Soldi per Kiev, a Bruxelles viene il braccino

Mentre il presidente ucraino Volodymir Zelensky approfitta del palcoscenico dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, emergono perplessità dell’Unione europea sul foraggiare Kiev, che pare un pozzo senza fondo.

I dubbi di Bruxelles sui 27 miliardi all’Ucraina

Ieri Euractiv ha riportato che «l’Ue non ha ancora deciso se ripianare o no il deficit di bilancio di 27 miliardi di dollari (23,5 miliardi di euro) dichiarato un mese fa dall’Ucraina». Cifra che si aggiungerebbe al faraonico assegno pluriennale da 90 miliardi di euro, a rate, già varato.

I burocrati di Bruxelles sarebbero insospettiti dal fatto che Zelensky aveva giustificato questo «buco» sostenendo che per le esigenze di difesa erano state tutte anticipate nella prima metà dell’anno le spese di tutto il 2026.

Anche le accuse di corruzione lanciate al governo dall’ex ministro della Difesa ucraino Michailo Fedorov, licenziato lo scorso 20 luglio, hanno reso più guardinga l’Ue.

Corruzione e verifiche sui finanziamenti a Kiev

Un alto diplomatico sentito da Euractiv ha detto: «Ripetute dimissioni e licenziamenti di funzionari governativi per accuse di corruzione dipingono un quadro spiacevole della situazione a Kiev». Ha evidenziato anche il problema di giustificare ai cittadini europei l’afflusso di denaro verso Kiev: «Non riusciamo nemmeno a trovare un accordo sul prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, eppure diciamo al comune cittadino europeo che l’Ucraina avrà bisogno di ulteriori fondi».

Lo stesso commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha ammesso dopo un incontro coi ministri delle Finanze e con l’omologo ucraino Sergii Marchenko, che «stiamo facendo chiarezza».

Anche il Fondo monetario internazionale, che sta versando all’Ucraina 8,1 miliardi di dollari, vuole verificare esattamente di quanto ha bisogno il paese, mentre l’economista ucraino Maksym Samoiliuk ammette che Kiev potrebbe necessitare di «una somma più bassa dei 27 miliardi di dollari richiesti».

Incontro Trump-Zelensky e diplomazia internazionale

In questo quadro, ieri sera Zelensky ha incontrato il presidente americano Donald Trump, a margine dell’assemblea Onu, insieme agli inviati Jared Kushner e Steve Witkoff, nonché al segretario di Stato Marco Rubio e al segretario al Tesoro Scott Bessent.

Scopo, propiziare un trilaterale Russia-Ucraina-America. Il presidente Usa, che non ha escluso nuove sanzioni, ha sentenziato che «la pace tra Russia e Ucraina si farà prima di quanto si pensi». E poi: «Il presidente russo Vladimir Putin vuole incontrarmi ma non so se accadrà al G20 di Miami».

Trump ha anche evocato un «blocco dell’export di gasolio dagli Stati Uniti», per ovviare ai rincari dovuti ai raid sulle raffinerie russe. Alle proposte di trilaterale, il viceministro degli Esteri russo, Aleksandr Alimov, s’è limitato a dire: «Se avanzeranno una proposta di incontro, cosa di cui dubito, la esamineremo».

Tensioni Onu, aiuti francesi e proroga delle sanzioni

Molto dipenderà dal previsto summit, oggi a New York, fra Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, già presente all’Onu e che ieri ha attaccato la stampa occidentale sull’allarme per i droni sconfinati nei territori Nato, spesso attribuiti alla Russia «senza prove»: «Ogni volta si scopre che non si trattava di un drone, che era un drone ucraino o che non era possibile identificarlo con certezza come russo».

Zelensky poche ore prima di vedere Trump ha incontrato anche il presidente francese Emmanuel Macron, che gli ha assicurato assistenza in radar e missili antiaerei oltre che in aiuti per il prossimo inverno.

Intanto è stato raggiunto in extremis l’accordo fra i Paesi Ue per la proroga delle sanzioni alla Russia per 36 mesi, fino al 22 settembre 2029, nei confronti di «3.000 fra individui ed enti» connessi allo sforzo bellico russo in Ucraina, sebbene la Lettonia si sia astenuta per protesta data l’esclusione dalla lista di Alisher Usmanov e Michail Fridman.

La situazione sul campo: raid e avanzata nel Donbass

Gli attacchi russi con droni e missili di ieri hanno causato blackout elettrici in sette regioni ucraine. Inoltre cinque missili hanno distrutto un impianto petrolifero e di gas vicino a Poltava, mentre a Kiev sono stati colpiti la fabbrica di droni e missili Fire Point e il deposito di carburanti Grand terminal. Gli ucraini hanno invece danneggiato due raffinerie di petrolio russe, in Baschiria e nella zona di Samara.

Sul fronte terrestre, l’esercito ucraino ammette spallate russe nel settore di Pokrovsk, parlando di «33 attacchi respinti», ma spicca l’accerchiamento di due brigate e un reggimento ucraini, compiuto dalle truppe del Gruppo centro dell’esercito russo a Dobropolje nel Donbass.

Intanto, Rubio ha lamentato che droni ucraini hanno colpito più volte nel Mar Nero, «navi legate agli Stati Uniti». Concludendo: «Non possiamo permettere che accada».

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