Mario Calabresi, candidato alla corsa per Palazzo Marino
Mario Calabresi (Ansa)

Anna Scavuzzo rompe gli indugi e si mette ufficialmente in fila per Palazzo Marino. «Non è cambiato nulla», dice il vicesindsco al Tg3 Lombardia dopo l’accelerazione di Mario Calabresi. Poi, alla domanda se parteciperebbe alle primarie, la risposta è netta: «Sì». E quando le chiedono se siano davvero la strada per scegliere il candidato del centrosinistra, aggiunge: «Mi sembra che in questo momento l’alternativa non metta d’accordo nessuno».

Scavuzzo e Majorino sfidano Calabresi

L’effetto domino è partito. Nel Pd si dà ormai per probabile che anche Pierfrancesco Majorino sciolga a breve la riserva e ufficializzi la sua corsa. E intanto Calabresi, dopo aver lasciato Be Water, Chora e Will Media, resta il nome che ha rimesso tutti in movimento senza aver ancora pronunciato il suo «mi candido».

Nel frattempo il sindaco Beppe Sala prova a tenere insieme le due strade: prima cercare un candidato condiviso, poi, se la sintesi fallisce, andare ai gazebo. Ma con Scavuzzo in campo e Majorino pronto a seguirla, la soluzione unitaria diventa più difficile. Elly Schlein continua a frenare sui nomi e insiste sul programma, mentre Alessandro Capelli e Silvia Roggiani devono tenere insieme anime diverse.

La sfida tra riformisti e sinistra

Calabresi piace ai riformisti e ai centristi. Mentre Majorino ha il radicamento più forte nell’area progressista. Allo stesso tempo Scavuzzo può rivendicare dieci anni di amministrazione. Poi ci sono Lorenzo Pacini, Emmanuel Conte, Tommaso Goisis e Carlotta Cossutta.

Pacini, parlando alla Dire, ha scelto il sarcasmo. «Calabresi? Non male il nome. Però c’è un candidato che preferisco, cioè me stesso». Poi il punto politico: «Se vuole fare il sindaco si confronterà alle primarie come tutti noi». Per lui il confronto deve servire a costruire «un programma di sinistra».

Milano e la partita nazionale del Pd

Su Milano pesa anche l’incrocio con le Politiche. Schlein sa che al prossimo voto nazionale si misurerà anche la tenuta della sua segreteria (rischia il posto in pratica) e, se le due scadenze dovessero avvicinarsi, le candidature per il Parlamento entrerebbero direttamente nella partita comunale. Qualcuno potrebbe rinunciare ai gazebo per puntare su Roma, altri usare Milano come leva negli equilibri interni. Nei corridoi dem si ragiona anche sulle possibili ambizioni nazionali di consiglieri regionali e comunali: Palazzo Marino e Parlamento rischiano così di diventare due tavoli della stessa trattativa.

Qualcosa si muove anche sul metodo. I «saggi» incaricati di aggiornare la Carta di Milano si sono già riuniti e la prossima settimana i partiti dovrebbero vedersi alla Camera del Lavoro. Il tavolo dovrà affrontare perimetro della coalizione e primarie. Il M5S chiede discontinuità da Sala, mentre Avs vuole prima programma e alleanza. L’area riformista di Carlo Calenda continua a spingere su Calabresi.

Programma, San Siro e futuro di Milano

Ed è proprio il programma il terreno sul quale emergeranno le differenze vere. Scavuzzo parte con il vantaggio, ma anche con il peso, di essere la vicesindaca uscente. Dovrà spiegare dove proseguire sulla linea Sala e dove cambiare. La mobilità sarà uno dei primi dossier, dalla prospettiva della M6 al rapporto tra centro e hinterland. Poi San Siro, sul quale chi aspira a Palazzo Marino dovrà dire se considera chiusa la partita o se intende riaprirla. Casa, urbanistica, sicurezza e data center completeranno un’agenda sulla quale, per ora, Calabresi non ha ancora detto la sua.

In questi giorni parte anche la Festa dell’Unità di Milano al Corvetto, dove sfileranno dirigenti e possibili candidati. Sarà il primo vero palcoscenico della corsa e il luogo in cui il Pd dovrà spiegare se vuole davvero le primarie. Dall’altra parte il centrodestra cerca ancora il proprio nome. Gabriele Albertini ha riassunto il problema senza troppi giri di parole: «Se la destra non si scuote, a Milano la partita è persa». Nel centrosinistra il problema è che ci sono troppi candidati. Nel centrodestra, per ora, capire da dove iniziare».

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