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Friedrich Merz (Ansa)

Accettarne uno oggi potrebbe significare doverne riprendere migliaia domani. È questo il problema che il governo italiano deve risolvere nel negoziato con Berlino sui «dublinanti». Dopo giorni di muro contro muro, i contatti tra il Viminale e il ministero dell’Interno tedesco sono rimasti aperti e, adesso, si è fatta strada l’ipotesi di un compromesso. Eppure, per Roma, cedere sui tre immigrati che la Germania vuole trasferire in Italia è rischioso perché può creare un precedente sul punto che Matteo Piantedosi considera chiuso: le pratiche anteriori al 12 giugno.

I tre dublinanti sono Rania Darezh, irachena, Abdirisaq Warsame Fuduma, somala di 22 anni, e Hotak Samir, afghano. Berlino ha disposto il loro trasferimento perché tutti sono entrati nell’Ue attraverso l’Italia prima di raggiungere la Germania. Roma, però, il 13 agosto ha comunicato formalmente di non volerli riprendere: secondo il Viminale, rientrano nel pregresso cancellato dall’intesa raggiunta con Berlino lo scorso dicembre.

Il braccio di ferro tra Italia e Germania sui dublinanti

Allora Piantedosi aveva annunciato un «azzeramento dei dublinanti fino all’entrata in vigore del nuovo Patto asilo e migrazione». La cesura, nella lettura italiana, è dunque il 12 giugno 2026: ciò che viene dopo ricade nelle nuove regole europee, ciò che viene prima, invece, no.

Berlino, da parte sua, interpreta l’intesa in maniera meno favorevole a Roma e insiste sulla ripresa dei trasferimenti. La settimana scorsa, un portavoce del ministero dell’Interno tedesco aveva tagliato corto: «Le espulsioni dalla Germania verso l’Italia si faranno», pur riservandosi verifiche sui casi anteriori al 12 giugno.

Piantedosi tratta: il nodo dei tre migranti

È dentro questa zona grigia che si sta cercando l’intesa. Secondo La Stampa, i contatti tra i due ministeri sono costanti e Piantedosi potrebbe risentire a breve il collega Alexander Dobrindt. L’ipotesi di respingere tutti e tre una volta arrivati in Italia viene considerata complicata. Sul tavolo sarebbe così comparsa una soluzione intermedia: accettarne soltanto due su tre, permettendo a entrambi i governi di rivendicare un risultato.

È proprio qui, però, che per l’Italia si nasconde il rischio maggiore. Accettare anche soltanto un dublinante su tre significherebbe riaprire un capitolo che Roma sostiene di aver chiuso a dicembre.

Il compromesso con Berlino e il rischio di un precedente

Non sarebbe automaticamente un precedente giuridico, ma diventerebbe un precedente politico e operativo che Berlino – e domani altri Paesi – potrebbero richiamare quando chiederanno il trasferimento di altri clandestini arrivati prima del 12 giugno. Il Viminale, quindi, deve trovare una formula che consenta un compromesso senza smentire l’«azzeramento» rivendicato finora.

Il governo italiano, d’altra parte, sa che sui nuovi casi non potrà opporre un rifiuto permanente. Il Patto Ue entrato in vigore il 12 giugno mantiene il principio secondo cui la domanda di asilo ricade normalmente sul Paese di primo ingresso: la vera battaglia, insomma, riguarda il pregresso e il prezzo da pagare per chiuderlo.

Nel negoziato, pertanto, Piantedosi continua a mettere sul tavolo la «compensazione» con gli irregolari sbarcati in Italia dalle Ong tedesche. Nei giorni scorsi, il ministro ha parlato di circa 2.000 persone portate sulle nostre coste da quelle organizzazioni.

E proprio oggi è attesa a Ravenna la Humanity 1 della tedesca Sos Humanity, con 75 migranti a bordo, mentre Sea Watch ha soccorso altre 36 persone nel Mediterraneo. Il messaggio italiano è semplice: se Berlino pretende che Roma si faccia carico dei movimenti secondari verso la Germania, allora nel conto devono entrare anche gli sbarchi delle navi battenti bandiera tedesca.

A facilitare la ricerca di un’intesa sono i rapporti ancora buoni tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz. A differenza dello strappo diplomatico con Pedro Sánchez, con Berlino i canali sono rimasti aperti. Ma proprio per questo il compromesso dovrà essere costruito con attenzione: salvare il rapporto con la Germania senza trasformare due dublinanti in una porta aperta per tutti gli altri.

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