La sinistra rispolvera strategia della tensione e pericolo fascista

Sono tornati i bei tempi di una volta. Quelli della diffidenza verso lo Stato oppressore e gli sbirri violenti, quelli della lotta contro la repressione e delle trame nere. Concita De Gregorio su Repubblica scodella un commento che arriva diretto dagli anni di piombo sulle violenze di Torino. S’improvvisa pistarola, la nostra editorialista di punta, e pone domande retoriche e suggestive: cui prodest? A chi giova la violenza? Ma allo Stato imperialista, ovviamente, al governo dei padroni, che si costruisce una buona scusa per inasprire le pene e allungare le grinfie sui cittadini inermi che vogliono solo manifestare liberamente.
«Così, ancora una volta, si conferma la regola tristemente e tragicamente sperimentata nei secoli: innalzare la tensione serve a legittimare la repressione», scrive Concita. «A far crescere la paura, controllare i cittadini. Serve ai regimi di ogni colore. Nei Paesi democratici, serve alle destre. La risposta alla domanda a chi giovano, gli scontri di piazza? L’aggressione di un poliziotto di chi fa il gioco?». Le risposte sono già squadernate: le martellate al poliziotto in strada fanno il gioco del governo fascista che adesso imporrà il decreto sicurezza e provvederà a comprimere le libertà civili, a sradicare il dissenso.
A questo punto tanto verrebbe dire le cose chiare, e cioè che è stato tutto organizzato, che ci sono i black bloc al soldo dei servizi segreti deviati e deviatissimi, i quali a loro volta sono al comando della Meloni o peggio di Salvini. Qualcuno a dire letteralmente queste cose ci arriva molto vicino. Angelo Bonelli di Avs, da un paio di giorni va in giro a ripetere che le forze dell’ordine avrebbero dovuto fermare prima i violenti, suggerisce che abbiano lasciato fare volutamente. Lo spiega da Bruno Vespa, e lo ribadisce rivolgendosi al ministro Piantedosi gridando che quanto accaduto a Torino richiama «una stagione passata, la stagione vera dell’eversione. È un atteggiamento di profonda irresponsabilità, estremamente pericoloso». Riecco la strategia della tensione. Che queste siano ricostruzioni fuori dalla realtà è arcinoto a tutti e confermato perfino dagli stessi manifestanti che rivendicano le botte di piazza. Ma ai progressisti piace l’acqua torbida, si divertono a fingersi cronisti d’assalto nel pieno della strategia della tensione: il gioco li fa sentire vivi e offre la possibilità di gridare al fascismo (la solfa non la sentivamo da un po’, in effetti mancava).
A Repubblica e nel Pd ondeggiano un po’. Da una parte devono dire che la sicurezza è importante, devono fingere di condannare le violenze e stare con la polizia, da bravi borghesi. I compagni di Avs e del Manifesto, invece, possono sfogarsi: scendono in piazza, spiegano che i veri violenti sono i poliziotti, avanzano dubbi e fanno circolare sospetti. Hanno assunto nuovamente una posa movimentista che non si vedeva da qualche tempo. La quale purtroppo ha un difetto di fondo non piccolo: non è affatto sostenibile.
Non lo è per vari motivi, il primo dei quali è che non c’è alcun bisogno di violenti infiltrati e provocatori. Ci pensano gli antagonisti a menare, lanciare bombe e martellare. Sostenere che ci siano cortei altrimenti pacifici funestati da agenti sotto copertura è patetico, e funzionale alla vecchia tesi secondo cui «la violenza è solo fascista», dunque se uno ammazza Charlie Kirk è per colpa di Kirk medesimo mentre se un compagno bastona un poliziotto è colpa del poliziotto o dei black bloc teleguidati dalle forze della reazione.
Il secondo e più sottile motivo per cui questa posa antirepressiva della sinistra risulta grottesca è che ad assumerla sono partiti e commentatori che da anni non perdono occasione per sostenere ogni forma (reale) di repressione del dissenso. Non vale nemmeno la pena di citare il Covid e la violenta oppressione dei non vaccinati: allora i progressisti erano i primi tifosi dell’intervento poliziesco, i sindaci facevano a gara tra gli applausi per impedire le manifestazioni, si invocavano fucilazioni e pene esemplari. Non è andata meglio con il dissenso riguardo alla guerra in Ucraina: gogna mediatica, liste di proscrizione, altre manifestazioni vietate, conti correnti chiusi a Visione Tv e altri.
Ma l’elenco è notoriamente smisurato. La sinistra chiede azioni sbirresche contro ogni singulto di destra, pretende lo scioglimento di questo o quel movimento, la cancellazione di ogni evento sgradito. Per non parlare poi delle meravigliose trovate che i progressisti si inventano contro le presunte fake news e il cosiddetto odio online: dall’arresto alla schedatura, ogni manganellata vera o simbolica è gradita.
Con quale faccia tosta, allora, si viene a dire oggi che il governo gioca con le paure del popolo? Con quale coraggio si sostiene, come fa Concita, che «innalzare la tensione serve alle destre»? Il mondo politico che lei supporta ha giocato con la tensione e l’emergenza per anni, e ancora non ha finito. Si arroga il diritto di dichiarare ogni tipo di emergenza, ma smonta ogni emergenza concreta sollevata dai cittadini. Reprime, poi bercia contro la repressione altrui. Ma l’aspetto più patetico di questa faccenda è un altro: tutto questo circo giornalistico non viene montato per una questione di rilevanza sociale, per gli stipendi bassi o le spese militari. No: si rendono ridicoli per difendere un centro sociale violento che fino a qualche tempo fa minacciava pure il Pd, prima che venisse a patti con gli antagonisti. Fanno tutto questo per coprire dei vigliacchi che infieriscono in dieci contro un poliziotto. Le forze oscure sono loro, altroché.






