Bottiglia di bibita analcolica con l’etichetta nutrizionale e il contenuto di zuccheri in evidenza
Una bibita analcolica con l’etichetta nutrizionale in evidenza, nel dibattito sulla sugar tax (iStock)

«La legge di Bilancio rappresenta l’ultima occasione per cancellare l’inutile sugar tax, una misura fiscale che da sette anni viene costantemente rinviata, ma che continua a frenare gli investimenti delle aziende del settore, già pesantemente impattate dai rincari di energia, materie prime e packaging».

Parla chiaro Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, l’associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche in Italia. «In un momento così complicato per imprese e cittadini non è immaginabile dover pensare, nel 2027, a un incremento fiscale del 28% su ogni litro di bibita analcolica.

Serve coraggio per facilitare la competitività, anziché incrinarla. Un nuovo rinvio, per quanto comprensibile e certamente preferibile all’entrata in vigore, non risolverebbe il problema, ma aggiungerebbe ulteriori incertezze e freni agli investimenti».

Senza considerare che il comparto deve fare i conti anche con la plastic tax.

Sugar tax, il rischio di un rinvio di soli sei mesi

Il rischio che Pierini vede è un rischio che nei corridoi delle commissioni parlamentari è un bisbiglio insistente: non solo non ci sarà la cancellazione, ma addirittura lo slittamento potrebbe ridursi a soli sei mesi anziché dodici, col rischio pericolosissimo che, laddove la fine dei sei mesi coincidesse con la fine anticipata della legislatura, la sugar tax entrerebbe in vigore automaticamente e sarebbe il disastro.

Ecco perché la categoria chiede parole chiare a quegli stessi interlocutori invitati a un recente convegno sul tema, dove non erano mancati impegni precisi e l’ammissione — persino da parte dei 5 Stelle, che si batterono per metterla — che il contesto rispetto a quando fu pensata è decisamente cambiato.

Gemmato: «Abbiamo ridotto gli zuccheri senza tassare»

«Nelle analisi effettuate negli Stati in cui è stata introdotta la cosiddetta sugar tax non si è avuta nel complesso una diminuzione dell’assunzione di zuccheri, ma addirittura un aumento degli stessi», sottolinea Marcello Gemmato. Il sottosegretario alla Salute ha rivendicato la riduzione degli zuccheri senza alcuna leva fiscale, ma grazie anche al protocollo biennale rinnovato a luglio tra Assobibe e il ministero. «Abbiamo ottenuto una riduzione degli zuccheri senza tassare».

In effetti, in nessuno dei Paesi che hanno introdotto una sugar tax il tasso di obesità è effettivamente diminuito. In alcuni, come Francia, Paesi Bassi, Romania e Portogallo, è addirittura cresciuto nonostante la tassa fosse già in vigore da anni. Infine, va aggiunto che Danimarca e Norvegia, dopo averla sperimentata, hanno scelto di abrogarla.

Investimenti congelati e costi per le imprese

In Italia siamo invece in un limbo pericoloso — si tratterebbe del nono rinvio. «Siamo in una fase di congiuntura particolarmente complessa», commenta ancora il presidente Giangiacomo Pierini. «Il caro energia e i conseguenti aumenti di materie prime e trasporti sono gli ingredienti di una tempesta perfetta per il mercato, con il rischio di un restringimento del carrello della spesa delle famiglie.

In questa fase di incertezza nessuna azienda pianifica un impianto, assume personale o rivede un listino sulla base di una norma che può tornare operativa a metà del prossimo esercizio. Il risultato pratico è che oltre un miliardo di euro di investimenti resta congelato: non perché manchino le risorse, ma perché manca la certezza del quadro in cui investirle».

Invece i paradossi ci sono tutti, a partire da un nome che dovrebbe penalizzare le bevande con zuccheri e invece si applica anche a quelle con zero zuccheri.

Oltre 70 nuovi adempimenti per le imprese

Ma poi c’è sempre il grande paradosso della burocrazia, se la tassa dovesse entrare in vigore. Il decreto attuativo, pubblicato già nel 2021 e mai attivato, prevede per ogni soggetto obbligato — fabbricante, cedente, importatore — un percorso fatto di denuncia di inizio attività, registrazione presso l’Agenzia delle Dogane, ottenimento di un codice identificativo, tenuta di prospetti riepilogativi e invio di una dichiarazione mensile per ogni mese solare.

Assobibe ha quantificato l’impatto in oltre 70 procedure aziendali aggiuntive, con un aggravio di costi stimato tra i 25.000 e i 90.000 euro per le piccole e medie imprese, quelle che da sole rappresentano il 64% degli associati.

Una tassa pensata per scoraggiare il consumo di zucchero finisce per generare, prima ancora di incassare un euro, un costosissimo apparato di adempimenti o, per dirla con Pierini, «la folle burocrazia sovietica prevista nel decreto. Per questo chiediamo al governo Meloni il coraggio di mettere una croce su questa tassa ideologica e inutile. O di congelarla per dodici mesi».

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