Parlamento Ue a rischio irrilevanza. Adesso contano le logiche nazionali

Una domanda si impone sempre più: in che condizioni versa il Parlamento europeo, l’unica istituzione direttamente eletta dai cittadini, che un tempo svolgeva il ruolo di faro per una maggiore integrazione? Secondo diversi osservatori, è stagnante e in declino.

La rottura del consenso europeista

Il Parlamento sotto la guida di Roberta Metsola ha perso indipendenza, prerogative ed è stato fondamentalmente rinazionalizzato. Sembra di essere tornati al 1979.

La legislatura 2024-29 sarà ricordata come quella della grande rottura del consenso europeista tra i partiti tradizionali. La politicizzazione delle istituzioni dell’Ue, portata avanti dal Partito popolare europeo, si è trasformata in polarizzazione e sta portando alla paralisi.

Ppe, Pse e Renew non hanno più una linea comune sulle grandi priorità dell’Ue. Non condividono nemmeno il senso di marcia. I leader del Ppe, del Pse e di Renew sono incapaci di lavorare insieme.

Manfred Weber, bavarese della Csu e presidente del gruppo e del partito del Ppe, ha scelto di collaborare regolarmente con l’estrema destra e rompere il cordone sanitario anche per preservare l’egemonia della sua famiglia politica. Nonostante il Ppe abbia appena il 25% dei seggi al Parlamento europeo, Weber si è dimostrato abilissimo nell’occupare questa istituzione (così come la Commissione, grazie alla complicità di Von der Leyen).

La crisi delle leadership di Pse e Renew

La spagnola Iratxe García Pérez, presidente del gruppo dei socialisti, è sempre più criticata dai suoi deputati, in particolare dalle delegazioni nordiche. Troppo focalizzata sulla politica interna di Madrid e la difesa del suo primo ministro, Pedro Sánchez. La García non ha una strategia per contrastare l’egemonia del Ppe. Non ha nemmeno il coraggio di sfidarlo apertamente, uscendo dalla coalizione di maggioranza che sostiene la Commissione Von der Leyen, anche dopo numerosi accordi conclusi dal Ppecon l’estrema destra.

Anche la francese Valérie Hayer, presidente del gruppo di Renew, è criticata dai partiti liberali dei piccoli Paesi. Renew è attraversato da una frattura tra Nord e Sud. Sui principali temi dell’agenda europea, come deregolamentazione e immigrazione, almeno un terzo del gruppo preferisce votare con il Ppe che seguire le indicazioni di Hayer.

Le conseguenze non hanno tardato a farsi sentire: il Parlamento europeo oggi è diventato sempre più irrilevante di fronte al Consiglio e sempre più instabile come istituzione.

Il ruolo di Roberta Metsola

Roberta Metsola ha dato il suo contributo all’irrilevanza del Parlamento europeo, del quale è presidente dal gennaio del 2022. La maltese, molta immagine e poca sostanza, aspira a un terzo mandato di due anni e mezzo che non ha precedenti nella storia dell’istituzione.

Dal 2024 il suo motto è «deliver»: offrire risultati ai cittadini. Per farlo, Metsola spinge i deputati a rinunciare al loro ruolo di legislatori. A luglio, Metsola ha usato uno stratagemma regolamentare per imporre ai deputati di votare per la seconda volta Chatcontrol 1.0, le deroghe provvisorie alla privacy per la lotta alla pedopornografia che il Parlamento aveva già rigettato, ma che erano sostenute dal Ppe e dal Consiglio.

Con Metsola come presidente, il Parlamento europeo è diventato un’istituzione meno indipendente, dove il dibattito politico e il processo democratico vengono sacrificati agli interessi di parte.

Il dato più significativo del suo secondo mandato non è un rafforzamento istituzionale, ma l’opposto: la sua trasformazione in un’estensione della maggioranza del Consiglio europeo. Metsola parla e agisce sempre più spesso come un whip (capogruppo) di maggioranza, impegnando la plenaria su posizioni ancora prima che le abbia prese, invece che come presidente terza e garante dell’autonomia dell’istituzione.

La corsa al terzo mandato e i giochi di potere

Metsola, quindi, si sta avviando verso un terzo mandato che è senza precedenti nella storia del Parlamento. Nonostante un accordo a inizio legislatura con i socialisti per una staffetta dal gennaio 2027, il Ppe è determinato a farla rieleggere, con i voti dell’estrema destra se necessario.

L’arma di ricatto per far piegare i socialisti è già stata trovata: Weber ha fatto capire che i capi di Stato e di governo del Ppe la prossima primavera non confermeranno António Costa come presidente del Consiglio europeo per altri due anni e mezzo, se i socialisti non accetteranno di sostenere Metsola.

Questa legislatura iniziata nel 2024 e’ la più povera in termini di qualità politica che si ricordi. Blaterano di Europa ma risultano incapaci di dare un senso alle parole. Presto detto : il Parlamento europeo adatterà per l’occasione un vecchio proverbio: squadra che perde non si cambia.

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