Centro sociale Spin Time
Il centro sociale Spin Time (Getty Images)

«Che fine faranno gli abitanti di Spin Time? A Roma la protesta contro lo sgombero». È questo uno dei titoli principali, ma gli altri viaggiano più o meno sullo stesso tenore, di Vd News, società del gruppo Gedi (ex famiglia Agnelli, attraverso Exor, oggi della greca Antenna) che confezione video e contenuti orientati sulla Generazione Z e i Millennial.

«I lavoratori di oltre cento porti vogliono bloccare il traffico marittimo per protestare contro il genocidio in Palestina», si legge nell’apertura di El Salto, quotidiano spagnolo che si occupa di femminismo, ecologia, migrazioni, movimenti sociali da una prospettiva marcatamente progressista.

«Il vero volto di Jordan Bardella», è invece l’ultima inchiesta a tutta home page di Street Press, il giornale on line francese che denuncia le violenza della polizia, racconta la precarietà sociale e difende i diritti queer. «Siamo stati invitati a un vertice dei Paesi più ricchi del mondo. E allora?», recitava invece uno degli articoli più letti di Krytyka Polityczna, la principale rete di intellettuali e attivisti di sinistra in Polonia, che chiosava la provocazione così: «Per la maggior parte dei lavoratori polacchi, la crescita economica non significa nulla perché non ne traggono beneficio. Il successo dell’economia si è trasformato nel fallimento dello Stato».

La rete europea che promuove il giornalismo di sinistra

Potremmo continuare, ma per non tediare preferiamo andare al punto: tutte queste testate on line hanno un filo rosso, oltre a essere esplicitamente orientate a sinistra. Fanno parte di Sphera Network, una rete europea di media indipendenti che promuove un giornalismo transfrontaliero, umano e socialmente impegnato attraverso video reportage, newsletter, podcast, contenuti per i social media.

«Il giornalismo socialmente impegnato», si legge sul sito, «è quel giornalismo che presta particolare attenzione a temi quali: le questioni sociali, l’emergenza climatica, la ricerca dell’identità e le storie di esilio, il futuro delle nostre democrazie. Questi temi animano il nostro continente e ci riguardano tutti». Insomma, il giornalismo socialmente impegnato per Sphera è solo quello di sinistra.

E fin qui parliamo di opinioni, per quanto discutibili. Il punto è un altro, gli amici di Sphera Network per realizzare questa «catena» di media socialmente impegnati a sinistra ricevono fondi europei.

I milioni dati dall’Ue ai media «socialmente impegnati» a sinistra

Lo mette nero su bianco lo stesso sito del network sotto la voce «Finanziamento trasparente» quando dice che Sphera esiste innanzitutto grazie alla DG Connect della Commissione. Si tratta della direzione del governo dell’Unione responsabile di elaborare e attuare le politiche relative al mercato unico digitale, alla sicurezza informatica e all’innovazione tecnologica.

«La DG Connect», si evidenzia, «ci offre la splendida opportunità di testare e sperimentare la rete Sphera a partire dal 2021». Perfetto. Ma quanti soldi ha ricevuto la rete del giornalismo di sinistra che si occupa principalmente di fare inchieste contro la destra e di difendere il diritto all’abitare (nel senso di occupare le case degli altri) e i diritti queer, da Bruxelles?

Una risposta ufficiale ce la dà Margrethe Vestager, l’allora vicepresidente della Commissione che a fine 2024 parlava di 3,9 milioni di euro: «La rete Sphera riunisce dieci partner in tutta Europa», chiariva, «ed è stata selezionata per ricevere un finanziamento nell’ambito del progetto pilota del Parlamento europeo “Una sfera pubblica europea: una nuova offerta di media online per i giovani europei”, che punta ad avvicinare l’Ue ai giovani […]. Dal lancio del progetto nel 2021, l’importo totale del cofinanziamento dell’Ue ammonta a 3,9 milioni di euro». Eravamo a fine 2024. Poi sono arrivati altri 1,66 milioni per un totale che supera abbondantemente i 5,5 milioni di euro.

L’opacità sulla ripartizione dei fondi europei

Appurata la quantità dei fondi, la domanda successiva porta alla ripartizione. Come vengono distribuiti i finanziamenti europei ai partner che comprendono, oltre alle società di contenuti menzionate sopra, anche altri protagonisti dell’informazione on line del Vecchio continente. Ci sono Médianes che svolge un ruolo di consulenza e coordinamento, la greca Popaganda, l’ungherese 444 (lanciata nel 2013 e particolarmente critica con Viktor Orbàn), la belga Europod, l’altra realtà italiana Dinamo e la transalpina Arty Farty.

Beh sulla redistribuzione la faccenda diventa più opaca. Sui canali di informazione dei singoli partner non ci sono grandi informazioni. Fa eccezione StreetPress (che nell’home page oltre a prendersela con Bardella punta ad approfondimenti sulle granate della polizia che mutilano i manifestanti e sull’aggressione degli attivisti di estrema destra contro gli studenti di sinistra ad Aix-en-Provence) che a più riprese cita tra i finanziamenti le risorse della Commissione.

E Vd News? Oltre a difendere lo Spin Time parla degli studenti che in Serbia hanno vinto perché organizzati, di Taranto che adesso grazie alla decisione della Cassazione – che ha chiuso l’Ilva – può tornare a vivere e delle segnalazioni di abusi nelle manifestazioni in Italia. E i finanziamenti europei? Nulla. Ma in compenso c’è una sezione dedicata a Sphera. «Il network», si legge, «focalizzato sulle sfide sociali che toccano i Millennial e la Gen Z europei, concentrandosi su ciò che davvero conta per le nuove generazioni e che rispecchia il nostro tempo». Almeno dire, il tutto visto da una sola angolatura: quella di sinistra. Sarebbe il minimo sindacale.

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