manfred weber

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Manfred Weber, capo del Ppe, torna a invocare l’eliminazione dell’unanimità. Romano Prodi non va per il sottile: senza manco cambiare i Trattati, li vuole aggirare. Ciò significa che la presunta cura per l’Ue, in realtà, è il suo funerale.

L’Unione europea non funziona. Vero. Ma se cambiarla equivale, di fatto, a smontarla, tanto vale raccontarsi la verità e compiere un passetto in più. Abolendola. Da fronti diversi, ma con scopi simili, prima Romano Prodi sulla Stampa e poi, ieri, Manfred Weber sul Corriere della Sera, hanno ripreso l’assedio al principio dell’unanimità.

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Stop da oggi all’accordo sulle tariffe
Manfred Weber (Ansa)
Muro all’Eurocamera dopo i nuovi dazi americani. Il presidente teme il verdetto della Corte Suprema. Il segretario Bessent all’Europa: «Isterici, fate un respiro».

L’Ue va allo scontro con Washington sulla Groenlandia. Oggi l’Europarlamento annuncerà la sospensione formale della ratifica dell’accordo commerciale che era stato raggiunto, lo scorso anno, da Donald Trump e Ursula von der Leyen. In particolare, al centro delle tensioni ci sono i dazi che il presidente americano ha minacciato nei confronti di alcuni Paesi europei contrari ai suoi propositi di acquisizione dell’isola più grande del mondo. «Il Ppe è favorevole all’accordo commerciale Ue-Usa, ma date le minacce di Donald Trump riguardo alla Groenlandia, l’approvazione non è possibile in questa fase», aveva dichiarato, alcuni giorni fa, il presidente del Ppe, Manfred Weber, per poi aggiungere: «I dazi dello 0% sui prodotti statunitensi devono essere sospesi». Secondo Politico, contrari alla ratifica sono anche i socialisti, i Verdi e Renew.

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Weber sgonfia i volenterosi: «Parlano per sé»
Friedrich Merz, Manfred Weber e Ursula von der Leyen (Ansa)
Bordata alla triade Londra-Parigi-Berlino. Il capo del Ppe ce l’ha con Friedrich Merz. E lo mette contro Ursula von der Leyen.

Davanti alle telecamere si stringono la mano. Ma dietro le quinte, se ci sono da spartirsi quote di potere reale, si guardano in cagnesco. Stiamo parlando di Manfred Weber, Ursula von der Leyen e Friedrich Merz: tutti figli della stessa casa madre, quella Cdu che per decenni è stata la potente «balena bianca» teutonica, ma che Angela Merkel ha lasciato letteralmente in macerie. Macerie su cui i conservatori tedeschi vorrebbero iniziare a ricostruire. Eppure il tridente, a quanto pare, non gioca per la stessa squadra.

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La maggioranza Ursula «sfiducia» Ursula
Ursula von der Leyen (Getty Images)
Lettera dei partiti che sostengono Von der Leyen, con il capo del Ppe come primo firmatario: «No alla proposta di schema di bilancio che vede tagli ai fondi agricoli e alle Regioni. Stop con questa Unione à la carte più centralizzata, che esclude l’Europarlamento».
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Pure Berlino ha mollato Bruxelles: per noi è ora di seguire l’esempio
Manfred Weber, vicepresidente della Csu (Ansa)
Dal viaggio di Lars Klingbeil in America al nein di Manfred Weber e Friederich Merz al bando dell’auto elettrica: la Germania è decisa a fare da sé. Perfino chi ha plasmato l’Unione scappa: perché dovremmo fare il contrario?
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