I registi italiani si autoinfliggono la condanna a essere tragici

Una disgrazia dopo l’altra, parafrasando il titolo dell’ultimo film di Paul Thomas Anderson premiato quest’anno con sei premi Oscar.

L’estranea di Paolo Strippoli e il record di tragedie al Lido

Qui al Lido il winner per il record di tragedie familiari è L’estranea di Paolo Strippoli, presentato ieri, terzo film italiano in concorso (produttori Propaganda Italia, l’immancabile Rai Cinema, Dinamo Film, Kazak Productions e Tarantula). Pensate una possibile sciagura e in questo esercizio estetico e di recitazione che sarà spacciato per cinema d’autore, la troverete. Oltre a quello del regista, da tenere a mente anche il nome di Salvatore De Chirico, co-sceneggiatore.

È vero, la Mostra di Venezia in realtà si chiama Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (con le maiuscole). È una rassegna artistica, di ricerca, e che ci porta in territori inesplorati. Perfetto. Tuttavia, vien da chiedersi perché, in particolare per l’Italcinema, questi territori siano immancabilmente tormentati, cupissimi, affliggenti. Non sono così le opere dei cineasti stranieri, dove pure i drammi non mancano.

Come nel bellissimo Wild horse nine di Martin McDonagh che corre con la grazia dell’ironia nelle vite di due strani agenti della Cia nel Cile del 1973. O in Look back, del giapponese Irokazu Koreeda, che racconta di due adolescenti che sognano di diventare creatrici di manga e stanno per riuscirci entrambe, quando… E figurarsi se possono mancare in 15/18 A place to heal, di Cédric Kahn, ambientato in un reparto psichiatrico per adolescenti, ma qui lo si sa in partenza e, comunque sia, c’è sempre un elemento di speranza.

The Echo Chamber di Andrea Pallaoro e l’estetica della sofferenza

Negli autori italiani no, il domino di sventure è inappellabile. Fatto salvo Succederà questa notte di Nanni Moretti, dove pure una buona dose di travagli si frappone all’amore tra Jasmine Trinca e Louis Garrel, gli altri due film in gara visti finora sono un campionario di maledizioni. Claustrofobici e ultra-pessimisti.

In The echo chamber di Andrea Pallaoro, ispirato dall’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci, il protagonista (alter ego dello stesso regista, all’epoca in sedia a rotelle) è un produttore musicale afflitto da un’ernia e dalla dipendenza dalla cocaina.

A interpretarlo è Luca Marinelli, già tormentato (per sua rivelazione) Benito Mussolini nella serie di Sky tratta da Antonio Scurati, che invece qui, sebbene abbia bisogno di una fisioterapista che lo rifornisca di antidolorifici per riuscire a lavorare, si riconosce pienamente nel personaggio: «Se avessi la possibilità di vivere un’altra vita, mi piacerebbe fare il musicista». Il paradosso finale è che, a causa di un evento imprevedibile, il dolore cesserà, ma lui non sarà più lui.

La spirale di sventure ne «L’estranea» e il patto scellerato

Afflizioni e drammi sono elevati all’ennesima potenza nell’opera di Strippoli. Una madre, ancora Jasmine Trinca, si presenta all’improvviso nella casa romana della figlia (Romana Maggiora Vergano) per rivelarle un segreto che la riguarda.

La sua è una famiglia felice e benestante: il papà (Adriano Giannini) è un imprenditore stimato, la madre una donna invidiata, lei e il fratello promettono grandi successi nel mondo della tv e del cinema e nel calcio. L’incantesimo s’infrange in un radioso pomeriggio d’estate quando, durante una festa in giardino, uno dei cani aggredisce la bimba, fresca di scrittura per una prestigiosa campagna pubblicitaria. Per evitare che i sogni crollino come un castello di carte, la madre stringe un patto con una misteriosa donna (Valeria Bruni Tedeschi) che la avvicina nella cappella dell’ospedale dove alla figlia sta per essere amputata una gamba.

Da quel momento, la catena di sciagure non risparmia nessuno: il fratello diventa bulimico, l’azienda del marito finisce in mano agli strozzini, poi l’alcolismo, un tentato suicidio, un incidente fatale. Chi è l’estranea del patto scellerato? Chi vuol fare una full immersion nelle tragedie avrà materia abbondante dall’8 ottobre, giorno di uscita del film.

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