La Svizzera torna nel radar degli investitori ogni volta che il debito pubblico dell’Eurozona alimenta l’incertezza. La Confederazione ha conti solidi, un debito federale inferiore al 40% del Pil, il freno costituzionale all’indebitamento e una valuta autonoma. Ma la stabilità del Paese non coincide necessariamente con rendimenti interessanti.
«Cercare riparo a Zurigo o a Berna è comprensibile, ma confondere la stabilità di uno Stato con la convenienza automatica di un investimento è un errore ricorrente», osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Oggi l’azionario elvetico offre spunti selettivi, ma la combinazione tra un franco forte e i dazi commerciali statunitensi può pesare su settori chiave come farmaci, lusso e cioccolato, imponendo una rigida selezione tra le società».
Il quadro presenta contrasti anche sul fronte sociale: secondo Ces Ifo, un quarto della classe media non riuscirebbe ad affrontare una spesa imprevista di 2.500 franchi e il 60% dei grandi patrimoni proviene da eredità.
In Borsa, intanto, gli Etf Ubs Msci Switzerland 20/35 e Xtrackers Swiss Large Cap guadagnano rispettivamente il 12,93% e l’11,94% da inizio anno. Vontobel segnala valutazioni dell’indice Spi inferiori alla media decennale, con uno sconto superiore al 15% per le società medio-piccole dello Spi Extra.
Come investire al meglio nei titoli svizzeri
I risultati dei singoli titoli sono però molto diversi. Novartis sale del 21,19% da inizio anno, forte di ricavi trimestrali per 14,5 miliardi di dollari; Roche avanza del 23,93%. Nestlé recupera l’11,38%, sostenuta dal ritorno della crescita dei volumi.
All’opposto, Lindt & Sprüngli perde il 25,72%, mostrando i limiti dei rincari nel mercato del cioccolato. Una divergenza che distingue la tenuta dei singoli titoli dalla stabilità complessiva della Svizzera.
«Lindt ha alzato continuamente i prezzi per difendere i margini dall’impennata del cacao ipotizzando un potere di determinazione illimitato», spiega Salvatore Gaziano di SoldiExpert Scf, «ma i clienti hanno reagito tagliando la domanda, portando a volumi negativi per tre semestri. Quando i rincari superano il limite, nemmeno i marchi premium restano immuni».
Anche Richemont arretra del 3,11% da inizio anno, tra i timori di rallentamento del lusso. Ma il confronto più severo riguarda le obbligazioni: il decennale svizzero rende appena lo 0,50% lordo, contro il 3,30% del Bund e il 4,5% del Btp.
«Puntare sul debito elvetico comporta un costo opportunità annuo tra 2,8 e 3,3 punti percentuali rispetto alle emissioni dell’Eurozona», sintetizza Salvatore Gaziano. «Equivale a comprare una polizza molto cara: per non registrare perdite relative, il franco dovrebbe apprezzarsi di oltre il 3% ogni anno. Ma con una valuta già a premio del 30% a parità di potere d’acquisto e una banca centrale ostile a strappi che soffocherebbero l’export, il rischio di pagare troppo la sicurezza è reale salvo eventuali veramente traumatici per l’euro».
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