Stefano Massini qualche settimana fa aveva fatto discutere con il suo monologo «Bingo Bongo» andato in onda a Piazzapulita su La7. Un testo provocatorio nel tentativo di dimostrare che senza lavoratori immigrati non andrebbe avanti l’Italia. Gli stranieri in effetti sono utili in alcuni casi al nostro tessuto produttivo, ma in altri sono una zavorra e un costo come si legge nel sedicesimo Rapporto del ministero del Lavoro, in particolare alla voce extracomunitari.
Cassa integrazione, oltre 115.000 beneficiari extra Ue
Partiamo dalla cassa integrazione ordinaria, insomma aziende in crisi stabile. «Nel 2025 il numero di beneficiari di trattamenti di integrazione salariale ordinaria con cittadinanza in Paesi non comunitari è stato di 115.129 unità. Essi rappresentano il 18,5% del totale di beneficiari (622.330). La maggior incidenza percentuale è presente nel Nord-Est e nel Centro, con rispettivamente il 23,4% e il 21,7%». E l’analisi dei dati per cittadinanza mostra che «i primi tre Paesi (Albania, Marocco ed Egitto) assommano il 44,8%» dei percettori extra Ue.
Naspi, 515.125 beneficiari stranieri nel 2025
L’indennità di disoccupazione Naspi, entrata in vigore dal 1° maggio 2015, ha invece registrato complessivamente «2.845.005 beneficiari nel 2025, con un minimo incremento rispetto al valore 2024 (+0,4%), dei quali 515.125 con cittadinanza non comunitaria, pari al 18% del totale. Il Marocco, l’Albania, l’Ucraina e il Bangladesh sono i quattro Paesi in cui si concentra il 38% dei beneficiari.
In particolare, è prevalente la componente femminile tra i beneficiari dell’Ucraina (86%) e dell’Albania (55%), a differenza di quelli provenienti dal Marocco dove risulta maggiore la componente maschile (63% vs 37%) e di quelli provenienti dal Bangladesh dove la componente femminile è irrisoria (6%)».
Disoccupazione agricola, il 26,6% dei beneficiari è extra Ue
Veniamo ora alla disoccupazione agricola che nel 2024 ha coinvolto «512.309 persone, di cui il 26,6%, pari a 136.439 unità, con cittadinanza non comunitaria (80,8% uomini e 19,2% donne). Tale percentuale è in lieve crescita rispetto all’anno precedente (25% nel 2023)». Con riferimento alla cittadinanza, «il Marocco, l’Albania e l’India si confermano i tre Paesi in cui si concentra il più alto numero di disoccupati agricoli non comunitari (complessivamente il 48,9% per il 2024)».
Pensioni Inps agli stranieri extra Ue: l’aumento in tre anni
Capitolo pensioni. Gli assegni Ivs (invalidità, vecchiaia, superstiti) erogati dall’Inps «a cittadini non comunitari alla fine del 2025 sono 160.794, pari allo 0,95% del totale delle pensioni dello stesso tipo (16.840.238)». Da notare che «tra il 2023 e 2024 il numero di pensioni erogate a cittadini di nazionalità extra Ue ha avuto un incremento del 18,3% e tra il 2024 e il 2025 del 16,1% e complessivamente, nel triennio, del 37,3%». Sorprende poi che dall’analisi per classi d’età «si nota una netta prevalenza di pensioni erogate a stranieri di nazionalità extra Ue nelle classi d’età più giovani rispetto al complesso delle pensioni vigenti al 31 dicembre 2025. Infatti, mentre nel complesso solo il 3,2% delle pensioni di tipo Ivs è erogato a beneficiari con età inferiore ai 60 anni, tra i cittadini di nazionalità extra Ue tale percentuale arriva al 18,7%». Baby pensionati.
Guardando poi alla cittadinanza «si riscontra che il numero maggiore di pensioni è percepito dai cittadini dell’Ucraina (31.298), seguono quelli dell’Albania (14.754), del Marocco (13.758) e delle Filippine (12.143)». Nell’esaminare, infine, le pensioni Ivs per tipo di prestazione e Paese di cittadinanza si osserva che «in alcuni Paesi prevalgono le pensioni di vecchiaia (Regno Unito, Ucraina e Filippine), in altri le pensioni ai superstiti (Brasile, Repubblica Dominicana e Federazione russa); inoltre si può osservare come in alcuni Paesi le pensioni di invalidità fanno rilevare una percentuale molto più alta della media (Tunisia, Macedonia e India)».
