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Giorgia Meloni al Consiglio Europeo (Ansa)

Flessibilità ed Ets. Questi i nodi più importanti da sciogliere al Consiglio europeo in corso ieri e oggi, ma già appare chiaro che per entrambe le questioni sarà difficile arrivare a una conclusione soddisfacente. A chiedere flessibilità di bilancio sono soprattutto Italia e Grecia, avendo esplicitato la loro richiesta via lettera, ma non sarebbero sole.

Tanto che, seppur resta improbabile una deroga generalizzata, sembrerebbe che la Commissione europea sia disposta ad approfondire la questione e starebbe valutandole possibili azioni. Azioni che saranno messe in campo «tenendo conto della situazione specifica di ciascun Stato membro». Tradotto: nessuna esenzione automatica.

Nel dettaglio fonti europee fanno sapere che non si potrà adottare lo stesso approccio per un Paese che si trova vicino a una procedura per disavanzo eccessivo e per uno che, al contrario, registra un avanzo di bilancio. In sostanza, esiste una cornice di riferimento, ma l’applicazione concreta dipende dalla situazione del singolo Stato membro; diversamente, si rischierebbe un effetto controproducente.

Giorgia Meloni ha posto il tema della flessibilità nel corso del dibattito sulla crisi energetica tra i 27, raccogliendo l’appoggio del suo omologo greco Kyriakos Mitsotakis. Ad ogni modo, la decisione come al solito è rimandata perché l’argomento flessibilità, come ogni argomento spinoso in Europa, si discuterà un’altra volta.

Caro energia, i 27 concordano sulla crisi ma rinviano le decisioni

È sull’energia che si sono spesi la maggioranza degli Stati membri. I leader avrebbero raggiunto una «visione comune» su diversi punti. I capi di Stato e di governo hanno concordato che «la situazione di instabilità in Medio Oriente sta avendo un impatto significativo sui prezzi di petrolio e gas.

Ciò si ripercuote direttamente sulle famiglie, sulle imprese e sull’economia europea. L’inverno imminente comporterà un’ulteriore pressione. Gli obiettivi a lungo termine dell’Ue rimangono invariati: transizione energetica e autonomia strategica, con la necessità di diversificare le fonti e sviluppare quelle di produzione interna».

Tema centrale la revisione del sistema Ets: non si tratta di una questione nuova, ma il quadro attuale gli ha conferito maggiore urgenza. L’Italia e la Repubblica Ceca hanno chiesto di inserire un nuovo passaggio nelle conclusioni del Consiglio europeo sull’energia per chiedere alla Commissione europea di analizzare l’impatto sociale ed economico dell’Ets2, l’estensione del sistema di scambio di quote di Co2 al trasporto su strada e al riscaldamento degli edifici.

La richiesta di analisi dovrebbe riguardare anche il design dell’Ets2, che sulla carta entrerà in vigore dal 2028, dopo la proroga di un anno decisa dai co-legislatori Ue.

Ets2, Meloni e i Paesi dell’Est chiedono di rinviare il sistema al 2030

Giorgia Meloni ha chiaramente detto che preferirebbe che Ets2 fosse rinviato ancora, e con lei la Repubblica Ceca ma non solo. Grecia, Cipro e gli altri quattro Paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) sarebbero favorevoli a un rinvio dell’entrata in vigore dell’Ets2, che come detto estende il mercato del carbonio a edifici e trasporto su strada, rispetto alla data prevista del 2028.

La revisione del testo, su cui poi sono tornati i leader dopo la discussione sugli squilibri macroeconomici globali, potrebbe includere la richiesta rivolta alla Commissione di effettuare una valutazione d’impatto sul meccanismo.

Nel testo si chiede espressamente alla Commissione europea di «riesaminare l’Ets2» considerando «i possibili impatti sociali ed economici negativi su famiglie e piccole e medie imprese». Viene chiesta anche «particolare attenzione» alla struttura dell’Ets2, «alle tutele previste e alle tempistiche di attuazione, nell’ottica di posticiparne ulteriormente l’entrata in vigore, almeno fino al 2030».

«A nome degli oltre 60 milioni di cittadini dei paesi Visegrad, chiediamo alla Commissione europea di adottare misure concrete per ridurre i prezzi dell’energia elettrica e rivedere il sistema di scambio delle quote di emissione. Non permetteremo che decisioni insensate prese a Bruxelles aumentino ulteriormente i costi degli alloggi, dei trasporti e della vita quotidiana dei nostri cittadini», ha scritto il premier slovacco Robert Fico su X pubblicando le immagini dell’incontro con il polacco Donald Tusk, l’ungherese Péter Magyar , il ceco Andrej Babis.

Scontro sulle emissioni, i Paesi ambientalisti frenano la revisione dell’Ets

Ma appare improbabile che la Commissione possa concedere un’ulteriore deroga. Gli Stati membri più ambientalisti sarebbero contrari a inserire nel testo elementi che possano essere interpretati come un indebolimento dell’Ets. In particolare Finlandia, Svezia e Danimarca in una lettera avevano messo in guardia Bruxelles da questo rischio. Ecco perché sugli Ets per il momento permane lo stallo.

In ogni caso sul fronte energia non sono previste nuove misure con effetto sul breve termine per gli Stati membri. «La soluzione già proposta in questo frangente sono gli aiuti di Stato», spiegano fonti europee.

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