Secondo indiscrezioni sempre più insistenti che filtrano dal Nazareno, Elly Schlein sarebbe pronta a un vero e proprio colpo di mano: rendere carta straccia lo statuto del Partito democratico per allungarsi il mandato di segretaria a tempo indeterminato. La scusa pronta per l’uso? L’assenza dei tempi tecnici per la macchina congressuale e la troppa prossimità alla scadenza elettorale, motivi che renderebbero inopportuna una conta interna sul prossimo segretario del Pd.
Fortuna che non si è arrivati a citare la guerra in Ucraina, come fatto da Zelensky a Kiev per congelare le elezioni, anche se l’esito procedurale, con i dovuti distinguo, rischia di figurare come un brutto strappo.
Se le voci dovessero trovare conferma ufficiale, la vicenda dovrebbe far sobbalzare sulla sedia chiunque abbia a cuore il rispetto delle regole democratiche e le procedure di partito, a partire dagli stessi militanti dem che vedrebbero degradare il termine «democratico» da sostantivo a mero aggettivo ornamentale.
Statuto Pd, il mandato scade a febbraio 2027: il congresso dovrebbe partire proprio ora
Colpisce, in questo quadro, il silenzio assordante della dirigenza: nessuna smentita ufficiale, nessun chiarimento di fronte a una potenziale forzatura. I conti, del resto, sono semplici. Il mandato di Schlein scade a febbraio 2027, essendo stata eletta con le primarie del febbraio 2023.
L’articolo 8, comma 1, dello Statuto recita testualmente: «I mandati di segretario nazionale del Partito e di componente della Assemblea nazionale durano quattro anni». Il comma 2 aggiunge: «Il presidente dell’Assemblea nazionale indice l’elezione dell’Assemblea e del segretario nazionale sei mesi prima della scadenza del mandato del segretario in carica».
Tradotto in soldoni: l’iter congressuale per l’elezione del nuovo inquilino/a del Nazareno dovrebbe prendere il via proprio in queste settimane.
E invece nulla di tutto questo avverrà, sostituito dalla scelta di rinviare l’elezione del nuovo segretario a data da destinarsi. Un partito che smentisce le proprie scadenze staturarie – specie quella fondamentale sulla durata degli organi direttivi – smette nei fatti di operare da soggetto democratico.Le conseguenze politiche di questa manovra si muovono su due livelli.
Liste elettorali e leadership congelata: così Schlein potrebbe rafforzare il suo controllo sul partito
La prima conseguenza è tutta interna: il rinvio congelerebbe la leadership garantendo a Elly Schlein mano libera nella compilazione delle prossime liste elettorali, estendendo la sua influenza sui cinque anni successivi alla scadenza del suo mandato.
Qualora in futuro dovesse subentrare un nuovo segretario, si ritroverebbe a gestire gruppi parlamentari scelti integralmente dalla gestione precedente. La seconda conseguenza colpisce direttamente la credibilità politica e istituzionale del Pd.
Con quale autorevolezza può infatti candidarsi al governo del Paese chi applica una tale disinvoltura verso le proprie regole interne? Diventa difficile sollevare obiezioni sul presunto deficit democratico della destra italiana quando i primi a ignorare le garanzie statutarie si trovano dentro casa.
Questa vicenda paradossale si inserisce in un quadro di profonda confusione strategica che caratterizza l’intero campo largo. Nei giorni scorsi, l’ex giovane rampante Roberto Speranza ha pensato di sbloccare l’impasse della coalizione proponendo di evitare le primarie indicando come leader della coalizione un diciottenne o un vecchio partigiano.
Campo largo nel caos: Speranza e Bonelli evocano un diciottenne o un partigiano per la leadership
Subito seguito dal co-leader di Avs, Angelo Bonelli, che, richiamandosi ai valori della Resistenza, ha proposto pure lui un partigiano. Proposte che riportano alla memoria il film Benvenuto Presidente! in cui i partiti, divisi e incapaci di accordarsi su chi eleggere al Quirinale, votano per scommessa «Giuseppe Garibaldi», scoprendo solo dopo che un cittadino con quel nome esisteva davvero.
Ma se sul grande schermo la commedia funziona, la realtà del centrosinistra rischia di superare la finzione: con queste premesse metodologie e tattiche, l’ipotesi di essere un’alternativa al governo attuale appare quanto mai remota.
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