Il costo della vita sale ma l’adeguamento delle pensioni, la cosiddetta perequazione, non sarà piena. Deve infatti fare i conti con le scarse risorse disponibili nel bilancio pubblico e con la politica della Commissione europea poco propensa a concedere maggiore flessibilità sul deficit.
Così volendo finanziare alcune misure della manovra tra cui il fondo pensioni da utilizzare per consentire il pensionamento anticipato a 64 anni (se ne discuterà a gennaio) era inevitabile un giro di vite sulle indicizzazioni. Da questa operazione ci si attendono circa 3,5 miliardi nel triennio.
Nella legge di Bilancio varata mercoledì dal Consiglio dei ministri è previsto un nuovo meccanismo di recupero dell’inflazione per le pensioni che consente la rivalutazione automatica al 100% solo ai trattamenti pensionistici pari o inferiori a quattro volte il minimo Inps, ovvero 611,85 euro. Oltre questa soglia l’indicizzazione diminuisce proporzionalmente al reddito previdenziale sulla base di una griglia di sei scaglioni. Questi sostituiscono il meccanismo a fasce attualmente in vigore. Vediamo il dettaglio.
Il meccanismo a scaglioni della manovra 2027: cosa dicono i dati
Innanzitutto il tasso di inflazione preso a riferimento è quello dell’indice Foi dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati al netto dei tabacchi, del 2,9%. Si tratta di una percentuale ipotetica e il dato definitivo di quest’anno insieme a quello provvisorio per il 2027, verrà comunicato dal ministero dell’Economia a novembre sulla base di una nota Istat. In caso di scostamento si provvede a un conguaglio.
Nel meccanismo a fasce finora in vigore ma che sarà superato dal nuovo, la rivalutazione piena è applicata a tutti i trattamenti fino a un determinato importo oltre il quale diventa parziale. Nel meccanismo a scaglioni previsto dalla manovra economica 2027, la rivalutazione piena è riconosciuta solo ai trattamenti fino a un certo importo mentre quelli di valore superiore sono rivalutati parzialmente per tutto il loro importo.
Con questo sistema di indicizzazione i pensionati ci vanno a perdere. Il Sole 24 Ore ha fatto alcune simulazioni sull’ammontare delle penalizzazioni. I trattamenti fino a 4 volte il minimo, cioè fino a 2.447,40 euro nel 2026 non avranno alcuna differenza rispetto al vecchio sistema a fasce: la rivalutazione sarà piena rispetto all’inflazione stimata del 2,9%.
Quindi un assegno di 2.000 euro diventerà di 2.058 euro. Per chi percepisce una pensione di poco più di 3.000 euro lordi mensili, cioè fino a cinque volte il trattamento minimo, ovvero fino a 3.059,25 euro, la mancata rivalutazione è di circa 7 euro al mese e di 91 euro l’anno. Per una pensione di 3.600 euro lordi al mese (scaglione successivo), ovvero oltre cinque volte il trattamento minimo, la perdita è di circa 36 euro mensili, ovvero 468 euro annui.
Sale infatti a 3.662,64 euro contro i 3.698,71 euro dell’attuale sistema. Guardiamo ora l’ultimo scaglione, ovvero le pensioni oltre sei volte fino a otto volte il trattamento minimo, cioè fino a 4.894,80 euro lordi. Una pensione di 4.800 euro avrà per effetto del nuovo sistema di indicizzazione un aumento a 4.869 euro contro gli attuali 4.924,81 euro. La perdita mensile sarà di 55,21 euro che equivale a 717,73 euro l’anno.
Per le pensioni oltre otto e fino a dieci volte il trattamento minimo, cioè fino a 6.118,50 euro il cambiamento con il meccanismo previsto dalla manovra economica è questo: un trattamento di 6.000 euro aumenterà con la nuova indicizzazione dell’1,16% e l’importo passerà a 6.069,60 euro contro i 6.150,91 euro dell’attuale sistema. La perdita è di 81,31 euro mensili e di 1.057 euro l’anno. Per l’ultima fascia oltre dieci volte il trattamento minimo, una pensione di 8.000 euro diventerà di 8.081,20 euro invece di 8.194,41 euro con una riduzione mensile di 113,21 euro.
La rivalutazione scaglione per scaglione
Quindi con il nuovo sistema di indicizzazione la rivalutazione viene fissata al 90% per i trattamenti pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo, al 60% per le pensioni superiori a cinque volte e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo. La rivalutazione è al 50% per i trattamenti superiori a sei volte e pari o inferiori a otto volte il minimo; al 40% per i trattamenti superiori a otto volte e pari o inferiori a dieci volte il minimo; al 35% se l’ammontare dell’assegno previdenziale è superiore a dieci volte il minimo.
Chi supera di poco uno dei cinque tetti, in virtù di una clausola di salvaguardia, non avrà una pensione rivalutata inferiore a chi si trova esattamente sulla soglia.
L’indicizzazione per scaglioni non è una novità di questo governo. Nel 2023 e nel 2024 era stato introdotto un meccanismo identico basato su sei scaglioni ma con aliquote più penalizzanti di quelle introdotte nella manovra 2027. Allora la Corte Costituzionale ha dato il via libera pronunciandosi tre volte. Quindi anche ora non ci dovrebbero essere ostacoli. Diversa sarebbe stata la situazione se il governo avesse potuto contare su maggiori margini di flessibilità concessi da Bruxelles.
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