 48 anni» originario di questo Land che avrebbe redatto una lettera di rivendicazione che sarebbe stata autenticata».

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