Una bambina con lo zaino nella mensa scolastica durante la pausa pranzo
Immagine di repertorio: una bambina in una mensa scolastica (iStock)

È bastato un debito irrisorio perché una bambina di una scuola di Taranto venisse esclusa dalla mensa. Mentre i compagni si preparavano a mangiare, lei ha dovuto lasciare l’istituto. La vicenda riguarda il Comune guidato dal sindaco Piero Bitetti, eletto nel 2025 con una coalizione di centrosinistra sostenuta dal Partito democratico e da Alleanza Verdi e Sinistra. E che solleva una questione: che cosa c’entra una bambina con il presunto mancato pagamento di una retta da parte dei genitori?

La diffida del padre e la richiesta di riammissione

A denunciare l’episodio è stato l’avvocato Fabrizio Del Vecchio, che assiste il padre della piccola. Il 2 novembre l’uomo è stato contattato dall’Istituto comprensivo Viola di via Acton, che gli ha comunicato il mancato arrivo del pasto per la figlia. È stato quindi costretto ad andare a prenderla. Nella diffida inviata via Pec al Comune, il legale parla di «grave discredito» subito dalla minore agli occhi dei compagni e l’«impossibilità di poter mangiare con i propri compagni». La richiesta è di riammetterla al servizio entro 24 ore.

La replica dell’assessora alla Pubblica istruzione, Maria Lucia Simeone, difende la procedura sul piano amministrativo. «Siamo di fronte a un episodio spiacevole e faremo ulteriori approfondimenti, ma va detto che alla bambina non è stato sottratto il diritto del pasto davanti ai suoi compagni», dichiara.

Secondo il Comune, il referente scolastico della mensa aveva già avvisato la famiglia della morosità, così da consentire il prelievo della piccola prima della pausa. «La direzione Pubblica istruzione, già lo scorso 15 aprile, aveva comunicato alla famiglia l’esistenza di un debito, inoltre visibile attraverso la piattaforma di iscrizione e di prenotazione dei pasti».

Il Comune parla di 38 euro di arretrati, il padre di 12

L’assessora sostiene che la bambina abbia «usufruito del servizio mensa gratuitamente per diversi mesi», mentre la famiglia accumulava 38 euro di arretrati, superando la soglia di 30 euro fissata dal regolamento. «Regolamento che non può essere disatteso per rispetto delle norme e per equità nei confronti delle altre famiglie che pagano regolarmente il servizio», aggiunge Simeone. E assicura: «Sanata la morosità, in ogni caso la bambina potrà riprendere tranquillamente il servizio e già da lunedì incontreremo i genitori per definire le procedure».

La versione del padre è però diversa. Nella diffida, Del Vecchio sostiene che il genitore non fosse mai stato informato della morosità e che il debito fosse di circa 12 euro, non 38. «Nessuna morosità è mai stata palesata al mio cliente, che senza alcun problema avrebbe provveduto a sanarla», scrive il legale. Una discrepanza che dovrà essere chiarita.

Ma il punto sollevato dalla famiglia va oltre la cifra. «Pur restando fermo il legittimo diritto del Comune di avviare le ordinarie procedure di recupero crediti nei confronti dei genitori legalmente responsabili, è totalmente illegittimo rivalersi sul minore sospendendo l’erogazione del pasto», si legge nella diffida. Il Comune può recuperare le somme con solleciti, ingiunzioni e riscossione coattiva. A rispondere del debito, secondo il legale, dovrebbe essere il genitore e non la figlia.

La mensa e il diritto all’istruzione

C’è poi la questione del tempo pieno. La scuola frequentata dalla bambina resta aperta dalle 8 alle 16 e, secondo la giurisprudenza amministrativa richiamata dall’avvocato, la mensa non è un servizio accessorio, ma «un momento essenziale e integrante del percorso formativo».

Il legale cita una sentenza del Tar Puglia e una del Consiglio di Stato e sostiene che interrompere il pasto leda la dignità e il diritto all’istruzione della minore. Il Comune di centrosinistra richiama il regolamento e l’equità verso chi paga. Ma la famiglia contesta che a subire le conseguenze del debito sia stata proprio la bambina. E il padre aggiunge: «Da quanto ho capito, è un modus operandi degli uffici comunali della scuola».

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