Le due emissioni per i risparmiatori raccolgono 16,622 miliardi in cinque giorni, con tassi ritoccati al rialzo. Intanto il rendimento del decennale francese supera il 5% e lo spread con i Bund resta sotto pressione, mentre il mercato guarda ai conti pubblici di Parigi.
La prima doppia emissione di Btp Valore e Btp Valore Insieme si è chiusa il 23 ottobre con 16,622 miliardi di euro raccolti e 560.029 contratti in cinque giornate. Il risultato conferma la capacità del Tesoro di mobilitare il risparmio retail anche in una settimana di forte volatilità sui titoli di Stato europei. Dei 16,6 miliardi complessivi, 12,071 miliardi sono confluiti nel Btp Valore tradizionale, attraverso 385.962 contratti, mentre il nuovo Btp Valore Insieme ha raccolto 4,551 miliardi con 174.067 contratti. La raccolta è rimasta comunque sotto il record di 18,3 miliardi registrato dalla terza emissione della famiglia «Valore» nel 2024.
Il Mef ha ritoccato al rialzo i tassi definitivi rispetto ai minimi annunciati il 16 ottobre, spiegando la scelta con l’evoluzione delle condizioni di mercato e con l’obiettivo di preservare l’equivalenza finanziaria tra i due strumenti.
Btp Valore, cedole fino al 4,75%
Il Btp Valore, con scadenza 27 ottobre 2031 e struttura step-up 2+2+1, riconoscerà il 3,75% annuo per il primo e secondo anno, il 4,2% per il terzo e quarto e il 4,75% per il quinto, con cedole trimestrali. La struttura step-up prevede quindi una remunerazione a tassi cedolari crescenti, suddivisa in tre fasi temporali nel corso della durata quinquennale del titolo.
Il Btp Valore Insieme concentra invece tutto il rendimento in un’unica cedola finale del 22,70%, pagata insieme al capitale. Su base annua composta, quel 22,70% equivale a circa il 4,18% l’anno, sostanzialmente in linea con il rendimento finanziario del Btp Valore se le cedole vengono reinvestite. I minimi erano del 3,70%, 4,10% e 4,70% per il titolo step-up e del 22,25% per l’Insieme.
Il Tesoro ha quindi riconosciuto qualche punto base in più proprio mentre il mercato obbligazionario europeo prezzava un aumento dei rendimenti. La domanda retail non si è però fermata: l’importo medio per contratto è stato di circa 31.300 euro sul Btp Valore e 26.100 euro sull’Insieme.
L’Italia regge, ma la Francia è sotto pressione
Mentre l’obbligazionario di Stato italiano vive una relativa calma, con lo spread Btp-Bund intorno a 123 punti base, in Europa il debito più in difficoltà ha i colori della bandiera francese. Il differenziale italiano è comunque in salita, ma resta lontano dai 240 punti base toccati nel settembre 2022.
Il confronto con Parigi fotografa una situazione quasi rovesciata rispetto alla narrativa tradizionale sul rischio sovrano dell’area euro. Il rendimento dell’Oat decennale francese ha toccato il 22 ottobre il 5,1415%, massimo dal luglio 2002, mentre lo spread Oat-Bund ha raggiunto il 23 ottobre 169 punti base. Pochi giorni prima era arrivato a 177,7 punti, il livello più ampio dal novembre 2011, nel pieno della crisi del debito sovrano. Nel corso della settimana il differenziale è salito di quasi 28 punti, il rialzo più forte nell’area euro dalla fine di maggio, e nell’arco di un mese è aumentato di 40 punti.
Il dato più simbolico è che il decennale francese tratta intorno al 5%, contro circa il 4,6% del Btp italiano: Parigi paga più di Roma per finanziarsi a dieci anni. Il segnale di mercato è netto: gli investitori chiedono un premio crescente per detenere debito francese, a causa della combinazione di deficit elevato, instabilità politica e difficoltà nel costruire una traiettoria credibile di consolidamento fiscale.
Moody’s conferma il rating, ma resta l’allerta sui conti
Moody’s ha confermato il rating sovrano francese ad Aa3, mantenendo l’outlook negativo. L’agenzia non ha quindi proceduto al declassamento atteso da una parte del mercato, ma ha lasciato aperta la possibilità di un peggioramento del giudizio. S&P e Fitch hanno già portato la Francia ad A+.
Il nodo è politico ma anche fiscale. Secondo l’Insee, l’istituto nazionale francese di statistica, il debito pubblico francese ha raggiunto 3.595,5 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2026, pari al 119% del Pil. La Commissione europea stimava in primavera un deficit al 5,1% del Pil nel 2026 e un debito ancora in aumento. Il governo punta ora a un deficit del 5% nel 2027, ma il Parlamento ha già eliminato alcune misure di risparmio dal bilancio, mentre le proteste sociali complicano il quadro.
Certo, il buon andamento del Btp Valore non indica che il rischio Italia sia scomparso: anche i Btp hanno subito il rialzo globale dei rendimenti e il debito resta molto elevato. Ma il paragone con Parigi in questo periodo appare impietoso. Il Tesoro italiano ha dovuto alzare le cedole per seguire il mercato, ma ha comunque raccolto oltre 16,6 miliardi. La Francia, nello stesso momento, vede lo spread con la Germania tornare ai livelli del 2011 e deve fare i conti con un giudizio sul debito che resta sotto pressione. Insomma, il malato d’Europa oggi non parla certo italiano.
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