Per carità, il fine sulla carta è anche nobile. Ma non giustifica in alcun modo i mezzi. Anche perché, come spesso accade, con cattivi mezzi si arriva soltanto a cattivi fini. L’idea sarebbe quella di contrastare la esondante violenza giovanile (che esiste eccome e che va affrontata senza ombra di dubbio) tramite il monitoraggio obbligatorio e costante di psicologi nelle scuole.
Due ore a settimana per classe, per tutti. «La prevenzione deve entrare stabilmente nella scuola, costruendo intorno ai ragazzi una rete concreta di ascolto, supporto e protezione. Quella rete che, evidentemente, oggi manca», dice Armando Siri, promotore per conto della Lega di una proposta di legge che ha per prima firmataria Giorgia Latini.
Siri ha spiegato che «per garantire il servizio è previsto l’inserimento progressivo di 18.000 docenti psicoterapeuti, a partire dalle scuole secondarie superiori, per estendere successivamente il modello alle scuole medie e primarie. L’obiettivo è fornire agli studenti strumenti per la gestione delle emozioni, prevenire le situazioni di disagio e sviluppare competenze psicologiche che possano accompagnarli nel loro percorso di crescita».
I costi e il finanziamento della proposta
Ci sarebbe anche una previsione dei costi: «Per sostenere economicamente l’intervento proponiamo un prelievo di scopo, attraverso un’addizionale Ires dello 0,65% sulle grandi società di capitali con un fatturato annuo superiore a 100 milioni di euro. In questo modo i grandi attori economici nazionali potranno contribuire direttamente e in maniera vincolata alla tutela delle nuove generazioni, che rappresentano il futuro del Paese. È un contributo che vuole arricchire il grande lavoro che il ministero dell’Istruzione e del Merito sta già portando avanti per la scuola italiana».
Il ruolo della famiglia nell’educazione
Come dicevamo, il fine è nobile. È tuttavia l’impostazione culturale a lasciare sinceramente perplessi, soprattutto se a proporla è un partito che si colloca a destra e che ha fatto della libertà uno dei suoi pilastri fondativi. Il fatto è che la gestione delle emozioni e il sostegno nel percorso di crescita sarebbero competenza delle famiglie, non di professionisti della psiche selezionati sulla base di criteri che sono tutti da individuare (psicologi è un termine decisamente generico). Per quale motivo ragazzini e perfino bambini delle elementari dovrebbero essere sottoposti a una sorta di sorveglianza psicologica? Non bastano già i numerosi progetti di educazione affettiva che affollano la scuola pubblica?
La proposta e la libertà educativa
La Lega si è giustamente battuta per la famiglia nel bosco, per la libertà educativa e contro l’intromissione occhiuta dello Stato nelle vite dei singoli. Perché allora uscirsene adesso con una legge che di fatto propone la medicalizzazione dell’infanzia e della adolescenza? Si obietterà che oggi molte famiglie non sono in grado di offrire ai figli adeguati strumenti per affrontare il presente. Bene, può essere.
Ma allora si lavori per aiutare le famiglie, si organizzino percorsi formativi gratuiti e momenti di confronto rivolti ai genitori, che si suppone siano maggiorenni e in grado di comprendere i messaggi che vengono loro rivolti. Intendiamoci: la terapia non è un male in sé, anzi può essere estremamente utile in più di un caso, specie per fronteggiare fragilità e problemi che oggi sono estremamente diffusi. Ma rivolgersi a uno specialista deve essere, appunto, una scelta della famiglia, che individuerà alla bisogna la figura più adatta e competente.
Il rischio di patologizzare il disagio
Tocca poi considerare che oggi le scuole abbondano di allievi cosiddetti «certificati», a cui è stato riconosciuto questo o quel disturbo che li indirizza su un percorso differente rispetto ai compagni. Perché introdurre ulteriori forme di controllo? Sembra quasi che si voglia patologizzare una intera generazione, che le difficoltà fisiologiche dell’adolescenza vengano ridotte a disturbo. E, contemporaneamente, che si intenda cristallizzare tramite norma l’inadeguatezza genitoriale. La realtà è che adolescenti e bambini meritano di essere seguiti, ma hanno molte più risorse di quelle che normalmente si attribuiscono loro.
E lo stesso vale per i genitori. Se così non fosse tanto varrebbe assumere una pletora di assistenti sociali. Non è dunque una questione di costi (anche se i 960 milioni sono una cifra astronomica), bensì di visione del mondo. Detto senza mezzi termini: in questi anni le forze progressiste non hanno fatto altro che proporre strumenti di monitoraggio e profilazione intellettuale di giovani e adulti. Hanno cercato di modificare il linguaggio e i comportamenti degli italiani sulla base di costruzioni artificiali e stravaganti utopie. Che senso ha incamminarsi, sebbene con altri toni e altro garbo, sullo stesso sentiero?
Equilibrio e serenità sono obiettivi fondamentali per ogni persona, fin dall’infanzia. Ma è compito e dovere delle famiglie sostenere i figli nel percorso di costruzione dell’identità e nella crescita. Tutto il resto, se imposto, non è aiuto: è indebita interferenza.
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