Pensioni assistenziali, 180.781 prestazioni a cittadini extra Ue
Alla fine del 2025 l’Inps ha anche «erogato a cittadini di nazionalità extra Ue 180.781 pensioni assistenziali, pari al 4,1% del totale (4.417.761). Nel Nord-Est le prestazioni assistenziali ai non comunitari costituiscono il 7,7% del totale con un picco in Emilia-Romagna dove si raggiunge una percentuale del 9,3%». Per quanto riguarda la cittadinanza, «le prestazioni assistenziali più numerose si riferiscono ai cittadini dell’Albania (37.509) e del Marocco (26.671); la presenza femminile è molto accentuata per le pensioni erogate a cittadini ucraini, russi e brasiliani».
Nell’osservare, infine, le prestazioni di tipo assistenziale per tipo e Paese di cittadinanza si evidenzia che «in Albania prevalgono pensioni e assegni sociali, nei restanti Paesi sono preponderanti le prestazioni di invalidità civile che costituiscono in media il 65,3% del complesso delle prestazioni assistenziali. È comunque interessante notare che la percentuale di prestazioni assistenziali legate al reddito (pensioni sociali, assegni sociali e pensioni di invalidità civile) erogata a cittadini di nazionalità extra Ue risulta essere complessivamente molto più elevata di quella nazionale (62,4% contro 44,9%)».
Maternità, congedo parentale e assegni familiari
Passiamo al sociale. «Il numero di beneficiarie di indennità di maternità obbligatoria con cittadinanza di un Paese extra Ue nel 2025 è pari a 31.178; su un totale di 274.789 beneficiarie, le extracomunitarie rappresentano una quota dell’11,3%». E «le regioni con maggiore incidenza di lavoratrici di nazionalità extra Ue rispetto al totale regionale sono l’Emilia-Romagna (20,6%), la Liguria (17,4%), la Lombardia (15,5%), la Toscana e il Trentino-Alto Adige (14,5%), mentre quelle in cui l’incidenza è minima sono la Calabria e la Sardegna (2,8%).
Dall’analisi per cittadinanza emerge che delle 31.178 beneficiarie di nazionalità extra Ue il 22,1% proviene dall’Albania, il 9,6% dal Marocco, il 5,2% dall’Ucraina, il 4,6% dalla Moldova e il 4,4% dal Perù. Questi cinque Paesi rappresentano il 45,9% delle lavoratrici di nazionalità extra Ue che nel 2025 hanno beneficiato dell’indennità di maternità obbligatoria».
C’è poi il congedo parentale. «Nel 2025 il numero di beneficiari con cittadinanza in un Paese extra Ue è stato pari a 52.781; su un totale di 454.132 beneficiari, gli stranieri di nazionalità extra Ue rappresentano una quota dell’11,6%». Attenzione. «Per la prima volta nel 2025 il numero di beneficiari di sesso maschile è superiore a quello di sesso femminile, infatti su 52.781 beneficiari dell’indennità di congedo parentale 27.237 sono uomini e 25.544 sono donne.
La quota di donne di nazionalità extra Ue tra le beneficiarie dell’indennità è dell’8,4% mentre per gli uomini è del 18,2%. Dall’analisi per Paese di cittadinanza emerge che il 16,5 % dei beneficiari proviene dal Marocco, il 15,3% dall’Albania, il 6,5% dal Senegal, il 4,4% dal Pakistan e il 4,2% dal Perù. Questi cinque Paesi rappresentano il 46,9% dei lavoratori di nazionalità extra Ue che nel 2025 hanno beneficiato dell’indennità di congedo parentale».
Ultima voce compresa nel report del ministero è quella relativa all’assegno per il nucleo familiare, una «prestazione a sostegno delle famiglie senza figli dei lavoratori dipendenti e dei titolari di prestazione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, che abbiano un reddito complessivo al di sotto delle fasce stabilite ogni anno per legge». In sintesi: 2.954 lavoratori dipendenti extracomunitari, il 6,4% dei beneficiari, e 4.651 pensionati, lo 0,8%. Prevalgono anche qui Albania e Marocco.
Il costo delle prestazioni sociali: la stima di cinque miliardi l’anno
Domanda: tutto questo quanto costa? Il sedicesimo Rapporto del ministero del Lavoro sugli stranieri non dà cifre, però applicando agli stessi numeri le spese medie Inps si ottiene un ordine di grandezza (stime). Naspi: circa 3,2 miliardi di euro, cioè il 18% dei 17,9 miliardi spesi in totale. Cassa integrazione: circa 0,25 miliardi. Pensioni assistenziali: circa 1,3 miliardi per 180.781 prestazioni, il 4,1% del totale.
Maternità, congedo parentale e assegno al nucleo familiare: circa 0,3 miliardi, con una presenza dell’11-12% tra i beneficiari di maternità e congedo. Il totale è di circa 5 miliardi di euro l’anno. Risorse… sì, che spendiamo noi.
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