Quando da Bruxelles giungono idee mirate a una maggiore armonizzazione e integrazione delle politiche europee è bene fare sempre i debiti scongiuri. Non fa eccezione la proposta di regolamento «Eu inc», concepita dalla Commissione con la finalità dichiarata di semplificare la creazione e la gestione delle imprese nel mercato unico.
La proposta Eu Inc della Commissione europea
Dietro lo sbandierato obiettivo di rafforzare la competitività e tagliare la burocrazia, si nasconde un’insidia nei confronti dei diritti dei lavoratori. La nuova forma societaria permetterebbe alle aziende di scegliere dove registrarsi e, di fatto, di aggirare le leggi nazionali sul lavoro, innescando una pericolosa corsa al ribasso su salari e tutele.
Ma cosa è «Eu inc»? Si tratta un modello societario a responsabilità limitata completamente digitale: permette di dar vita a un’impresa online in 48 ore, con un costo massimo di 100 euro e senza alcun obbligo di capitale sociale minimo.
Questa struttura consentirebbe a qualsiasi imprenditore dell’Unione di costituire un’impresa in qualunque Paese membro. Unico requisito d’accesso? Che almeno un membro del consiglio di amministrazione risieda nell’Ue. La misura introdurrebbe una forma societaria armonizzata che andrebbe ad affiancarsi – senza sostituirle – alle strutture già esistenti nei 27 ordinamenti nazionali.
Il problema è ciò che manca: il testo non prevede garanzie efficaci a tutela della contrattazione collettiva, dei diritti sindacali, dell’informazione, della consultazione e della partecipazione dei lavoratori. Tradotto: una minaccia diretta alla rappresentanza dei dipendenti nei consigli di amministrazione e una corsia preferenziale per le ristrutturazioni aziendali che minano i diritti collettivi.
I rischi per salari e rappresentanza
Un’analisi realizzata da un istituto europeo ha inquadrato i rischi. Secondo lo studio le aziende potrebbero: 1) Registrare i dipendenti in Stati membri con standard sociali inferiori, anche se la prestazione lavorativa avviene altrove; 2) Eludere i diritti alla cogestione e alla rappresentanza nei consigli di amministrazione; 3) Schivare gli obblighi di informazione e consultazione; 4) Ricorrere a liquidazioni accelerate che potrebbero lasciare i lavoratori da un giorno all’altro senza stipendio.
Non meno problematica è la gestione delle stock option per i dipendenti, che la Commissione considera uno strumento per attrarre e fidelizzare il personale.
La realtà è che, in assenza di un divieto esplicito di sostituire la retribuzione ordinaria con questi incentivi, le azioni rischiano di diventare un escamotage per pagare salari al di sotto dei minimi contrattuali. A destare forte preoccupazione è infine il progetto di un ciclo di vita aziendale interamente virtuale, capace di scollegare la governance dell’impresa dal luogo fisico in cui le persone lavorano.
La posizione della Commissione europea
La Commissione si difende sostenendo che la proposta non modificherà le normative nazionali sul lavoro e sulla protezione sociale. Ma mancano le clausole vincolanti che impediscano alle imprese di sfruttare la scelta della sede legale per eludere i vincoli.
Le falle della norma verranno sfruttate da datori di lavoro senza scrupoli. Allo stato attuale, la legge «Eu inc» consentirebbe a un’azienda con sede e operatività in Italia di registrarsi in Bulgaria – dove il salario minimo è il più basso dell’Unione – e di assumere il personale a condizioni peggiorative.
Il confronto tra sindacati e istituzioni
I sindacati europei hanno iniziato a suonare l’allarme. La sinistra europea, al contrario, pare non accorgersi di nulla: troppo occupata, a quanto pare, a reggere il moccolo a Ursula von der Leyen. Il negoziato per trovare un accordo tra Parlamento europeo e Stati rimarrà aperto fino alla fine del 2026. Molto dipenderà dalle norme definitive che regoleranno il rapporto tra il Paese di registrazione scelto dall’azienda e gli Stati in cui il personale lavora.
L’esito del confronto dirà se «Eu inc» si rivelerà un semplice strumento di semplificazione del diritto societario transfrontaliero o un terremoto nei rapporti tra imprese, dipendenti e sistemi normativi nazionali. Senza profonde correzioni del testo, si preannuncia una stagione grama per i lavoratori europei e per quelli italiani in primis.
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