Scuola italiana, secondo lo studio di Carlo Cottarelli gli organici degli insegnanti sono cresciuti mentre il numero degli studenti è diminuito
I tagli agli organici della scuola previsti dalla manovra riaccendono lo scontro con i sindacati, mentre i dati mostrano un aumento degli insegnanti nonostante il calo degli studenti (Getty Images)

Tra le tante anomalie italiane ce n’è una che mi colpisce: più diminuiscono gli studenti, più aumentano gli insegnanti. Lo documenta un recente studio dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’università Cattolica, un istituto di ricerca guidato da Carlo Cottarelli, ex direttore del Fondo monetario internazionale e già senatore del Partito democratico. In dieci anni, vale a dire fra il 2015 e il 2024, i professori sono passati da 834.000 a poco meno di un milione, con un tasso di crescita del 16%. Al contrario, gli alunni sono scesi da quasi 8 milioni a 7.

Vi state chiedendo come sia possibile che a fronte del calo di iscritti alla scuola pubblica aumenti sensibilmente il numero dei docenti? Beh, se lo devono essere chiesti anche al ministero dell’Istruzione, che infatti con la nuova manovra finanziaria ha deciso di darci un taglio, riducendo il personale previsto di qualche migliaio di unità. Apriti cielo: il sindacato prima ancora che la finanziaria sia approvata, è già sul piede di guerra e parla di drammatici tagli all’istruzione.

I 7.000 posti in meno e la protesta dei sindacati

In realtà, la nuova legge di bilancio prevede nel 2027 circa 5.000 docenti in meno, a cui si aggiunge una riduzione di 2.000 posti per impiegati e personale ausiliario, ovvero i classici bidelli. In totale, fanno 7.000 figure in meno, ma nessun licenziamento, dato che semplicemente chi andrà in pensione non sarà sostituito. Se si considera che fra professori di ruolo, supplenti e insegnanti di sostegno in tutta Italia siamo a quota 969.000, a cui si aggiungono 210-220.000 impiegati e tecnici, il taglio denunciato dai sindacati è all’incirca dello 0,6%. E se anche si aggiungono le riduzioni fatte nel 2026, siamo appena sopra l’1 per cento. A fronte tuttavia di un calo costante degli studenti, che – come detto – nell’ultimo decennio è stato del 10% e ha visto sparire 750.000 iscritti.

Il rapporto stilato dal centro studi diretto da Cottarelli, tuttavia, delinea per il futuro previsioni ancor più allarmanti. Infatti, nel prossimo decennio, per effetto del calo delle nascite, la scuola avrà sempre meno studenti. Negli istituti secondari di primo grado gli iscritti scenderebbero del 25% e in quella dell’infanzia del 13%.

La previsione: 200.000 addetti in eccesso

Lo studio dell’osservatorio della Cattolica spiega: «Se si volesse mantenere costante il rapporto studenti/insegnanti del 2024, il numero di docenti dovrebbe diminuire a un tasso pari a quello, sopra riportato, degli studenti». In pratica, per conservare gli attuali parametri, si dovrebbero tagliare gli organici del 25% e del 13%. La ricerca ci fa capire infatti che il taglio di 5.000 professori e 2.000 tra bidelli e segretarie è acqua fresca, perché se volessimo davvero fare i conti con la realtà dovremmo rinunciare ad almeno 200.000 persone oggi impiegate nella scuola.

Del resto, già oggi il confronto internazionale ci fa capire che siamo un’anomalia e non certo virtuosa. Infatti, basta verificare qual è il rapporto tra studenti e insegnanti negli altri Paesi dell’Unione europea, per scoprire che in Italia è inferiore alla media ed è in continuo calo. Mentre altrove, nella scuola primaria, le classi hanno tra i 20 e i 15 alunni, noi superiamo a malapena i 10, con il terzo valore più basso su 23 Paesi, battuti solo da Lussemburgo e Norvegia. Nella scuola secondaria inferiore saliamo un po’, ma sempre al di sotto della media europea.

Il nodo degli insegnanti di sostegno

Vi state chiedendo perché abbiamo più professori di altri Paesi? Io una risposta me la sono data: per anni il sindacato ha gonfiato gli organici, perché più docenti significa più iscritti. Fra l’altro, spesso si tratta di insegnanti di sostegno, che in dieci anni sono aumentati, fino a diventare quasi un quinto del totale.

Davvero c’è la necessità di quasi 130.000 educatori di sostegno? Oppure anche questa è una conseguenza dell’immigrazione forsennata? Perché delle due l’una: o mentre diminuiscono gli studenti in classe aumentano i disabili (secondo il ministero da 223.000 alunni con handicap registrati nel 2015 si è passati ai 357.000 attuali), oppure nelle scuole abbiamo un numero di stranieri che non parlano l’italiano e hanno bisogno di maestri e maestre che li aiutino.

Dunque, non solo, come abbiamo ricordato di recente, lo Stato mantiene un milione di cosiddetti profughi, ma paga pure decine di migliaia di insegnanti in più di quelli che sarebbero necessari. E dopo aver fatto il pieno di tessere, il sindacato protesta perché gli stipendi sono bassi e non ci sono soldi per l’istruzione. Una presa in giro che meriterebbe una pernacchia da parte di chi alla scuola tiene davvero e sale in cattedra per passione.

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